INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

La mancata riassunzione del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo nei termini previsti dall’art. 393 c.p.c. comporta l’estinzione automatica dell’intero procedimento

Cassazione civile, sez. III, 23 Aprile 2020, n. 8114. Pres. Adelaide Amendola. Est. Valle

data: 05.06.2020
Area: Contenzioso e Arbitrati

Nell’ipotesi in cui la sentenza di merito con cui il Giudice aveva disposto l’accoglimento dell’opposizione proposta avverso un decreto ingiuntivo venga cassata con rinvio, la mancata riassunzione del processo nel termine prescritto dall’art. 393 c.p.c. determina l’estinzione automatica dell’intero procedimento, con conseguente inefficacia del provvedimento monitorio. Ne deriva, dunque, che, in tali ipotesi, l’erroneità della declaratoria di esecutorietà del decreto ingiuntivo inefficace dovrà essere fatta valere attraverso il rimedio dell’opposizione all’esecuzione e non, piuttosto, con la revocazione ai sensi dell’art. 395, comma 1, n. 5, c.p.c.. Quest’ultima, infatti, si sostanzia in uno strumento utilizzabile quando il provvedimento revocando sia in contrasto col giudicato precedente e non, piuttosto, con il giudicato formatosi successivamente.

La mancata riassunzione del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo nei termini previsti dall’art. 393 c.p.c. comporta l’estinzione automatica dell’intero procedimento

Cassazione civile, sez. III, 23 Aprile 2020, n. 8114. Pres. Adelaide Amendola. Est. Valle

data: 05.06.2020
Area: Contenzioso e Arbitrati

Nell’ipotesi in cui la sentenza di merito con cui il Giudice aveva disposto l’accoglimento dell’opposizione proposta avverso un decreto ingiuntivo venga cassata con rinvio, la mancata riassunzione del processo nel termine prescritto dall’art. 393 c.p.c. determina l’estinzione automatica dell’intero procedimento, con conseguente inefficacia del provvedimento monitorio. Ne deriva, dunque, che, in tali ipotesi, l’erroneità della declaratoria di esecutorietà del decreto ingiuntivo inefficace dovrà essere fatta valere attraverso il rimedio dell’opposizione all’esecuzione e non, piuttosto, con la revocazione ai sensi dell’art. 395, comma 1, n. 5, c.p.c.. Quest’ultima, infatti, si sostanzia in uno strumento utilizzabile quando il provvedimento revocando sia in contrasto col giudicato precedente e non, piuttosto, con il giudicato formatosi successivamente.