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Contributi assicurativi – Retribuzione imponibile datori di lavoro esercenti attività edile – Minimale contributivo – Contratti part–time

Cassazione, sezione lavoro, n. 8788 del 17 marzo 2022

data: 27.03.2022
Area: Diritto del Lavoro

Nel settore edile, l’istituto del minimale contributivo, previsto dall’art. 29 del d.l. n. 244 del 1995, conv. in l. n. 341 del 1995, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui siano stati conclusi contratti part-time in eccedenza rispetto al limite previsto da una disposizione del contratto collettivo applicabile, poiché la funzione della predetta disposizione è quella di individuare il complessivo valore economico delle retribuzioni imponibili di una data impresa, che, in caso di violazione del divieto di assunzioni a tempo parziale in misura superiore ad una determinata percentuale del totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato, va commisurato alla retribuzione dovuta per l’orario normale di lavoro anche per i lavoratori assunti part-time in violazione del predetto divieto, a prescindere dalla circostanza che tali compensi siano stati effettivamente corrisposti mentre la regola della retribuzione “virtuale” non trova applicazione per i rapporti di lavoro stipulati nei limiti previsti.

Con verbale di accertamento ispettivo redatto il 30 dicembre 2005 nei confronti di CO.MI s.r.I., l’Inps aveva contestato alla medesima società, tra le altre cose, il versamento dei contributi in misura inferiore alla retribuzione “virtuale” prevista dall’art. 29 I. n. 341/1995 (Retribuzione minima imponibile nel settore edile).

Avverso il verbale dell’Inps la Società ha proposto opposizione fondata anche sul fatto che i due lavoratori coinvolti nel verbale ispettivo erano rispettivamente in regime di part time ed assente per permessi ex I. 104/1992, e che invece siano poi stati erroneamente conteggiati come in regime ordinario di 40 ore settimanali ai fini del calcolo della retribuzione virtuale. Il Tribunale di Salerno ha rigettato la domanda di accertamento negativo relativa alla affermata violazione dell’art. 29 I. n. 341 del 1995. Anche la Corte d’appello di Salerno rigettava sul punto il ricorso in appello.

La società ricorreva dunque in Cassazione deducendo l’omessa considerazione della peculiare posizione dei suddetti dipendenti di cui uno fruiva di un contratto part time a sedici ore settimanali dal 23 ottobre 2003 e che, quindi, rientrava nella previsione previdenziale dell’art. 9 d.lgs. n. 61 del 2000, come riconosciuto dall’Istituto con le proprie circolari nn. 269 del 1995 e 6 del 2010, mentre l’altro  aveva fruito dei permessi previsti dalla legge n. 104 del 1992 , ragion per cui tali periodi non potevano essere inclusi nel computo dell’orario ordinario utile al calcolo del minimale contributivo.

La Suprema Corte  cassa la sentenza impugnata ritenendo necessario procedere al concreto accertamento della incidenza, sul complessivo credito contributivo fatto valere dall’INPS, della posizione dei due lavoratori e ciò in quanto questa  incide sulla complessiva determinazione dell’inadempimento contributivo in ragione del fatto che la stessa Corte aveva già affermato che solo il superamento del numero di contratti part time, nell’ambito dell’attività edilizia svolta dal datore di lavoro, impone la piena applicazione della regola della retribuzione “virtuale” di cui all’art. 29 d.l. n. 244 del 1995 conv. in I. n. 34 del 1995 per i rapporti di lavoro stipulati in eccedenza; ciò necessariamente postula la rilevanza dei contratti part time esistenti nei limiti previsti. Quanto poi alla fruizione dei permessi ex art. 33 I. n. 104/1992 si tratta pacificamente di contribuzione figurativa, ai sensi dell’art. 42 del d.lgs. n. 151 del 2001, di cui non si fa carico il datore di lavoro.

Contributi assicurativi – Retribuzione imponibile datori di lavoro esercenti attività edile – Minimale contributivo – Contratti part–time

Cassazione, sezione lavoro, n. 8788 del 17 marzo 2022

data: 27.03.2022
Area: Diritto del Lavoro

Nel settore edile, l’istituto del minimale contributivo, previsto dall’art. 29 del d.l. n. 244 del 1995, conv. in l. n. 341 del 1995, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui siano stati conclusi contratti part-time in eccedenza rispetto al limite previsto da una disposizione del contratto collettivo applicabile, poiché la funzione della predetta disposizione è quella di individuare il complessivo valore economico delle retribuzioni imponibili di una data impresa, che, in caso di violazione del divieto di assunzioni a tempo parziale in misura superiore ad una determinata percentuale del totale dei lavoratori occupati a tempo indeterminato, va commisurato alla retribuzione dovuta per l’orario normale di lavoro anche per i lavoratori assunti part-time in violazione del predetto divieto, a prescindere dalla circostanza che tali compensi siano stati effettivamente corrisposti mentre la regola della retribuzione “virtuale” non trova applicazione per i rapporti di lavoro stipulati nei limiti previsti.

Con verbale di accertamento ispettivo redatto il 30 dicembre 2005 nei confronti di CO.MI s.r.I., l’Inps aveva contestato alla medesima società, tra le altre cose, il versamento dei contributi in misura inferiore alla retribuzione “virtuale” prevista dall’art. 29 I. n. 341/1995 (Retribuzione minima imponibile nel settore edile).

Avverso il verbale dell’Inps la Società ha proposto opposizione fondata anche sul fatto che i due lavoratori coinvolti nel verbale ispettivo erano rispettivamente in regime di part time ed assente per permessi ex I. 104/1992, e che invece siano poi stati erroneamente conteggiati come in regime ordinario di 40 ore settimanali ai fini del calcolo della retribuzione virtuale. Il Tribunale di Salerno ha rigettato la domanda di accertamento negativo relativa alla affermata violazione dell’art. 29 I. n. 341 del 1995. Anche la Corte d’appello di Salerno rigettava sul punto il ricorso in appello.

La società ricorreva dunque in Cassazione deducendo l’omessa considerazione della peculiare posizione dei suddetti dipendenti di cui uno fruiva di un contratto part time a sedici ore settimanali dal 23 ottobre 2003 e che, quindi, rientrava nella previsione previdenziale dell’art. 9 d.lgs. n. 61 del 2000, come riconosciuto dall’Istituto con le proprie circolari nn. 269 del 1995 e 6 del 2010, mentre l’altro  aveva fruito dei permessi previsti dalla legge n. 104 del 1992 , ragion per cui tali periodi non potevano essere inclusi nel computo dell’orario ordinario utile al calcolo del minimale contributivo.

La Suprema Corte  cassa la sentenza impugnata ritenendo necessario procedere al concreto accertamento della incidenza, sul complessivo credito contributivo fatto valere dall’INPS, della posizione dei due lavoratori e ciò in quanto questa  incide sulla complessiva determinazione dell’inadempimento contributivo in ragione del fatto che la stessa Corte aveva già affermato che solo il superamento del numero di contratti part time, nell’ambito dell’attività edilizia svolta dal datore di lavoro, impone la piena applicazione della regola della retribuzione “virtuale” di cui all’art. 29 d.l. n. 244 del 1995 conv. in I. n. 34 del 1995 per i rapporti di lavoro stipulati in eccedenza; ciò necessariamente postula la rilevanza dei contratti part time esistenti nei limiti previsti. Quanto poi alla fruizione dei permessi ex art. 33 I. n. 104/1992 si tratta pacificamente di contribuzione figurativa, ai sensi dell’art. 42 del d.lgs. n. 151 del 2001, di cui non si fa carico il datore di lavoro.