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I principi di proporzionalità e di adeguatezza quali norme immanenti dell’agire pubblico e l’indagine “trifasica” volta a verificarne il rispetto

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, Sezione II, sentenza del 9 settembre 2020, n. 9385

data: 18.09.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con l’integrazione del nostro ordinamento con quello dell’Unione Europea, il tradizionale catalogo dei vizi dell’atto amministrativo (violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere), si è da tempo arricchito di due ulteriori principi-cardine dell’azione amministrativa, i quali costituiscono ormai norme immanenti dell’agire pubblico: il principio di proporzionalità ed il principio di adeguatezza.

Ad avviso del TAR, si può, infatti, affermare che: “ogni potere restrittivo va esercitato in sede di amministrazione attiva – e, ove oggetto di contenzioso, in sede giurisdizionale o giudiziale – nel rispetto dei principi di proporzionalità e di adeguatezza che costituiscono, al contempo, limiti interni al corretto esercizio dell’azione pubblica”.

Il giudice amministrativo verifica  il rispetto dei principi-limiti di proporzionalità e di adeguatezza mediante un’indagine che si definisce “trifasica” e nella quale il positivo superamento di ogni fase costituisce il presupposto per la verifica di quella successiva, sicché soltanto il provvedimento che supera positivamente tutte le tre fasi di verifica può vedersi attribuito il predicato di legittimità definitiva.

In particolare, l’indagine trifasica si compone delle seguenti fasi:

  • di idoneità, che attiene al rapporto tra il mezzo che si intende scegliere e l’obiettivo che si intende raggiungere; la verifica si ritiene superata se il mezzo scelto si presenta di per sé idoneo a raggiungere l’obiettivo;
  • di necessarietà, che attiene al rapporto tra il mezzo ritenuto idoneo e il sacrificio che deriva alla sfera giuridica del destinatario; la verifica si ritiene superata se, contestualmente, il mezzo individuato (come idoneo) comporta il minore sacrificio possibile al singolo e non impone un sacrificio ben superiore a quanto è necessario per raggiungere l’obiettivo perseguito;
  • di adeguatezza, anche detta di proporzionalità in senso stretto, che valuta se il sacrificio che deriva dall’applicazione dello strumento giuridico ritenuto idoneo e necessario, sia tollerabile dal singolo nel rapporto con gli interessi pubblici e privati che vengono in gioco nell’ambito del procedimento; tale verifica è superata se il mezzo individuato (idoneo e necessario) impone alla sfera del singolo un sacrificio tollerabile nel bilanciamento con gli altri interessi coinvolti.

I principi di proporzionalità e di adeguatezza quali norme immanenti dell’agire pubblico e l’indagine “trifasica” volta a verificarne il rispetto

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, Sezione II, sentenza del 9 settembre 2020, n. 9385

data: 18.09.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna ha ritenuto sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, e non quella del giudice amministrativo, in una controversia avente ad oggetto l’impugnazione in s.g. del provvedimento con il quale un’Azienda sanitaria aveva preso atto della rinuncia effettuata dall’interessato all’incarico di dirigente a tempo indeterminato nonostante il soggetto affidatario dell’incarico avesse successivamente revocato la propria rinuncia. A dire del Collegio sardo, infatti, nell’ambito del c.d. pubblico impiego privatizzato, una volta esaurita la selezione concorsuale prodromica all’assunzione attraverso l’approvazione della graduatoria finale, si esaurisce l’ambito riservato al procedimento amministrativo e all’attività autoritativa dell’amministrazione, subentrando una fase in cui i comportamenti di quest’ultima sono riconducibili al potere privatistico del datore di lavoro, da valutarsi conseguentemente alla stregua dei principi civilistici in ordine all’inadempimento delle obbligazioni, tra i quali i canoni generali della correttezza e della buona fede.

Con l’integrazione del nostro ordinamento con quello dell’Unione Europea, il tradizionale catalogo dei vizi dell’atto amministrativo (violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere), si è da tempo arricchito di due ulteriori principi-cardine dell’azione amministrativa, i quali costituiscono ormai norme immanenti dell’agire pubblico: il principio di proporzionalità ed il principio di adeguatezza.

Ad avviso del TAR, si può, infatti, affermare che: “ogni potere restrittivo va esercitato in sede di amministrazione attiva – e, ove oggetto di contenzioso, in sede giurisdizionale o giudiziale – nel rispetto dei principi di proporzionalità e di adeguatezza che costituiscono, al contempo, limiti interni al corretto esercizio dell’azione pubblica”.

Il giudice amministrativo verifica  il rispetto dei principi-limiti di proporzionalità e di adeguatezza mediante un’indagine che si definisce “trifasica” e nella quale il positivo superamento di ogni fase costituisce il presupposto per la verifica di quella successiva, sicché soltanto il provvedimento che supera positivamente tutte le tre fasi di verifica può vedersi attribuito il predicato di legittimità definitiva.

In particolare, l’indagine trifasica si compone delle seguenti fasi:

  • di idoneità, che attiene al rapporto tra il mezzo che si intende scegliere e l’obiettivo che si intende raggiungere; la verifica si ritiene superata se il mezzo scelto si presenta di per sé idoneo a raggiungere l’obiettivo;
  • di necessarietà, che attiene al rapporto tra il mezzo ritenuto idoneo e il sacrificio che deriva alla sfera giuridica del destinatario; la verifica si ritiene superata se, contestualmente, il mezzo individuato (come idoneo) comporta il minore sacrificio possibile al singolo e non impone un sacrificio ben superiore a quanto è necessario per raggiungere l’obiettivo perseguito;
  • di adeguatezza, anche detta di proporzionalità in senso stretto, che valuta se il sacrificio che deriva dall’applicazione dello strumento giuridico ritenuto idoneo e necessario, sia tollerabile dal singolo nel rapporto con gli interessi pubblici e privati che vengono in gioco nell’ambito del procedimento; tale verifica è superata se il mezzo individuato (idoneo e necessario) impone alla sfera del singolo un sacrificio tollerabile nel bilanciamento con gli altri interessi coinvolti.