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Sulla motivazione postuma e la convalida del provvedimento

Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza 27 aprile 2021, n. 3385

data: 29.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in rassegna il Collegio ha chiarito che, ai fini della convalida dell’atto viziato da insufficiente motivazione, occorre distinguere tra (i) il caso in cui l’inadeguatezza motivazionale riflette un vizio sostanziale della funzione (contraddittorietà, sviamento, travisamento, difetto dei presupposti) e (ii) il caso in cui la carenza motivazionale equivale unicamente ad una insufficienza del percorso giustificativo-formale ovvero ad un inadeguato riepilogo della decisione presa.

Ed infatti, la Sezione ha precisato che, nel primo caso, il difetto degli elementi giustificativi del potere non può essere emendato e l’atto merita di essere annullato; nel secondo caso, invece, versandosi in fattispecie di vizio esclusivamente formale dell’atto e non della funzione, deve ritenersi ammissibile la motivazione postuma mediante argomentazione giustificativa sufficiente e idonea a riflettere la corretta sintesi ordinatoria degli interessi appresi nel procedimento.

Al riguardo, peraltro, è stato evidenziato che l’art. 10-bis, l. n. 241/1990, come novellato dal c.d. “decreto semplificazioni”, deve trovare applicazione anche nel caso di convalida per difetto di motivazione, sicché deve ritenersi precluso alla P.A. di sollevare nuove questioni che avrebbero dovuto essere vagliate in sede procedimentale, senza che quest’ultima possa tornare a decidere sfavorevolmente in relazione ai profili non esaminati.

Sulla motivazione postuma e la convalida del provvedimento

Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza 27 aprile 2021, n. 3385

data: 29.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in rassegna il Collegio ha chiarito che, ai fini della convalida dell’atto viziato da insufficiente motivazione, occorre distinguere tra (i) il caso in cui l’inadeguatezza motivazionale riflette un vizio sostanziale della funzione (contraddittorietà, sviamento, travisamento, difetto dei presupposti) e (ii) il caso in cui la carenza motivazionale equivale unicamente ad una insufficienza del percorso giustificativo-formale ovvero ad un inadeguato riepilogo della decisione presa.

Ed infatti, la Sezione ha precisato che, nel primo caso, il difetto degli elementi giustificativi del potere non può essere emendato e l’atto merita di essere annullato; nel secondo caso, invece, versandosi in fattispecie di vizio esclusivamente formale dell’atto e non della funzione, deve ritenersi ammissibile la motivazione postuma mediante argomentazione giustificativa sufficiente e idonea a riflettere la corretta sintesi ordinatoria degli interessi appresi nel procedimento.

Al riguardo, peraltro, è stato evidenziato che l’art. 10-bis, l. n. 241/1990, come novellato dal c.d. “decreto semplificazioni”, deve trovare applicazione anche nel caso di convalida per difetto di motivazione, sicché deve ritenersi precluso alla P.A. di sollevare nuove questioni che avrebbero dovuto essere vagliate in sede procedimentale, senza che quest’ultima possa tornare a decidere sfavorevolmente in relazione ai profili non esaminati.