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Ricade sulla curatela fallimentare l’onere di ripristino e di smaltimento dei rifiuti di cui all’art. 192 del Codice ambientale

Consiglio di Stato, Ad. Plen., sentenza 26 gennaio 2021 n. 3

data: 28.01.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

In tema di prevenzione del danno ambientale il principio “chi inquina paga” non richiede, nella sua accezione comunitaria, la prova dell’elemento soggettivo, né l’intervenuta successione.

Al contrario, la direttiva n. 2004/35/CE configura la responsabilità ambientale come responsabilità oggettiva.

L’Adunanza plenaria ha in particolare chiarito che la disciplina in materia di bonifica è tesa alla salvaguardia del bene ambiente rispetto ad ogni evento di pericolo o danno e a consentirne il recupero materiale.

Ha ritenuto tale impostazione coerente con la giurisprudenza comunitaria, da ultimo espressasi con la sentenza della Corte di giustizia UE C-129/16 Ungheria c. Commissione europea, secondo cui le disposizioni della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, lette alla luce degli articoli 191 e 193 TFUE, devono essere interpretate nel senso che non ostano a una normativa nazionale che identifica, oltre agli utilizzatori dei fondi su cui è stato generato l’inquinamento illecito, un’altra categoria di soggetti solidamente responsabili  (i proprietari dei fondi), senza che occorra accertare l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta dei proprietari ed il danno causato.

Pertanto, la responsabilità della curatela fallimentare nell’eseguire la bonifica dei terreni di cui acquisisce la detenzione, per effetto dell’inventario fallimentare dei beni, può analogamente prescindere dall’accertamento dell’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta ed il danno.

Ricade sulla curatela fallimentare l’onere di ripristino e di smaltimento dei rifiuti di cui all’art. 192 del Codice ambientale

Consiglio di Stato, Ad. Plen., sentenza 26 gennaio 2021 n. 3

data: 28.01.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

In tema di prevenzione del danno ambientale il principio “chi inquina paga” non richiede, nella sua accezione comunitaria, la prova dell’elemento soggettivo, né l’intervenuta successione.

Al contrario, la direttiva n. 2004/35/CE configura la responsabilità ambientale come responsabilità oggettiva.

L’Adunanza plenaria ha in particolare chiarito che la disciplina in materia di bonifica è tesa alla salvaguardia del bene ambiente rispetto ad ogni evento di pericolo o danno e a consentirne il recupero materiale.

Ha ritenuto tale impostazione coerente con la giurisprudenza comunitaria, da ultimo espressasi con la sentenza della Corte di giustizia UE C-129/16 Ungheria c. Commissione europea, secondo cui le disposizioni della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, lette alla luce degli articoli 191 e 193 TFUE, devono essere interpretate nel senso che non ostano a una normativa nazionale che identifica, oltre agli utilizzatori dei fondi su cui è stato generato l’inquinamento illecito, un’altra categoria di soggetti solidamente responsabili  (i proprietari dei fondi), senza che occorra accertare l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta dei proprietari ed il danno causato.

Pertanto, la responsabilità della curatela fallimentare nell’eseguire la bonifica dei terreni di cui acquisisce la detenzione, per effetto dell’inventario fallimentare dei beni, può analogamente prescindere dall’accertamento dell’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta ed il danno.