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Buoni pasto

data: 24.02.2020
Area: Fiscale e Tributario

Il legislatore ha posto una stretta sui buoni pasto cartacei, favorendo quelli elettronici per un maggior controllo e tracciabilità degli stessi.
Infatti, la norma prevede una quota non tassata, che passa da 7 ad 8 euro, se il buono pasto è elettronico; di contro ha ridimensionato, da 5,29 a 4 euro, la quota che concorre all’aumento del reddito imponibile, se il buono è cartaceo.
Si precisa che non concorrono alla formazione del reddito dipendente le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove mancano strutture o servizi di ristorazione con un limite giornaliero pari a 5,29 euro e le mense organizzate dal datore di lavoro o gestite da terzi, comprese le convenzioni con i ristoranti, non soggette a limiti fiscali per ciascun soggetto.

Deducibilità in capo alla società
Le spese sostenute per l’acquisto di buoni pasto sono completamente deducibili dal reddito d’impresa. Infatti, i costi sostenuti dal datore di lavoro per l’acquisto di ticket restaurant restano fuori dall’ambito applicativo della limitazione del 75% alla deducibilità di cui all’art. 109 co. 5 del TUIR.

Deducibilità in capo al professionista
Il principio di integrale deducibilità dei costi sostenuti per l’acquisto di buoni pasto affermato nella circ. 6/2009 opera nel caso in cui il professionista assegni i buoni pasto ai propri dipendenti.
Con riferimento alla deducibilità dei costi relativi all’acquisto di buoni pasto utilizzati direttamente dal professionista, operano le regole generali. Pertanto, nonostante l’assenza di chiarimenti ufficiali a riguardo, tali costi dovrebbero essere deducibili nei limiti previsti dall’art. 54 co. 5 del TUIR, vale a dire al 75% e per un importo non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

Buoni pasto

data: 24.02.2020
Area: Fiscale e Tributario

Il legislatore ha posto una stretta sui buoni pasto cartacei, favorendo quelli elettronici per un maggior controllo e tracciabilità degli stessi.
Infatti, la norma prevede una quota non tassata, che passa da 7 ad 8 euro, se il buono pasto è elettronico; di contro ha ridimensionato, da 5,29 a 4 euro, la quota che concorre all’aumento del reddito imponibile, se il buono è cartaceo.
Si precisa che non concorrono alla formazione del reddito dipendente le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove mancano strutture o servizi di ristorazione con un limite giornaliero pari a 5,29 euro e le mense organizzate dal datore di lavoro o gestite da terzi, comprese le convenzioni con i ristoranti, non soggette a limiti fiscali per ciascun soggetto.

Deducibilità in capo alla società
Le spese sostenute per l’acquisto di buoni pasto sono completamente deducibili dal reddito d’impresa. Infatti, i costi sostenuti dal datore di lavoro per l’acquisto di ticket restaurant restano fuori dall’ambito applicativo della limitazione del 75% alla deducibilità di cui all’art. 109 co. 5 del TUIR.

Deducibilità in capo al professionista
Il principio di integrale deducibilità dei costi sostenuti per l’acquisto di buoni pasto affermato nella circ. 6/2009 opera nel caso in cui il professionista assegni i buoni pasto ai propri dipendenti.
Con riferimento alla deducibilità dei costi relativi all’acquisto di buoni pasto utilizzati direttamente dal professionista, operano le regole generali. Pertanto, nonostante l’assenza di chiarimenti ufficiali a riguardo, tali costi dovrebbero essere deducibili nei limiti previsti dall’art. 54 co. 5 del TUIR, vale a dire al 75% e per un importo non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.