INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Fattura generica e costi deducibili

Corte di Cassazione, sentenza 23/01/2020, n. 1468

data: 06.02.2020
Area: Fiscale e Tributario

La deduzione dei costi risultanti da fatture generiche è salva quando il contribuente è in grado di esibire al Giudice – o all’Ufficio, nel caso di specifica richiesta – i documenti idonei a dimostrare l’esistenza a monte di contratti regolari.
La Cassazione, con sentenza n. 1468 del 23/01/2020, ha stabilito che l’Amministrazione Finanziaria non si può limitare all’esame del solo documento, ma deve tener conto anche delle informazioni complementari fornite dal soggetto passivo. Le direttive CE infatti assimilano alla fattura tutti i documenti o messaggi che modificano e fanno riferimento in modo specifico ed inequivocabile alla fattura iniziale. Grava, tuttavia, su colui che chiede la detrazione dell’IVA l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’Amministrazione ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere o no la detrazione richiesta

Commenti
La Corte di Cassazione afferma che l’onere della prova circa i costi che risultano documentati in fatture generiche grava sul contribuente ma costui può dare prova delle prestazioni anche mediante l’esibizione di documenti complementari alla fattura stessa (si pensi agli specifici accordi in essere con il fornitore che ha inviato il documento) e con questo principio la Corte conferma anche decisioni precedenti.
Resta comunque valido il principio secondo cui il contribuente non può portare a sostegno della pretesa di detrazione dell’IVA documenti dei quali abbia negato la esistenza o rifiutato la esibizione. Su questa specifica materia (esistenza e/o rifiuto di esibizione) la sentenza della Cassazione fornisce una chiara indicazione circa il fatto che è l’Amministrazione Finanziaria che deve provare di aver richiesto la documentazione e questo deve avvenire con una specifica richiesta di esibizione (che menzioni i documenti richiesti) e non mediante l’affermazione generica contenuta nel PVC (una frase che sostanzialmente ha carattere di “frase standard” ma che non è atta a dimostrare che l’Amministrazione abbia fatto una richiesta specifica).

Fattura generica e costi deducibili

Corte di Cassazione, sentenza 23/01/2020, n. 1468

data: 06.02.2020
Area: Fiscale e Tributario

La deduzione dei costi risultanti da fatture generiche è salva quando il contribuente è in grado di esibire al Giudice – o all’Ufficio, nel caso di specifica richiesta – i documenti idonei a dimostrare l’esistenza a monte di contratti regolari.
La Cassazione, con sentenza n. 1468 del 23/01/2020, ha stabilito che l’Amministrazione Finanziaria non si può limitare all’esame del solo documento, ma deve tener conto anche delle informazioni complementari fornite dal soggetto passivo. Le direttive CE infatti assimilano alla fattura tutti i documenti o messaggi che modificano e fanno riferimento in modo specifico ed inequivocabile alla fattura iniziale. Grava, tuttavia, su colui che chiede la detrazione dell’IVA l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’Amministrazione ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere o no la detrazione richiesta

Commenti
La Corte di Cassazione afferma che l’onere della prova circa i costi che risultano documentati in fatture generiche grava sul contribuente ma costui può dare prova delle prestazioni anche mediante l’esibizione di documenti complementari alla fattura stessa (si pensi agli specifici accordi in essere con il fornitore che ha inviato il documento) e con questo principio la Corte conferma anche decisioni precedenti.
Resta comunque valido il principio secondo cui il contribuente non può portare a sostegno della pretesa di detrazione dell’IVA documenti dei quali abbia negato la esistenza o rifiutato la esibizione. Su questa specifica materia (esistenza e/o rifiuto di esibizione) la sentenza della Cassazione fornisce una chiara indicazione circa il fatto che è l’Amministrazione Finanziaria che deve provare di aver richiesto la documentazione e questo deve avvenire con una specifica richiesta di esibizione (che menzioni i documenti richiesti) e non mediante l’affermazione generica contenuta nel PVC (una frase che sostanzialmente ha carattere di “frase standard” ma che non è atta a dimostrare che l’Amministrazione abbia fatto una richiesta specifica).