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Motivazione insufficiente e convalida

Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 27 aprile 2021 n. 3385

data: 29.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Ai fini della convalida dell’atto viziato da insufficiente motivazione, occorre distinguere tra due diverse ipotesi.

Nel caso in cui l’inadeguatezza della motivazione rifletta un vizio sostanziale della funzione (in termini di contraddittorietà, sviamento, travisamento, difetto dei presupposti), il difetto degli elementi giustificativi del potere non può essere emendato, tantomeno con un mero maquillage della motivazione. L’atto dovrà quindi comunque essere annullato.

Laddove, invece, la carenza della motivazione equivalga unicamente ad una insufficienza del discorso giustificativo-formale, ovvero al non corretto riepilogo della decisione presa, si è di fronte ad un vizio formale dell’atto e non della funzione. In tal caso, non vi sono ragioni per non riconoscersi all’amministrazione la possibilità di tirare nuovamente le fila delle stesse risultanze procedimentali, munendo l’atto originario di una argomentazione giustificativa sufficiente e lasciandone ferma l’essenza dispositiva, in quanto riflette la corretta sintesi ordinatoria degli interessi appresi nel procedimento.

Motivazione insufficiente e convalida

Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 27 aprile 2021 n. 3385

data: 29.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Ai fini della convalida dell’atto viziato da insufficiente motivazione, occorre distinguere tra due diverse ipotesi.

Nel caso in cui l’inadeguatezza della motivazione rifletta un vizio sostanziale della funzione (in termini di contraddittorietà, sviamento, travisamento, difetto dei presupposti), il difetto degli elementi giustificativi del potere non può essere emendato, tantomeno con un mero maquillage della motivazione. L’atto dovrà quindi comunque essere annullato.

Laddove, invece, la carenza della motivazione equivalga unicamente ad una insufficienza del discorso giustificativo-formale, ovvero al non corretto riepilogo della decisione presa, si è di fronte ad un vizio formale dell’atto e non della funzione. In tal caso, non vi sono ragioni per non riconoscersi all’amministrazione la possibilità di tirare nuovamente le fila delle stesse risultanze procedimentali, munendo l’atto originario di una argomentazione giustificativa sufficiente e lasciandone ferma l’essenza dispositiva, in quanto riflette la corretta sintesi ordinatoria degli interessi appresi nel procedimento.