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La “piena conoscenza” idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione del titolo edilizio

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Napoli, Sezione VI, 27 ottobre 2020, n. 4873

data: 30.10.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Il TAR ricorda come il concetto di “piena conoscenza” dell’atto – ossia quella conoscenza idonea a far decorrere il termine perentorio per l’impugnazione,  ai sensi dell’art. 41, comma 2, c.p.a. – non si identifichi con la “conoscenza piena ed integrale” del provvedimento, ovvero degli eventuali atti endoprocedimentali la cui illegittimità sia idonea a viziare, in via derivata, il provvedimento finale, ma debba essere intesa come percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente, in modo da rendere riconoscibile l’attualità dell’interesse ad agire.

Con specifico riferimento alla impugnazione dei titoli edilizi, la giurisprudenza ha sistematizzato i seguenti principi:

– la piena conoscenza Permesso di costruire ordinariamente s’intende avvenuta al completamento dei lavori, a meno che sia data prova di una conoscenza anticipata da parte di chi eccepisce la tardività del ricorso anche a mezzo di presunzioni semplici. È da notare che la vicinitas di un soggetto rispetto all’area e alle opere edilizie contestate induce a ritenere che lo stesso abbia potuto avere più facilmente conoscenza della loro entità anche prima della conclusione dei lavori;

– laddove si contesti l’an dell’edificazione, l’inizio dei lavori segna il dies a quo per la tempestiva proposizione del ricorso;

– è possibile ricorrere enucleando le censure (ivi comprese quelle in ordine all’asserito divieto di nuova edificazione) dal momento della constatazione della presenza dello scavo, senza differire il termine di proposizione del ricorso all’avvenuto positivo disbrigo della pratica di accesso agli atti avviata né, a monte, che si possa differire quest’ultima;

– la richiesta di accesso non è idonea ex se a far differire i termini di proposizione del ricorso perché se, da un lato, deve essere assicurata al vicino la tutela in sede giurisdizionale dei propri interessi nei confronti di un intervento edilizio ritenuto illegittimo, dall’altro lato deve parimenti essere salvaguardato l’interesse del titolare del Permesso di costruire a che l’esercizio di detta tutela venga attivato senza indugio e non irragionevolmente differito nel tempo, determinando una situazione di incertezza delle situazioni giuridiche contraria ai principi ordinamentali.

La “piena conoscenza” idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione del titolo edilizio

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Napoli, Sezione VI, 27 ottobre 2020, n. 4873

data: 30.10.2020
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Il TAR ricorda come il concetto di “piena conoscenza” dell’atto – ossia quella conoscenza idonea a far decorrere il termine perentorio per l’impugnazione,  ai sensi dell’art. 41, comma 2, c.p.a. – non si identifichi con la “conoscenza piena ed integrale” del provvedimento, ovvero degli eventuali atti endoprocedimentali la cui illegittimità sia idonea a viziare, in via derivata, il provvedimento finale, ma debba essere intesa come percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente, in modo da rendere riconoscibile l’attualità dell’interesse ad agire.

Con specifico riferimento alla impugnazione dei titoli edilizi, la giurisprudenza ha sistematizzato i seguenti principi:

– la piena conoscenza Permesso di costruire ordinariamente s’intende avvenuta al completamento dei lavori, a meno che sia data prova di una conoscenza anticipata da parte di chi eccepisce la tardività del ricorso anche a mezzo di presunzioni semplici. È da notare che la vicinitas di un soggetto rispetto all’area e alle opere edilizie contestate induce a ritenere che lo stesso abbia potuto avere più facilmente conoscenza della loro entità anche prima della conclusione dei lavori;

– laddove si contesti l’an dell’edificazione, l’inizio dei lavori segna il dies a quo per la tempestiva proposizione del ricorso;

– è possibile ricorrere enucleando le censure (ivi comprese quelle in ordine all’asserito divieto di nuova edificazione) dal momento della constatazione della presenza dello scavo, senza differire il termine di proposizione del ricorso all’avvenuto positivo disbrigo della pratica di accesso agli atti avviata né, a monte, che si possa differire quest’ultima;

– la richiesta di accesso non è idonea ex se a far differire i termini di proposizione del ricorso perché se, da un lato, deve essere assicurata al vicino la tutela in sede giurisdizionale dei propri interessi nei confronti di un intervento edilizio ritenuto illegittimo, dall’altro lato deve parimenti essere salvaguardato l’interesse del titolare del Permesso di costruire a che l’esercizio di detta tutela venga attivato senza indugio e non irragionevolmente differito nel tempo, determinando una situazione di incertezza delle situazioni giuridiche contraria ai principi ordinamentali.