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D.Lgs. 231/2001: anche la società paga per l’evasione fiscale

Corte di Cassazione, sentenza n. 16302 depositata il 27 aprile 2022

data: 04.06.2022
Area: Compliance e 231

Il tribunale di primo grado aveva disposto la misura del sequestro preventivo nei confronti di una S.p.A., incolpata, insieme ai membri del proprio Consiglio di amministrazione, per avere beneficiato di un’evasione fiscale conseguente a una somministrazione illecita di manodopera. Dal 25 dicembre 2019, infatti, anche alcuni delitti tributari rientrano tra i reati presupposto per i quali è possibile eseguire, in caso di condanna, la misura cautelare in capo all’ente.

Chiamata a dirimere il caso in esame, la Suprema Corte ha ritenuto di dovere confermare il quadro accusatorio, sulla base del quale il committente avrebbe simulato un contratto di appalto, concluso per mascherare una somministrazione di manodopera illecita, sfruttando la possibilità di detrarre indebitamente l’IVA in relazione alle prestazioni fatturate dall’appaltatore.  I giudici di legittimità hanno, invece, ribadito che la corretta applicazione dell’IVA nell’interposizione di manodopera si realizza solo quando tra il committente e l’agenzia internale/appaltatore/datore di lavoro esiste una reale interposizione di lavoratori. In caso contrario, l’IVA è applicata indebitamente e quindi non detraibile.

D.Lgs. 231/2001: anche la società paga per l’evasione fiscale

Corte di Cassazione, sentenza n. 16302 depositata il 27 aprile 2022

data: 04.06.2022
Area: Compliance e 231

Il tribunale di primo grado aveva disposto la misura del sequestro preventivo nei confronti di una S.p.A., incolpata, insieme ai membri del proprio Consiglio di amministrazione, per avere beneficiato di un’evasione fiscale conseguente a una somministrazione illecita di manodopera. Dal 25 dicembre 2019, infatti, anche alcuni delitti tributari rientrano tra i reati presupposto per i quali è possibile eseguire, in caso di condanna, la misura cautelare in capo all’ente.

Chiamata a dirimere il caso in esame, la Suprema Corte ha ritenuto di dovere confermare il quadro accusatorio, sulla base del quale il committente avrebbe simulato un contratto di appalto, concluso per mascherare una somministrazione di manodopera illecita, sfruttando la possibilità di detrarre indebitamente l’IVA in relazione alle prestazioni fatturate dall’appaltatore.  I giudici di legittimità hanno, invece, ribadito che la corretta applicazione dell’IVA nell’interposizione di manodopera si realizza solo quando tra il committente e l’agenzia internale/appaltatore/datore di lavoro esiste una reale interposizione di lavoratori. In caso contrario, l’IVA è applicata indebitamente e quindi non detraibile.