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Concetto di insubordinazione – licenziamento per giusta causa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 1° luglio 2020, n. 13411

data: 14.07.2020
Area: Diritto del Lavoro

Il concetto di “insubordinazione” va determinato anche alla stregua dell’accezione lessicale e del significato del termine nel linguaggio giuridico ed in quello corrente. La nozione di insubordinazione, nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l’esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale. È dunque erronea in diritto la tesi per cui l’insubordinazione dovrebbe essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori gerarchici; la violazione dei doveri del prestatore riguarda non solo la diligenza in rapporto alla natura della prestazione, ma anche l’inosservanza delle disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore o dai suoi collaboratori.

Nel caso di specie, la condotta oggetto dell’addebito disciplinare, seppure realizzatasi al di fuori dell’orario di lavoro, era stata tenuta dal dipendente in locali aziendali e si era rivolta in danno di una dipendente che, pur non essendo la superiore gerarchica del dipendente poi soggetto al procedimento disciplinare, nel particolare contesto organizzativo, era preposta a rappresentare l’azienda in veste di responsabile amministrativo e la vicenda aveva riguardato aspetti che afferivano comunque all’osservanza di disposizioni interne dettate dal datore di lavoro circa l’uso di beni aziendali.

Concetto di insubordinazione – licenziamento per giusta causa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 1° luglio 2020, n. 13411

data: 14.07.2020
Area: Diritto del Lavoro

Il concetto di “insubordinazione” va determinato anche alla stregua dell’accezione lessicale e del significato del termine nel linguaggio giuridico ed in quello corrente. La nozione di insubordinazione, nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l’esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale. È dunque erronea in diritto la tesi per cui l’insubordinazione dovrebbe essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori gerarchici; la violazione dei doveri del prestatore riguarda non solo la diligenza in rapporto alla natura della prestazione, ma anche l’inosservanza delle disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore o dai suoi collaboratori.

Nel caso di specie, la condotta oggetto dell’addebito disciplinare, seppure realizzatasi al di fuori dell’orario di lavoro, era stata tenuta dal dipendente in locali aziendali e si era rivolta in danno di una dipendente che, pur non essendo la superiore gerarchica del dipendente poi soggetto al procedimento disciplinare, nel particolare contesto organizzativo, era preposta a rappresentare l’azienda in veste di responsabile amministrativo e la vicenda aveva riguardato aspetti che afferivano comunque all’osservanza di disposizioni interne dettate dal datore di lavoro circa l’uso di beni aziendali.