INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Computo delle risoluzioni consensuali ai fini del licenziamento collettivo

Corte Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 31 maggio 2021, n. 151118

data: 11.06.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 31 maggio 2021, è tornata a occuparsi del tema relativo a quali tipi di risoluzione del rapporto di lavoro debbano essere computati ai fini della soglia dei 5 licenziamenti nel periodo di 120 giorni, prescritta dalla L. n. 223/1991 per l’obbligo di avvio della procedura di licenziamento collettivo. Si ricorda che di recente gli ermellini si erano espressi nel senso che anche le risoluzioni consensuali intervenute all’esito di un trasferimento comunicato dal datore e non accettato dal dipendente.

Con la pronuncia in commento, la Suprema Corte ha precisato che non possono includersi nel numero minimo di cinque licenziamenti previsto dalla L. n. 223/1991 le risoluzioni consensuali intervenute in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione esperito ai sensi dell’art. 7, L. n. 604/1966 per quei lavoratori in regime c.d. Fornero.

Infatti, la Cassazione osserva che l’espressione “intenda licenziare” di cui all’art. 24, L. n. 223/1991 è una chiara manifestazione di volontà di recesso, pur necessariamente ancorata al fatto che i licenziamenti non possono essere intimati se non successivamente all’iter procedimentale di legge, mentre cosa ben diversa è l’espressione “deve dichiarare l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo” ai sensi del novellato art. 7, L. n. 604/1966, che è invece imposta al fine di intraprendere la procedura di conciliazione dinanzi all’ITL, e non può quindi ritenersi di per sé un licenziamento.

Computo delle risoluzioni consensuali ai fini del licenziamento collettivo

Corte Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 31 maggio 2021, n. 151118

data: 11.06.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 31 maggio 2021, è tornata a occuparsi del tema relativo a quali tipi di risoluzione del rapporto di lavoro debbano essere computati ai fini della soglia dei 5 licenziamenti nel periodo di 120 giorni, prescritta dalla L. n. 223/1991 per l’obbligo di avvio della procedura di licenziamento collettivo. Si ricorda che di recente gli ermellini si erano espressi nel senso che anche le risoluzioni consensuali intervenute all’esito di un trasferimento comunicato dal datore e non accettato dal dipendente.

Con la pronuncia in commento, la Suprema Corte ha precisato che non possono includersi nel numero minimo di cinque licenziamenti previsto dalla L. n. 223/1991 le risoluzioni consensuali intervenute in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione esperito ai sensi dell’art. 7, L. n. 604/1966 per quei lavoratori in regime c.d. Fornero.

Infatti, la Cassazione osserva che l’espressione “intenda licenziare” di cui all’art. 24, L. n. 223/1991 è una chiara manifestazione di volontà di recesso, pur necessariamente ancorata al fatto che i licenziamenti non possono essere intimati se non successivamente all’iter procedimentale di legge, mentre cosa ben diversa è l’espressione “deve dichiarare l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo” ai sensi del novellato art. 7, L. n. 604/1966, che è invece imposta al fine di intraprendere la procedura di conciliazione dinanzi all’ITL, e non può quindi ritenersi di per sé un licenziamento.