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D.Lgs. n. 231/2001: dissequestrate le somme oggetto dell’illecito

Corte di Cassazione, sentenza n. 13936/2022

data: 22.05.2022
Area: Compliance e 231

La Cassazione, con la sentenza n. 13936/2022, ha affermato il principio di diritto in forza del quale deve essere dissequestrata la somma di denaro necessaria alla società, sottoposta a misura cautelare per effetto di una violazione prevista dal D.Lgs. n. 231/2001, per pagare le imposte sui profitti illeciti conseguiti.

La Suprema Corte ha evidenziato che, seppur nella disciplina della responsabilità da reato nessuna disposizione preveda espressamente la possibilità di svincolare parzialmente le somme sequestrate con l’obiettivo di pagare i tributi sui redditi frutto del reato, in forza di un’interpretazione costituzionalmente orientata del “principio di proporzionalità della misura cautelare” è possibile evitare che “il vincolo reale, eccedendo le proprie finalità ed esorbitando dall’alveo dei propri effetti tipici, si risolva in una sostanziale inibizione per l’operatività economica del soggetto attinto dal sequestro, sino a determinarne la paralisi o la cessazione definitiva”.

Invero, ciò comporterebbe un’eccessiva compressione della libertà di esercizio dell’attività d’impresa, mettendo a rischio la stessa esistenza giuridica dell’ente. Inoltre, in questo caso, avverte la Cassazione, verrebbero a sovrapporsi indebitamente gli effetti di misure cautelari che il D.Lgs. n. 231/2001 concepisce distinte: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca e l’interdizione dall’esercizio dell’attività. Tra l’altro quest’ultima misura è intesa dal D.Lgs. n. 231/2001 solo come ultima soluzione, quando tutte le altre sono inadeguate.

D.Lgs. n. 231/2001: dissequestrate le somme oggetto dell’illecito

Corte di Cassazione, sentenza n. 13936/2022

data: 22.05.2022
Area: Compliance e 231

La Cassazione, con la sentenza n. 13936/2022, ha affermato il principio di diritto in forza del quale deve essere dissequestrata la somma di denaro necessaria alla società, sottoposta a misura cautelare per effetto di una violazione prevista dal D.Lgs. n. 231/2001, per pagare le imposte sui profitti illeciti conseguiti.

La Suprema Corte ha evidenziato che, seppur nella disciplina della responsabilità da reato nessuna disposizione preveda espressamente la possibilità di svincolare parzialmente le somme sequestrate con l’obiettivo di pagare i tributi sui redditi frutto del reato, in forza di un’interpretazione costituzionalmente orientata del “principio di proporzionalità della misura cautelare” è possibile evitare che “il vincolo reale, eccedendo le proprie finalità ed esorbitando dall’alveo dei propri effetti tipici, si risolva in una sostanziale inibizione per l’operatività economica del soggetto attinto dal sequestro, sino a determinarne la paralisi o la cessazione definitiva”.

Invero, ciò comporterebbe un’eccessiva compressione della libertà di esercizio dell’attività d’impresa, mettendo a rischio la stessa esistenza giuridica dell’ente. Inoltre, in questo caso, avverte la Cassazione, verrebbero a sovrapporsi indebitamente gli effetti di misure cautelari che il D.Lgs. n. 231/2001 concepisce distinte: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca e l’interdizione dall’esercizio dell’attività. Tra l’altro quest’ultima misura è intesa dal D.Lgs. n. 231/2001 solo come ultima soluzione, quando tutte le altre sono inadeguate.