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Regolamenti edilizi comunali, violazione delle distanze e principio di prevenzione

Consiglio di Stato, sentenza 21 luglio 2021 n. 5496

data: 30.07.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Le norme tecniche di attuazione, ove prescrivano la distanza minima di cinque metri dal confine, non vietano l’operatività del principio di prevenzione; la prescrizione contenuta in tali norme, non prevedendo un obbligo inderogabile di rispettare la distanza di cinque metri ma ammettendo talune deroghe, ne consente infatti l’operatività.

In particolare, ha chiarito la Sezione che dal combinato disposto degli artt. 871, 872 e 83 del codice civile si ricava, in via interpretativa, l’esistenza del cd. principio di prevenzione. Esso comporta che il confinante che costruisce per primo ha una triplice facoltà, potendo edificare: i) rispettando una distanza dal confine pari alla metà di quella imposta dal codice civile; ii) sul confine; iii) a una distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta.

​​​​​​​Come chiarito dalle Sezioni unite della Cassazione, la portata integrativa dell’art. 36, d.lgs. n. 380 del 2001 non è circoscritta alle sole prescrizioni che impongono una distanza minima, ma si estende all’intero impianto di regole e principi vigenti in materia, compreso il meccanismo della prevenzione.

In tale contesto, i regolamenti locali possono eventualmente escludere l’operatività di tale meccanismo prescrivendo una distanza minima delle costruzioni dal confine o negando espressamente la facoltà di costruire in appoggio o in aderenza.

Regolamenti edilizi comunali, violazione delle distanze e principio di prevenzione

Consiglio di Stato, sentenza 21 luglio 2021 n. 5496

data: 30.07.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Le norme tecniche di attuazione, ove prescrivano la distanza minima di cinque metri dal confine, non vietano l’operatività del principio di prevenzione; la prescrizione contenuta in tali norme, non prevedendo un obbligo inderogabile di rispettare la distanza di cinque metri ma ammettendo talune deroghe, ne consente infatti l’operatività.

In particolare, ha chiarito la Sezione che dal combinato disposto degli artt. 871, 872 e 83 del codice civile si ricava, in via interpretativa, l’esistenza del cd. principio di prevenzione. Esso comporta che il confinante che costruisce per primo ha una triplice facoltà, potendo edificare: i) rispettando una distanza dal confine pari alla metà di quella imposta dal codice civile; ii) sul confine; iii) a una distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta.

​​​​​​​Come chiarito dalle Sezioni unite della Cassazione, la portata integrativa dell’art. 36, d.lgs. n. 380 del 2001 non è circoscritta alle sole prescrizioni che impongono una distanza minima, ma si estende all’intero impianto di regole e principi vigenti in materia, compreso il meccanismo della prevenzione.

In tale contesto, i regolamenti locali possono eventualmente escludere l’operatività di tale meccanismo prescrivendo una distanza minima delle costruzioni dal confine o negando espressamente la facoltà di costruire in appoggio o in aderenza.