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Contributi a fondo perduto: le sanzioni

data: 23.06.2020
Area: Fiscale e Tributario

L’articolo 25 del Decreto Rilancio richiama l’articolo 13 comma 5 del Decreto Legislativo numero 471/1997. Tale articolo prevede che, “nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute”, è applicata “la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi”. Quindi chi richiede un’agevolazione che poi si rivela non dovuta in tutto o in parte deve mettere in conto la restituzione del contributo indebitamente riscosso e una sanzione di un importo pari almeno al contributo stesso potenzialmente elevabile fino al doppio.

A questo si deve aggiungere che le somme derivanti dal recupero dei crediti inesistenti possono essere richieste entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo del credito stesso, e possono, in caso di mancato pagamento, essere iscritte nei ruoli straordinari ex art. 15-bis del DPR 602/73, con integrale riscossione di imposte e sanzioni anche in presenza di ricorso.

Nel nostro caso il Fisco avrà tempo fino al 31 dicembre 2028 per controllare la corretta fruizione del contributo e quindi fino a tale data dovrà essere conservata la documentazione di supporto. Effettuare la rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente fa sì che non vengano applicate sanzioni. Qualora invece il contributo sia già stato accreditato sul conto corrente, viene consentita la regolarizzazione spontanea attraverso la restituzione del contributo dei relativi interessi, e attraverso il versamento delle relative sanzioni. A queste ultime, può essere applicata la riduzione da ravvedimento operoso prevista dalla legge.

Contributi a fondo perduto: le sanzioni

data: 23.06.2020
Area: Fiscale e Tributario

L’articolo 25 del Decreto Rilancio richiama l’articolo 13 comma 5 del Decreto Legislativo numero 471/1997. Tale articolo prevede che, “nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute”, è applicata “la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi”. Quindi chi richiede un’agevolazione che poi si rivela non dovuta in tutto o in parte deve mettere in conto la restituzione del contributo indebitamente riscosso e una sanzione di un importo pari almeno al contributo stesso potenzialmente elevabile fino al doppio.

A questo si deve aggiungere che le somme derivanti dal recupero dei crediti inesistenti possono essere richieste entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo del credito stesso, e possono, in caso di mancato pagamento, essere iscritte nei ruoli straordinari ex art. 15-bis del DPR 602/73, con integrale riscossione di imposte e sanzioni anche in presenza di ricorso.

Nel nostro caso il Fisco avrà tempo fino al 31 dicembre 2028 per controllare la corretta fruizione del contributo e quindi fino a tale data dovrà essere conservata la documentazione di supporto. Effettuare la rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente fa sì che non vengano applicate sanzioni. Qualora invece il contributo sia già stato accreditato sul conto corrente, viene consentita la regolarizzazione spontanea attraverso la restituzione del contributo dei relativi interessi, e attraverso il versamento delle relative sanzioni. A queste ultime, può essere applicata la riduzione da ravvedimento operoso prevista dalla legge.