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Controlli sui lavoratori tramite l’organizzazione gerarchica del datore di lavoro – legittimità

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 5 marzo – 9 ottobre 2020, n. 21888

data: 30.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con la sentenza n. 21888 del 5 marzo – 9 ottobre 2020, la Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di controllo dei lavoratori ai sensi dell’art. 3, L. n. 300/1970, secondo il quale “I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati”.

La vicenda riguarda il licenziamento disciplinare di un dipendente con mansioni di portalettere. Nello specifico, le Corti territoriali adite avevano ritenuto legittimo il licenziamento perché i fatti addebitati avevano dimostrato un pervicace ritardo nella esecuzione della prestazione e delle direttive ricevute da parte del dipendente, manifestatosi attraverso la consegna della corrispondenza a macchia di leopardo senza alcuna plausibile giustificazione. Gli accertamenti sugli inadempimenti del lavoratore erano stati effettuati dalla società datrice di lavoro attraverso l’organizzazione gerarchica della società (superiore gerarchico del lavoratore e componente dell’Ufficio Ispettivo).

Gli ermellini precisano, innanzitutto, che la fattispecie è sussumibile sotto l’art. 3 e non sotto l’art. 4 L. n. 300/1970. Infatti, l’art. 4, L. n. 300/1970 riguarda esclusivamente i controlli a distanza attraverso l’uso di impianti audiovisivi e/o altre apparecchiature.

La Cassazione, con richiamo ai propri precedenti, in ordine alla portata della L. n. 300 del 1970, artt. 2 e 3, ha precisato che essi non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (come una agenzia investigativa) diversi dalle guardie giurate per la tutela del patrimonio aziendale nè di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e, quindi, di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c. direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica (Cfr. Cass. n. 15094 del 2018).

Con riferimento all’ultimo caso, la Suprema Corte riafferma principi già espressi e  conferma il potere dell’imprenditore di controllare direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti (e ciò è sufficiente ai fini delle garanzie di cui all’art. 3, L. n. 300/1970), l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, quindi, di accertare eventuali mancanze specifiche dei dipendenti medesimi, già commesse o in corso di esecuzione: ciò indipendentemente dalle modalità con le quali sia stato compiuto il controllo il quale può legittimamente avvenire anche occultamente, soprattutto quando siffatta modalità trovi giustificazione nella pregressa condotta non palesemente inadempiente dei dipendenti. (Cfr. Cass. n. 829 del 1992; Cass. n. 7889 del 1996; Cass. n. 3039 del 2002).

Controlli sui lavoratori tramite l’organizzazione gerarchica del datore di lavoro – legittimità

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza del 5 marzo – 9 ottobre 2020, n. 21888

data: 30.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con la sentenza n. 21888 del 5 marzo – 9 ottobre 2020, la Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di controllo dei lavoratori ai sensi dell’art. 3, L. n. 300/1970, secondo il quale “I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati”.

La vicenda riguarda il licenziamento disciplinare di un dipendente con mansioni di portalettere. Nello specifico, le Corti territoriali adite avevano ritenuto legittimo il licenziamento perché i fatti addebitati avevano dimostrato un pervicace ritardo nella esecuzione della prestazione e delle direttive ricevute da parte del dipendente, manifestatosi attraverso la consegna della corrispondenza a macchia di leopardo senza alcuna plausibile giustificazione. Gli accertamenti sugli inadempimenti del lavoratore erano stati effettuati dalla società datrice di lavoro attraverso l’organizzazione gerarchica della società (superiore gerarchico del lavoratore e componente dell’Ufficio Ispettivo).

Gli ermellini precisano, innanzitutto, che la fattispecie è sussumibile sotto l’art. 3 e non sotto l’art. 4 L. n. 300/1970. Infatti, l’art. 4, L. n. 300/1970 riguarda esclusivamente i controlli a distanza attraverso l’uso di impianti audiovisivi e/o altre apparecchiature.

La Cassazione, con richiamo ai propri precedenti, in ordine alla portata della L. n. 300 del 1970, artt. 2 e 3, ha precisato che essi non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (come una agenzia investigativa) diversi dalle guardie giurate per la tutela del patrimonio aziendale nè di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e, quindi, di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c. direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica (Cfr. Cass. n. 15094 del 2018).

Con riferimento all’ultimo caso, la Suprema Corte riafferma principi già espressi e  conferma il potere dell’imprenditore di controllare direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti (e ciò è sufficiente ai fini delle garanzie di cui all’art. 3, L. n. 300/1970), l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, quindi, di accertare eventuali mancanze specifiche dei dipendenti medesimi, già commesse o in corso di esecuzione: ciò indipendentemente dalle modalità con le quali sia stato compiuto il controllo il quale può legittimamente avvenire anche occultamente, soprattutto quando siffatta modalità trovi giustificazione nella pregressa condotta non palesemente inadempiente dei dipendenti. (Cfr. Cass. n. 829 del 1992; Cass. n. 7889 del 1996; Cass. n. 3039 del 2002).