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Il principio di equivalenza e la sua applicazione alla luce della complessità del prodotto previsto in sede di gara

Cons. St., sez. III, 7 gennaio 2022, n. 65

data: 14.01.2022
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con la sentenza in esame il Collegio ha richiamato una consolidata giurisprudenza, ricordando che il principio di equivalenza, diretto alla selezione della migliore offerta, ha il fine di evitare un’irragionevole limitazione del confronto competitivo fra gli operatori economici, precludendo l’ammissibilità di offerte aventi oggetto sostanzialmente corrispondente a quello richiesto e tuttavia formalmente privo della specifica prescritta.

Il Collegio, inoltre, condivide il principio secondo cui l’equivalenza del prodotto offerto a quello indicato nella legge di gara deve essere provata dall’interessato e non può essere demandata alla stazione appaltante, cui spetta, invece, di valutare l’effettiva sussistenza dell’equivalenza addotta dal concorrente. Ritiene però che tale principio vada letto e applicato considerando la tipologia di prodotto previsto in sede di gara ed offerto come equivalente, in ragione della sua complessità e, quindi, della possibilità per la Commissione di evincere con immediatezza tale equivalenza. Di fatti, a fronte di prodotti comunemente presenti sul mercato e di utilizzo comune, ove muniti di una scheda tecnica che ne espliciti in modo chiaro le caratteristiche e le qualità, la Commissione ha la possibilità di valutare autonomamente se, nonostante la difformità rispetto a quanto richiesto dalla lex specialis, l’articolo offerto possa essere comunque considerato equivalente.

Il principio di equivalenza e la sua applicazione alla luce della complessità del prodotto previsto in sede di gara

Cons. St., sez. III, 7 gennaio 2022, n. 65

data: 14.01.2022
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con la sentenza in esame il Collegio ha richiamato una consolidata giurisprudenza, ricordando che il principio di equivalenza, diretto alla selezione della migliore offerta, ha il fine di evitare un’irragionevole limitazione del confronto competitivo fra gli operatori economici, precludendo l’ammissibilità di offerte aventi oggetto sostanzialmente corrispondente a quello richiesto e tuttavia formalmente privo della specifica prescritta.

Il Collegio, inoltre, condivide il principio secondo cui l’equivalenza del prodotto offerto a quello indicato nella legge di gara deve essere provata dall’interessato e non può essere demandata alla stazione appaltante, cui spetta, invece, di valutare l’effettiva sussistenza dell’equivalenza addotta dal concorrente. Ritiene però che tale principio vada letto e applicato considerando la tipologia di prodotto previsto in sede di gara ed offerto come equivalente, in ragione della sua complessità e, quindi, della possibilità per la Commissione di evincere con immediatezza tale equivalenza. Di fatti, a fronte di prodotti comunemente presenti sul mercato e di utilizzo comune, ove muniti di una scheda tecnica che ne espliciti in modo chiaro le caratteristiche e le qualità, la Commissione ha la possibilità di valutare autonomamente se, nonostante la difformità rispetto a quanto richiesto dalla lex specialis, l’articolo offerto possa essere comunque considerato equivalente.