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Discrezionalità tecnica esercitata dalla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali

C.G.A., sent. 7 maggio 2021 n. 406

data: 14.05.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

La discrezionalità tecnica esercitata dalla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali è una manifestazione di giudizio consistente in una attività diretta alla valutazione ed all’accertamento dei fatti. Nell’effettuare le valutazioni di propria competenza, l’Amministrazione applica concetti opinabili, con la conseguenza che può ritenersi illegittima solo la valutazione che, con riguardo alla concreta situazione, possa ritenersi manifestamente illogica, vale a dire che non sia nemmeno plausibile, illogica o carente di motivazione e non già una valutazione che, pur opinabile nel merito, sia da considerare comunque ragionevole.

Il ricorso a criteri di valutazione tecnica costituisce infatti un apprezzamento non privo di un certo grado di opinabilità e, in tali situazioni, il sindacato del giudice, essendo un sindacato di legittimità e non di merito, è destinato ad arrestarsi sul limite oltre il quale la stessa opinabilità dell’apprezzamento operato dall’Amministrazione impedisce l’individuazione di un parametro giuridico che consenta di definire quell’apprezzamento illegittimo.

Pertanto, con riferimento agli atti della Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali, essendo questi sindacabili dal giudice amministrativo per vizi di legittimità e non di merito, non è consentito esercitare un controllo intrinseco in ordine alle valutazioni tecniche opinabili, in quanto ciò si tradurrebbe nell’esercizio da parte del giudice di un potere sostitutivo.

La differenza tra giurisdizione di legittimità e giurisdizione di merito è costituita dal fatto che, nel giudizio di legittimità, il giudice agisce “in seconda battuta”, verificando se le valutazioni effettuate dall’organo competente siano viziate da eccesso di potere per manifesta irragionevolezza o da travisamento dei fatti. Nel giudizio di merito, invece, il giudice agisce “in prima battuta”, sostituendosi all’Amministrazione ed effettuando direttamente e nuovamente le valutazioni a questa spettanti.

Discrezionalità tecnica esercitata dalla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali

C.G.A., sent. 7 maggio 2021 n. 406

data: 14.05.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

La discrezionalità tecnica esercitata dalla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali è una manifestazione di giudizio consistente in una attività diretta alla valutazione ed all’accertamento dei fatti. Nell’effettuare le valutazioni di propria competenza, l’Amministrazione applica concetti opinabili, con la conseguenza che può ritenersi illegittima solo la valutazione che, con riguardo alla concreta situazione, possa ritenersi manifestamente illogica, vale a dire che non sia nemmeno plausibile, illogica o carente di motivazione e non già una valutazione che, pur opinabile nel merito, sia da considerare comunque ragionevole.

Il ricorso a criteri di valutazione tecnica costituisce infatti un apprezzamento non privo di un certo grado di opinabilità e, in tali situazioni, il sindacato del giudice, essendo un sindacato di legittimità e non di merito, è destinato ad arrestarsi sul limite oltre il quale la stessa opinabilità dell’apprezzamento operato dall’Amministrazione impedisce l’individuazione di un parametro giuridico che consenta di definire quell’apprezzamento illegittimo.

Pertanto, con riferimento agli atti della Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali, essendo questi sindacabili dal giudice amministrativo per vizi di legittimità e non di merito, non è consentito esercitare un controllo intrinseco in ordine alle valutazioni tecniche opinabili, in quanto ciò si tradurrebbe nell’esercizio da parte del giudice di un potere sostitutivo.

La differenza tra giurisdizione di legittimità e giurisdizione di merito è costituita dal fatto che, nel giudizio di legittimità, il giudice agisce “in seconda battuta”, verificando se le valutazioni effettuate dall’organo competente siano viziate da eccesso di potere per manifesta irragionevolezza o da travisamento dei fatti. Nel giudizio di merito, invece, il giudice agisce “in prima battuta”, sostituendosi all’Amministrazione ed effettuando direttamente e nuovamente le valutazioni a questa spettanti.