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Edifici di interesse pubblico ed esonero dagli oneri concessori

Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 7 giugno 2021, n. 4350

data: 17.06.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla esenzione dal contributo di costruzione prevista dall’art. 17, co. 3, lett. C), d.P.R. n. 380/2001, a mente del quale il contributo non è dovuto per la realizzazione di impianti, attrezzature e opere pubbliche o di interesse generale.

In particolare, il Collegio ha chiarito che, per essere legittimata all’esenzione dal contributo di costruzione, l’opera deve contribuire con vincolo indissolubile all’erogazione diretta del servizio, non essendo sufficiente un rapporto strumentale tra le opere e il servizio, non idoneo a soddisfare direttamente interessi pubblici, né essendo sufficiente che le opere rendano più agevole la fruizione del servizio.

In altre parole, è stato precisato che il discrimine debba essere rinvenuto nella diretta contribuzione delle opere alla erogazione del servizio pubblico, a nulla rilevando, inoltre, la possibilità che le opere, in futuro, possano divenire di proprietà pubblica per effetto della concessione o di accordi convenzionali.

Edifici di interesse pubblico ed esonero dagli oneri concessori

Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 7 giugno 2021, n. 4350

data: 17.06.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla esenzione dal contributo di costruzione prevista dall’art. 17, co. 3, lett. C), d.P.R. n. 380/2001, a mente del quale il contributo non è dovuto per la realizzazione di impianti, attrezzature e opere pubbliche o di interesse generale.

In particolare, il Collegio ha chiarito che, per essere legittimata all’esenzione dal contributo di costruzione, l’opera deve contribuire con vincolo indissolubile all’erogazione diretta del servizio, non essendo sufficiente un rapporto strumentale tra le opere e il servizio, non idoneo a soddisfare direttamente interessi pubblici, né essendo sufficiente che le opere rendano più agevole la fruizione del servizio.

In altre parole, è stato precisato che il discrimine debba essere rinvenuto nella diretta contribuzione delle opere alla erogazione del servizio pubblico, a nulla rilevando, inoltre, la possibilità che le opere, in futuro, possano divenire di proprietà pubblica per effetto della concessione o di accordi convenzionali.