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Qualora venga dedotta l’erroneità dell’ammissione della prova, ovvero l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità, la Corte di Cassazione assumerà anche il ruolo di “Giudice del fatto”

Cassazione civile, sez. II, 30 Settembre 2020, n. 20870. Pres. Rosa Maria Di Virgilio. Est. Cosentino

data: 07.11.2020
Area: Contenzioso e Arbitrati

L’art. 345, co. 3, c.p.c., nel testo anteriore alla riforma operata con la L. n. 134/2012, ai fini dell’ammissibilità di nuovi documenti durante il giudizio di appello, presupponeva necessariamente che la Corte di Cassazione valutasse l’effettiva indispensabilità della prova acquisita. Infatti, il giudizio eventualmente incardinato dinanzi alla Suprema Corte, atteneva alla sola ritualità e non, piuttosto, al merito del Giudizio. A seguito della riforma, la Corte di Cassazione, nella pronuncia in esame, ha concluso che qualora venga dedotta l’erroneità dell’ammissione della prova, ovvero l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità, la Corte di Cassazione assumerà anche il ruolo di “Giudice del fatto”; pertanto, quest’ultima è tenuta a decidere circa l’indispensabilità o meno di un determinato elemento probatorio. Sul punto, la Corte prosegue rilevando che un simile apprezzamento sarà svolto in astratto, senza alcuna assunzione di poteri cognitori di merito da parte della Suprema Corte, spettando comunque al Giudice di merito, in sede di rinvio, l’apprezzamento in concreto delle inferenze desumibili dalla prova, ai fini della ricostruzione dei fatti di causa.

Qualora venga dedotta l’erroneità dell’ammissione della prova, ovvero l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità, la Corte di Cassazione assumerà anche il ruolo di “Giudice del fatto”

Cassazione civile, sez. II, 30 Settembre 2020, n. 20870. Pres. Rosa Maria Di Virgilio. Est. Cosentino

data: 07.11.2020
Area: Contenzioso e Arbitrati

L’art. 345, co. 3, c.p.c., nel testo anteriore alla riforma operata con la L. n. 134/2012, ai fini dell’ammissibilità di nuovi documenti durante il giudizio di appello, presupponeva necessariamente che la Corte di Cassazione valutasse l’effettiva indispensabilità della prova acquisita. Infatti, il giudizio eventualmente incardinato dinanzi alla Suprema Corte, atteneva alla sola ritualità e non, piuttosto, al merito del Giudizio. A seguito della riforma, la Corte di Cassazione, nella pronuncia in esame, ha concluso che qualora venga dedotta l’erroneità dell’ammissione della prova, ovvero l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità, la Corte di Cassazione assumerà anche il ruolo di “Giudice del fatto”; pertanto, quest’ultima è tenuta a decidere circa l’indispensabilità o meno di un determinato elemento probatorio. Sul punto, la Corte prosegue rilevando che un simile apprezzamento sarà svolto in astratto, senza alcuna assunzione di poteri cognitori di merito da parte della Suprema Corte, spettando comunque al Giudice di merito, in sede di rinvio, l’apprezzamento in concreto delle inferenze desumibili dalla prova, ai fini della ricostruzione dei fatti di causa.