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Superamento dei limiti dimensionali non autorizzati

Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 13 aprile 2021 n. 3006

data: 16.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Nel caso di superamento dei limiti dimensionali non autorizzati, l’art. 13-ter delle norme di attuazione del c.p.a sanziona in termini inutilizzabilità le difese sovrabbondanti, in quanto il giudice è autorizzato a presumere che la violazione dei limiti dimensionali, ove ingiustificata, sia tale da compromettere l’esame tempestivo e l’intellegibilità della domanda.

Inoltre, al fine di non “sorprendere” le parti in una fase caratterizzata dall’assenza di una applicazione sistematica da parte della giurisprudenza delle conseguenze derivanti dal superamento dei limiti dimensionali, è opportuno, nel rispetto del principio di leale collaborazione previsto dall’art. 2, comma 2, c.p.a., invitare le parti a riformulare le difese nei limiti previsti, con il divieto di introdurre fatti, motivi ed eccezioni nuovi rispetto a quelli già dedotti.

La brevità dell’atto processuale (in termini di caratteri, pagine e battute) costituisce lo strumento attraverso il quale il legislatore ha inteso vincolare le parti ad uno sforzo di sintesi giuridica della materia controversa, alla luce del fatto che l’intellegibilità dell’atto risulta ostacolata da esposizioni confuse e causidiche.

In attesa dell’introduzione di meccanismi deflattivi, al fine di garantire una gestione efficiente dell’imponente mole di contenzioso, l’amministrazione della giustizia necessita della collaborazione dell’intero ceto giuridico.

Superamento dei limiti dimensionali non autorizzati

Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 13 aprile 2021 n. 3006

data: 16.04.2021
Area: Amministrativo, Energia e Ambiente

Nel caso di superamento dei limiti dimensionali non autorizzati, l’art. 13-ter delle norme di attuazione del c.p.a sanziona in termini inutilizzabilità le difese sovrabbondanti, in quanto il giudice è autorizzato a presumere che la violazione dei limiti dimensionali, ove ingiustificata, sia tale da compromettere l’esame tempestivo e l’intellegibilità della domanda.

Inoltre, al fine di non “sorprendere” le parti in una fase caratterizzata dall’assenza di una applicazione sistematica da parte della giurisprudenza delle conseguenze derivanti dal superamento dei limiti dimensionali, è opportuno, nel rispetto del principio di leale collaborazione previsto dall’art. 2, comma 2, c.p.a., invitare le parti a riformulare le difese nei limiti previsti, con il divieto di introdurre fatti, motivi ed eccezioni nuovi rispetto a quelli già dedotti.

La brevità dell’atto processuale (in termini di caratteri, pagine e battute) costituisce lo strumento attraverso il quale il legislatore ha inteso vincolare le parti ad uno sforzo di sintesi giuridica della materia controversa, alla luce del fatto che l’intellegibilità dell’atto risulta ostacolata da esposizioni confuse e causidiche.

In attesa dell’introduzione di meccanismi deflattivi, al fine di garantire una gestione efficiente dell’imponente mole di contenzioso, l’amministrazione della giustizia necessita della collaborazione dell’intero ceto giuridico.