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Autorizzazione unica per la realizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 16 novembre 2020, n. 7052

data: 20.11.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Il divieto di nuove eccezioni e nuove prove in appello, di cui all’art. 104 c.p.a., assume tratti peculiari nel giudizio di ottemperanza, quando sia in contestazione l’esistenza di margini di valutazione in capo all’Amministrazione in fase di attuazione del giudicato.

Nell’ambito del procedimento teso al rilascio dell’autorizzazione unica alla realizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili, ai sensi dell’art. 12, d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, la determinazione conclusiva della conferenza di servizi ha valore di atto istruttorio endoprocedimentale a contenuto consultivo, distinto dal provvedimento di autorizzazione unica che deve essere poi rilasciato dalla Regione.

Ne discende che, nel caso in cui fra il momento della conclusione della conferenza e quello in cui deve essere rilasciata l’autorizzazione unica intervengano sopravvenienze fattuali o normative, di queste l’Amministrazione deve tenere conto ai fini del decidere, in virtù del principio tempus regit actum.

In tale ipotesi, l’allegazione di nuove ragioni ostative non coperte dal giudicato non può considerarsi alla stregua di una nuova eccezione in senso proprio, costituendo una semplice argomentazione difensiva a sostegno della tesi dell’Amministrazione, che può essere anche supportata da nuova documentazione, specie quando la tesi dell’Amministrazione appellante si fondi su asserite sopravvenienze successive al giudicato.

Autorizzazione unica per la realizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 16 novembre 2020, n. 7052

data: 20.11.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Il divieto di nuove eccezioni e nuove prove in appello, di cui all’art. 104 c.p.a., assume tratti peculiari nel giudizio di ottemperanza, quando sia in contestazione l’esistenza di margini di valutazione in capo all’Amministrazione in fase di attuazione del giudicato.

Nell’ambito del procedimento teso al rilascio dell’autorizzazione unica alla realizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili, ai sensi dell’art. 12, d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, la determinazione conclusiva della conferenza di servizi ha valore di atto istruttorio endoprocedimentale a contenuto consultivo, distinto dal provvedimento di autorizzazione unica che deve essere poi rilasciato dalla Regione.

Ne discende che, nel caso in cui fra il momento della conclusione della conferenza e quello in cui deve essere rilasciata l’autorizzazione unica intervengano sopravvenienze fattuali o normative, di queste l’Amministrazione deve tenere conto ai fini del decidere, in virtù del principio tempus regit actum.

In tale ipotesi, l’allegazione di nuove ragioni ostative non coperte dal giudicato non può considerarsi alla stregua di una nuova eccezione in senso proprio, costituendo una semplice argomentazione difensiva a sostegno della tesi dell’Amministrazione, che può essere anche supportata da nuova documentazione, specie quando la tesi dell’Amministrazione appellante si fondi su asserite sopravvenienze successive al giudicato.