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Decreto Ristori – principali novità

Decreto-Legge del 28 ottobre 2020, n. 137

data: 13.11.2020
Area: Diritto del Lavoro

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Con l’art. 1 viene concessa alle imprese la possibilità di usufruire della CIGO, del FIS o della Cassa in deroga per ulteriori sei settimane complessive.

Le sei settimane devono essere collocate nel periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.

I periodi già richiesti ed autorizzati ai sensi del D.L. Agosto, collocati, anche solo parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre, sono imputati alle sei settimane previste dal DL Ristori e le decurtano.

La fruizione (visto il richiamo secco alle norme del DL 18/2020) è sempre condizionata alla procedura di consultazione sindacale preventiva (per i fondi all’accordo sindacale ove previsto).

Inoltre, possono accedere alle nuove sei settimane tutti i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ai quali sia già stato autorizzato l’ulteriore periodo di nove settimane del DL Agosto (le c.d. seconde nove settimane) e dopo che sia decorso il periodo autorizzato. Le sei settimane sono richiedibili anche dai datori di lavoro appartenenti a settori interessati dai provvedimenti di chiusura o limitazione dell’attività.

Come già previsto per le ulteriori nove settimane del DL Agosto, l’utilizzo degli ammortizzatori può comportare il versamento di un contributo addizionale a carico azienda sulla base della riduzione del fatturato aziendale.

Esso sarà pari al:

– 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate durante la sospensione o la riduzione di orario, se nella comparazione fatturato aziendale del primo semestre 2019 e quello dei primi sei mesi del 2020 il fatturato si è ridotto meno del 20%;

– 18% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di sospensione o di integrazione salariale, per le aziende che non hanno subito cali di fatturato.

Non è dovuto alcun contributo addizionale se la riduzione del fatturato, nel periodo sopra considerato, è pari o superiore al 20%.

Le imprese che hanno iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 non debbono versare alcun contributo addizionale.

Il contributo addizionale non è previsto neppure per i datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività.

L’iter procedimentale richiede, per la fruizione delle sei settimane, una autocertificazione con l’indicazione dell’eventuale riduzione di fatturato.

Il contributo addizionale sarà versato a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale.

La mancanza dell’autocertificazione facoltizza l’Istituto ad applicare l’aliquota massima, ferme restando le necessarie verifiche su quanto dichiarato, che saranno effettuate sia dall’Istituto che dall’Agenzia delle Entrate, sulla base di dati ed elementi di valutazione che i due Enti potranno scambiarsi.

LICENZIAMENTI

Il testo del decreto approvato, al contrario dell’analoga disposizione contenuta nel DL Agosto, prevede una data fissa per la scadenza del blocco dei licenziamenti per motivi economici.

Sono preclusi fino al 31 gennaio 2021 sia l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo. Restano sospesi i licenziamenti collettivi avviati dopo il 23 febbraio 2020 e le procedure dinanzi la commissione di conciliazione in ITL previste dall’art. 7, L. n. 604/1966 per i licenziamenti per giustificato motivo oggetti dei dipendenti assunti prima del 7 marzo 2015.

Il blocco dei licenziamenti torna, quindi, ad essere generalizzato e non vincolato all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

I licenziamenti, però, non sono bloccati per tutti i datori di lavoro. Come già previsto nel Decreto Agosto, sono esclusi:

– i licenziamenti effettuati dalle imprese che hanno cessato l’attività (senza trasferire l’azienda o compendi aziendali che costituiscono ramo autonomo);

– i licenziamenti effettuati dalle imprese dichiarate fallite quando non sia previsto l’esercizio provvisorio;

– i licenziamenti effettuati dalle imprese che hanno stipulato un accordo collettivo aziendale, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

In questo ultimo caso ai lavoratori è comunque riconosciuta l’indennità di disoccupazione Naspi.

ESONERO DAL VERSAMENTO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PER LE IMPRESE CHE NON RICHIEDONO INTERVENTI INTEGRATIVI

Viene confermata l’agevolazione contributiva, per un massimo di quattro settimane, da fruire entro il 31 gennaio 2021 ed in favore delle imprese che non richiedano le sei settimane di trattamenti integrativi per il coronavirus, pur avendo usufruito nei mesi di precedenti degli ammortizzatori sociali Covid-19.

La disposizione non è immediatamente operativa, in quanto occorre attendere l’autorizzazione della Commissione Europea, ex art. 108, paragrafo 3, del Trattato di Bruxelles, oltreché le indicazioni dell’INPS.

Potranno usufruire del beneficio tutti i datori di lavoro privati, imprenditori e non imprenditori, anche a capitale pubblico, con esclusione di quelli del settore agricolo, che hanno fruito a giugno 2020 di integrazioni salariali Covid-19, attraverso, la CIGO, il FIS, la Cassa in deroga, i Fondi bilaterali alternativi e quelli dei Fondi delle Province Autonome di Trento e Bolzano e che non facciano richiesta delle sei settimane previste dal DL Ristori.

Ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche (cioè il valore della pensione finale spettante al lavoratore), l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali è pari a un massimo di quattro settimane, sulla quota a carico di ciascun datore, nel limite delle ore di integrazione salariale già fruite nel mese di giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi INAIL, riparametrato ed applicato su base mensile.

Si attende la circolare dell’INPS sul punto sia per le questioni operative legate al calcolo, che per le spiegazioni relative all’ammontare complessivo.

SOSPENSIONE DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI, ASSISTENZIALI E INAIL

Viene introdotta una sospensione dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti per il mese di novembre 2020.

La sospensione si applica ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24 ottobre 2020, che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 al DL Ristori, i cui dati identificativi verranno comunicati, a cura dall’Agenzia delle Entrate, a INPS e a INAIL, al fine di consentire il riconoscimento ai beneficiari delle misure concernenti la sospensione.

I pagamenti dei contributi sospesi dovranno essere effettuati, senza che vi sia applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.

Decreto Ristori – principali novità

Decreto-Legge del 28 ottobre 2020, n. 137

data: 13.11.2020
Area: Diritto del Lavoro

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Con l’art. 1 viene concessa alle imprese la possibilità di usufruire della CIGO, del FIS o della Cassa in deroga per ulteriori sei settimane complessive.

Le sei settimane devono essere collocate nel periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.

I periodi già richiesti ed autorizzati ai sensi del D.L. Agosto, collocati, anche solo parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre, sono imputati alle sei settimane previste dal DL Ristori e le decurtano.

La fruizione (visto il richiamo secco alle norme del DL 18/2020) è sempre condizionata alla procedura di consultazione sindacale preventiva (per i fondi all’accordo sindacale ove previsto).

Inoltre, possono accedere alle nuove sei settimane tutti i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ai quali sia già stato autorizzato l’ulteriore periodo di nove settimane del DL Agosto (le c.d. seconde nove settimane) e dopo che sia decorso il periodo autorizzato. Le sei settimane sono richiedibili anche dai datori di lavoro appartenenti a settori interessati dai provvedimenti di chiusura o limitazione dell’attività.

Come già previsto per le ulteriori nove settimane del DL Agosto, l’utilizzo degli ammortizzatori può comportare il versamento di un contributo addizionale a carico azienda sulla base della riduzione del fatturato aziendale.

Esso sarà pari al:

– 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate durante la sospensione o la riduzione di orario, se nella comparazione fatturato aziendale del primo semestre 2019 e quello dei primi sei mesi del 2020 il fatturato si è ridotto meno del 20%;

– 18% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di sospensione o di integrazione salariale, per le aziende che non hanno subito cali di fatturato.

Non è dovuto alcun contributo addizionale se la riduzione del fatturato, nel periodo sopra considerato, è pari o superiore al 20%.

Le imprese che hanno iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 non debbono versare alcun contributo addizionale.

Il contributo addizionale non è previsto neppure per i datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività.

L’iter procedimentale richiede, per la fruizione delle sei settimane, una autocertificazione con l’indicazione dell’eventuale riduzione di fatturato.

Il contributo addizionale sarà versato a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale.

La mancanza dell’autocertificazione facoltizza l’Istituto ad applicare l’aliquota massima, ferme restando le necessarie verifiche su quanto dichiarato, che saranno effettuate sia dall’Istituto che dall’Agenzia delle Entrate, sulla base di dati ed elementi di valutazione che i due Enti potranno scambiarsi.

LICENZIAMENTI

Il testo del decreto approvato, al contrario dell’analoga disposizione contenuta nel DL Agosto, prevede una data fissa per la scadenza del blocco dei licenziamenti per motivi economici.

Sono preclusi fino al 31 gennaio 2021 sia l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo. Restano sospesi i licenziamenti collettivi avviati dopo il 23 febbraio 2020 e le procedure dinanzi la commissione di conciliazione in ITL previste dall’art. 7, L. n. 604/1966 per i licenziamenti per giustificato motivo oggetti dei dipendenti assunti prima del 7 marzo 2015.

Il blocco dei licenziamenti torna, quindi, ad essere generalizzato e non vincolato all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

I licenziamenti, però, non sono bloccati per tutti i datori di lavoro. Come già previsto nel Decreto Agosto, sono esclusi:

– i licenziamenti effettuati dalle imprese che hanno cessato l’attività (senza trasferire l’azienda o compendi aziendali che costituiscono ramo autonomo);

– i licenziamenti effettuati dalle imprese dichiarate fallite quando non sia previsto l’esercizio provvisorio;

– i licenziamenti effettuati dalle imprese che hanno stipulato un accordo collettivo aziendale, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

In questo ultimo caso ai lavoratori è comunque riconosciuta l’indennità di disoccupazione Naspi.

ESONERO DAL VERSAMENTO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PER LE IMPRESE CHE NON RICHIEDONO INTERVENTI INTEGRATIVI

Viene confermata l’agevolazione contributiva, per un massimo di quattro settimane, da fruire entro il 31 gennaio 2021 ed in favore delle imprese che non richiedano le sei settimane di trattamenti integrativi per il coronavirus, pur avendo usufruito nei mesi di precedenti degli ammortizzatori sociali Covid-19.

La disposizione non è immediatamente operativa, in quanto occorre attendere l’autorizzazione della Commissione Europea, ex art. 108, paragrafo 3, del Trattato di Bruxelles, oltreché le indicazioni dell’INPS.

Potranno usufruire del beneficio tutti i datori di lavoro privati, imprenditori e non imprenditori, anche a capitale pubblico, con esclusione di quelli del settore agricolo, che hanno fruito a giugno 2020 di integrazioni salariali Covid-19, attraverso, la CIGO, il FIS, la Cassa in deroga, i Fondi bilaterali alternativi e quelli dei Fondi delle Province Autonome di Trento e Bolzano e che non facciano richiesta delle sei settimane previste dal DL Ristori.

Ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche (cioè il valore della pensione finale spettante al lavoratore), l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali è pari a un massimo di quattro settimane, sulla quota a carico di ciascun datore, nel limite delle ore di integrazione salariale già fruite nel mese di giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi INAIL, riparametrato ed applicato su base mensile.

Si attende la circolare dell’INPS sul punto sia per le questioni operative legate al calcolo, che per le spiegazioni relative all’ammontare complessivo.

SOSPENSIONE DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI, ASSISTENZIALI E INAIL

Viene introdotta una sospensione dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti per il mese di novembre 2020.

La sospensione si applica ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24 ottobre 2020, che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 al DL Ristori, i cui dati identificativi verranno comunicati, a cura dall’Agenzia delle Entrate, a INPS e a INAIL, al fine di consentire il riconoscimento ai beneficiari delle misure concernenti la sospensione.

I pagamenti dei contributi sospesi dovranno essere effettuati, senza che vi sia applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.