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È legittima la disdetta del datore di lavoro da un CCNL scaduto anche nel periodo di ultrattività dei suoi effetti

Tribunale di Roma, I Sezione Lavoro, Decreto del 16 settembre 2021

data: 15.10.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con il decreto del 16 settembre 2021, reso all’esito di un giudizio ex art. 28 L. n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), il Tribunale di Roma ha ribadito il proprio orientamento relativo alla legittimità della disdetta del datore di lavoro da un CCNL il cui termine originario sia scaduto, anche successivamente alla scadenza edurante il periodo di ultrattività dei suoi effetti.

Nel caso di specie, la Società holding e le sue consociate avevano sempre applicato il CCNL Industria Metalmeccanica che era scaduto in data 21 dicembre 2019. Successivamente, il sindacato firmatario lo aveva considerato rinnovato con la sottoscrizione dell’“ipotesi di accordo” del 5 febbraio 2021. Tuttavia, successivamente alla sua scadenza, il CCNL era stato applicato in regime di ultrattività dalla data di scadenza e fino al rinnovo in virtù del combinato disposto dell’art. 2 sez. III del CCNL 2016 e della dichiarazione premessa alla ipotesi di accordo.

In data 8 febbraio 2021, nel corso di un incontro tra la dirigenza della società e del gruppo e le rappresentanze sindacali, la società aveva dichiarato di voler cessare l’applicazione del CCNL Industria Metalmeccanica e iniziare ad applicare il CCNL Terziario. Il sindacato firmatario del CCNL Metalmeccanica ha presentato ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, dichiarando che la condotta del datore di lavoro, consistente nella disapplicazione del CCNL, era illegittima e antisindacale.

Tuttavia, il Giudice capitolino ha ritenuto che il CCNL Industria Metalmeccanica non risulta essere stato rinnovato, non potendo considerarsi atto di rinnovo l’“ipotesi di accordo”. Pertanto,  il Tribunale ha precisato che, anche volendolo ritenere efficace alla data dell’8 febbraio 2021 in forza della previsione di ultrattività di cui al citato art. 2, comma 3, il datore, dal momento della scadenza e fino all’effettivo rinnovo, può recedere comunque dal CCNL ed applicarne uno diverso.  La decisione è motivata dal principio, già sostenuto da altri giudici, secondo il quale, se si dovesse ritenere che il datore di lavoro (o l’associazione datoriale) non possa recedere dal CCNL scaduto sino alla data di stipula di un  nuovo contratto collettivo (come sostenuto dalle ricorrenti), ci si troverebbe di fronte ad normativa contrattuale astrattamente vigente in eterno, con vincoli considerevoli per ciascuna delle parti, ed in presenza di una clausola che snaturerebbe la stessa funzione della contrattazione collettiva, fisiologicamente proposta a regolare i rapporti di lavoro nel corso del tempo a seconda delle relative esigenze. Il Giudice, quindi, ha dichiarato legittima la condotta della società e condannando alle spese il sindacato ricorrente.

È legittima la disdetta del datore di lavoro da un CCNL scaduto anche nel periodo di ultrattività dei suoi effetti

Tribunale di Roma, I Sezione Lavoro, Decreto del 16 settembre 2021

data: 15.10.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con il decreto del 16 settembre 2021, reso all’esito di un giudizio ex art. 28 L. n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), il Tribunale di Roma ha ribadito il proprio orientamento relativo alla legittimità della disdetta del datore di lavoro da un CCNL il cui termine originario sia scaduto, anche successivamente alla scadenza edurante il periodo di ultrattività dei suoi effetti.

Nel caso di specie, la Società holding e le sue consociate avevano sempre applicato il CCNL Industria Metalmeccanica che era scaduto in data 21 dicembre 2019. Successivamente, il sindacato firmatario lo aveva considerato rinnovato con la sottoscrizione dell’“ipotesi di accordo” del 5 febbraio 2021. Tuttavia, successivamente alla sua scadenza, il CCNL era stato applicato in regime di ultrattività dalla data di scadenza e fino al rinnovo in virtù del combinato disposto dell’art. 2 sez. III del CCNL 2016 e della dichiarazione premessa alla ipotesi di accordo.

In data 8 febbraio 2021, nel corso di un incontro tra la dirigenza della società e del gruppo e le rappresentanze sindacali, la società aveva dichiarato di voler cessare l’applicazione del CCNL Industria Metalmeccanica e iniziare ad applicare il CCNL Terziario. Il sindacato firmatario del CCNL Metalmeccanica ha presentato ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, dichiarando che la condotta del datore di lavoro, consistente nella disapplicazione del CCNL, era illegittima e antisindacale.

Tuttavia, il Giudice capitolino ha ritenuto che il CCNL Industria Metalmeccanica non risulta essere stato rinnovato, non potendo considerarsi atto di rinnovo l’“ipotesi di accordo”. Pertanto,  il Tribunale ha precisato che, anche volendolo ritenere efficace alla data dell’8 febbraio 2021 in forza della previsione di ultrattività di cui al citato art. 2, comma 3, il datore, dal momento della scadenza e fino all’effettivo rinnovo, può recedere comunque dal CCNL ed applicarne uno diverso.  La decisione è motivata dal principio, già sostenuto da altri giudici, secondo il quale, se si dovesse ritenere che il datore di lavoro (o l’associazione datoriale) non possa recedere dal CCNL scaduto sino alla data di stipula di un  nuovo contratto collettivo (come sostenuto dalle ricorrenti), ci si troverebbe di fronte ad normativa contrattuale astrattamente vigente in eterno, con vincoli considerevoli per ciascuna delle parti, ed in presenza di una clausola che snaturerebbe la stessa funzione della contrattazione collettiva, fisiologicamente proposta a regolare i rapporti di lavoro nel corso del tempo a seconda delle relative esigenze. Il Giudice, quindi, ha dichiarato legittima la condotta della società e condannando alle spese il sindacato ricorrente.