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Sulla rinnovazione della notificazione nel processo amministrativo

Corte costituzionale, sentenza 9 luglio 2021, n. 148

data: 23.07.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in rassegna la Corte costituzionale si è espressa sulla legittimità dell’art. 44, co. 4 del Codice del processo amministrativo rispetto agli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione.

Segnatamente, la Corte ha ritenuto illegittima la suddetta disposizione limitatamente all’inciso «se ritiene che l’esito negativo della notificazione dipenda da causa non imputabile al notificante» in quanto, così operando, il legislatore delegato ha irragionevolmente limitato l’operatività dell’efficacia sanante della rinnovazione in caso di nullità, imponendo al giudice il preliminare vaglio circa l’esistenza dell’errore scusabile.

Al riguardo, infatti, il Collegio ha osservato che l’ampia discrezionalità del legislatore nella conformazione degli istituti processuali incontra il limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte compiute rinvenibile, tra le altre cose, nella ingiustificabile compressione del diritto di agire in giudizio.

In altri termini, la Corte ha precisato che le disposizioni processuali non debbono comportare per il cittadino oneri o prescrizioni tali da rendere impossibile o estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o lo svolgimento dell’attività processuale.

Nel caso di specie, in particolare, la Corte ha ritenuto che la disposizione censurata sacrifica in modo irragionevole l’esigenza di preservare gli effetti sostanziali e processuali della domanda e conduce ad esiti sproporzionati rispetto al fine cui la norma stessa tende.

Sulla rinnovazione della notificazione nel processo amministrativo

Corte costituzionale, sentenza 9 luglio 2021, n. 148

data: 23.07.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in rassegna la Corte costituzionale si è espressa sulla legittimità dell’art. 44, co. 4 del Codice del processo amministrativo rispetto agli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione.

Segnatamente, la Corte ha ritenuto illegittima la suddetta disposizione limitatamente all’inciso «se ritiene che l’esito negativo della notificazione dipenda da causa non imputabile al notificante» in quanto, così operando, il legislatore delegato ha irragionevolmente limitato l’operatività dell’efficacia sanante della rinnovazione in caso di nullità, imponendo al giudice il preliminare vaglio circa l’esistenza dell’errore scusabile.

Al riguardo, infatti, il Collegio ha osservato che l’ampia discrezionalità del legislatore nella conformazione degli istituti processuali incontra il limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte compiute rinvenibile, tra le altre cose, nella ingiustificabile compressione del diritto di agire in giudizio.

In altri termini, la Corte ha precisato che le disposizioni processuali non debbono comportare per il cittadino oneri o prescrizioni tali da rendere impossibile o estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o lo svolgimento dell’attività processuale.

Nel caso di specie, in particolare, la Corte ha ritenuto che la disposizione censurata sacrifica in modo irragionevole l’esigenza di preservare gli effetti sostanziali e processuali della domanda e conduce ad esiti sproporzionati rispetto al fine cui la norma stessa tende.