INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Limiti e condizioni dell’accesso agli atti “difensivo”

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 18 marzo 2021, n. 4

data: 08.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha chiarito i limiti e le condizioni dell’istituto dell’accesso “difensivo” ai sensi dell’art. 24, co. 7, l. n. 241/1990, nonché gli elementi che la P.A. o il Giudice chiamato a pronunciarsi sulla sussistenza del diritto all’accesso sono chiamati a vagliare.

Segnatamente, il Collegio ha precisato come debba escludersi che nell’istanza di accesso agli atti possano essere addotte generiche esigenze probatorie e difensive riferibili ad un processo pendente o ancora instaurando: l’ostensione del documento richiesto, infatti, passa per un rigoroso e motivato vaglio sul nesso di strumentalità tra la documentazione richiesta e la situazione che l’istante intende tutelare in giudizio.

Descritti nei suddetti termini i presupposti per tale forma di accesso agli atti, l’Adunanza plenaria ha infine precisato che, in ogni caso, la P.A. detentrice del documento (o il Giudice adito ai sensi dell’art. 116, c.p.a.) non deve ritenersi chiamata a svolgere ex ante alcuna ultronea valutazione in ordine all’ammissibilità o alla portata decisiva del documento richiesto con riguardo al giudizio cui si riferisce, poiché un tale apprezzamento compete, se del caso, solo all’Autorità giudiziaria investita della decisione, fatto salvo il caso di evidente ed assoluta mancanza di collegamento tra il documento e le esigenze difensive (e, cioè, in ipotesi di esercizio manifestamente pretestuoso o temerario dell’accesso per la radicale assenza dei presupposti legittimanti).

Limiti e condizioni dell’accesso agli atti “difensivo”

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 18 marzo 2021, n. 4

data: 08.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha chiarito i limiti e le condizioni dell’istituto dell’accesso “difensivo” ai sensi dell’art. 24, co. 7, l. n. 241/1990, nonché gli elementi che la P.A. o il Giudice chiamato a pronunciarsi sulla sussistenza del diritto all’accesso sono chiamati a vagliare.

Segnatamente, il Collegio ha precisato come debba escludersi che nell’istanza di accesso agli atti possano essere addotte generiche esigenze probatorie e difensive riferibili ad un processo pendente o ancora instaurando: l’ostensione del documento richiesto, infatti, passa per un rigoroso e motivato vaglio sul nesso di strumentalità tra la documentazione richiesta e la situazione che l’istante intende tutelare in giudizio.

Descritti nei suddetti termini i presupposti per tale forma di accesso agli atti, l’Adunanza plenaria ha infine precisato che, in ogni caso, la P.A. detentrice del documento (o il Giudice adito ai sensi dell’art. 116, c.p.a.) non deve ritenersi chiamata a svolgere ex ante alcuna ultronea valutazione in ordine all’ammissibilità o alla portata decisiva del documento richiesto con riguardo al giudizio cui si riferisce, poiché un tale apprezzamento compete, se del caso, solo all’Autorità giudiziaria investita della decisione, fatto salvo il caso di evidente ed assoluta mancanza di collegamento tra il documento e le esigenze difensive (e, cioè, in ipotesi di esercizio manifestamente pretestuoso o temerario dell’accesso per la radicale assenza dei presupposti legittimanti).