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Sulla differenza tra Verificazione e Consulenza Tecnica

Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 12 marzo 2021, n. 2151

data: 26.03.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento il Consiglio di Stato è tornato a chiarire la differenza tra verificazione e consulenza tecnica d’ufficio nel giudizio amministrativo.

La differenza tra i due strumenti probatori risiede – oltre che nella natura del soggetto che la effettua – nel fatto che la verificazione è diretta ad appurare la realtà oggettiva delle cose e si risolve essenzialmente in un accertamento diretto ad individuare, nella realtà delle cose, la sussistenza di determinati elementi, ovvero a conseguire la conoscenza dei fatti, la cui esistenza non sia accertabile o desumibile con certezza dalle risultanze documentali. La consulenza tecnica, invece, si estrinseca in una valutazione – e quindi in un giudizio – alla stregua della discrezionalità tecnica. Il consulente non si limita cioè ad un’attività meramente ricognitiva e circoscritta ad un elemento o fatto specifico ma, utilizzando le proprie specifiche cognizioni tecniche, prende in carico situazioni ed oggetti complessi al fine di elaborare un proprio giudizio, e di conseguenza a rispondere al quesito ritenuto dal giudice utile ai fini del decidere con una soluzione tecnicamente idonea alla stregua di un “giudizio di valore.

Sulla differenza tra Verificazione e Consulenza Tecnica

Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 12 marzo 2021, n. 2151

data: 26.03.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento il Consiglio di Stato è tornato a chiarire la differenza tra verificazione e consulenza tecnica d’ufficio nel giudizio amministrativo.

La differenza tra i due strumenti probatori risiede – oltre che nella natura del soggetto che la effettua – nel fatto che la verificazione è diretta ad appurare la realtà oggettiva delle cose e si risolve essenzialmente in un accertamento diretto ad individuare, nella realtà delle cose, la sussistenza di determinati elementi, ovvero a conseguire la conoscenza dei fatti, la cui esistenza non sia accertabile o desumibile con certezza dalle risultanze documentali. La consulenza tecnica, invece, si estrinseca in una valutazione – e quindi in un giudizio – alla stregua della discrezionalità tecnica. Il consulente non si limita cioè ad un’attività meramente ricognitiva e circoscritta ad un elemento o fatto specifico ma, utilizzando le proprie specifiche cognizioni tecniche, prende in carico situazioni ed oggetti complessi al fine di elaborare un proprio giudizio, e di conseguenza a rispondere al quesito ritenuto dal giudice utile ai fini del decidere con una soluzione tecnicamente idonea alla stregua di un “giudizio di valore.