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Sull’autorizzazione di strutture sanitarie: valutazione del fabbisogno regionale

Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 10 febbraio 2021, n. 1249

data: 12.02.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, il Consiglio di Stato ha precisato che l’autorizzazione per la realizzazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie ai sensi dell’art. 8-ter, co. 3, d.lgs. n. 502/1992 deve restare inserita nell’ambito della programmazione regionale volta ad accertare l’armonico inserimento della struttura in un contesto di offerta sanitaria rispondente al fabbisogno complessivo ed alla localizzazione territoriale delle strutture presenti, anche al fine di migliorare l’accessibilità ai servizi e di valorizzare talune aree per l’insediamento delle nuove strutture.

Il Collegio ha tuttavia precisato che la valutazione del fabbisogno cui è vincolato il rilascio dell’autorizzazione non può essere illimitata, né può conseguire il risultato di una ingiustificata e sproporzionata restrizione dell’iniziativa economica; essa, in altri termini, deve essere ragionevole e proporzionata, in quanto volta a bilanciare in concreto l’interesse pubblico demandato alla P.A.

La valutazione del fabbisogno, pertanto, deve essere attuale, concreta e accurata, mediante una previa istruttoria volta ad accertare l’esistenza di una determinata domanda sanitaria sul territorio e di una correlativa offerta da parte di strutture sanitarie, istruttoria che deve prescindere da qualsivoglia attività programmatoria o pianificatoria, dovendo avere riguardo alla puntuale valutazione del caso specifico.

La Sezione ha infatti chiarito che il menzionato art. 8-ter subordina il rilascio del titolo non già all’esistenza di uno strumento pianificatorio generale, ma alla valutazione in concreto e attuale del fabbisogno e dell’idoneità della nuova struttura a soddisfarlo, tenendo presenti le strutture già esistenti, secondo i parametri di accessibilità ai servizi ed avuto riguardo alle aree di insediamento prioritario di nuovi presidi.

Da ultimo, il Collegio ha precisato che l’inerzia della Regione nella determinazione del fabbisogno ai fini del rilascio dell’autorizzazione, ove ingiustificatamente protratto nel tempo, si sostanzia in un illegittimo blocco a tempo indeterminato all’accesso del nuovo operatore economico sul mercato, a danno della sua libertà economica ed in contrasto non solo con la ratio della disposizione in commento, ma anche con i principi di diritto eurounitario in materia.

Sull’autorizzazione di strutture sanitarie: valutazione del fabbisogno regionale

Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 10 febbraio 2021, n. 1249

data: 12.02.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Con il provvedimento in commento, il Consiglio di Stato ha precisato che l’autorizzazione per la realizzazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie ai sensi dell’art. 8-ter, co. 3, d.lgs. n. 502/1992 deve restare inserita nell’ambito della programmazione regionale volta ad accertare l’armonico inserimento della struttura in un contesto di offerta sanitaria rispondente al fabbisogno complessivo ed alla localizzazione territoriale delle strutture presenti, anche al fine di migliorare l’accessibilità ai servizi e di valorizzare talune aree per l’insediamento delle nuove strutture.

Il Collegio ha tuttavia precisato che la valutazione del fabbisogno cui è vincolato il rilascio dell’autorizzazione non può essere illimitata, né può conseguire il risultato di una ingiustificata e sproporzionata restrizione dell’iniziativa economica; essa, in altri termini, deve essere ragionevole e proporzionata, in quanto volta a bilanciare in concreto l’interesse pubblico demandato alla P.A.

La valutazione del fabbisogno, pertanto, deve essere attuale, concreta e accurata, mediante una previa istruttoria volta ad accertare l’esistenza di una determinata domanda sanitaria sul territorio e di una correlativa offerta da parte di strutture sanitarie, istruttoria che deve prescindere da qualsivoglia attività programmatoria o pianificatoria, dovendo avere riguardo alla puntuale valutazione del caso specifico.

La Sezione ha infatti chiarito che il menzionato art. 8-ter subordina il rilascio del titolo non già all’esistenza di uno strumento pianificatorio generale, ma alla valutazione in concreto e attuale del fabbisogno e dell’idoneità della nuova struttura a soddisfarlo, tenendo presenti le strutture già esistenti, secondo i parametri di accessibilità ai servizi ed avuto riguardo alle aree di insediamento prioritario di nuovi presidi.

Da ultimo, il Collegio ha precisato che l’inerzia della Regione nella determinazione del fabbisogno ai fini del rilascio dell’autorizzazione, ove ingiustificatamente protratto nel tempo, si sostanzia in un illegittimo blocco a tempo indeterminato all’accesso del nuovo operatore economico sul mercato, a danno della sua libertà economica ed in contrasto non solo con la ratio della disposizione in commento, ma anche con i principi di diritto eurounitario in materia.