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È licenziabile il dipendente che abbia fruito dei permessi senza dedicarsi all’assistenza del disabile

Corte di Cassazione, sezione lavoro, 25 maggio 2022, n. 16973

data: 04.06.2022
Area: Diritto del Lavoro

È condotta idonea a ledere il vincolo fiduciario l’utilizzo anche solo di parte dei permessi 104 da parte del dipendente per motivi che non siano direttamente volti all’assistenza del familiare disabile, né gli stessi permessi possono essere goduti in via meramente compensativa in attività differenti.

Queste le conclusioni cui è addivenuta la Corte di Cassazione secondo la quale il permesso di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 33, è riconosciuto al lavoratore per permettergli di prestare assistenza al disabile e in relazione causale diretta con essa, senza che il dato testuale e la ratio della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal lavoratore per detta assistenza.

Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Pertanto, è licenziabile il dipendente che abbia fruito dei permessi senza dedicarsi all’assistenza e all’accudimento del disabile o, comunque, ad attività anche indirettamente collegabili quali ad esempio incombenze amministrative, pratiche o di qualsiasi genere, purché nell’interesse del familiare assistito.

È licenziabile il dipendente che abbia fruito dei permessi senza dedicarsi all’assistenza del disabile

Corte di Cassazione, sezione lavoro, 25 maggio 2022, n. 16973

data: 04.06.2022
Area: Diritto del Lavoro

È condotta idonea a ledere il vincolo fiduciario l’utilizzo anche solo di parte dei permessi 104 da parte del dipendente per motivi che non siano direttamente volti all’assistenza del familiare disabile, né gli stessi permessi possono essere goduti in via meramente compensativa in attività differenti.

Queste le conclusioni cui è addivenuta la Corte di Cassazione secondo la quale il permesso di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 33, è riconosciuto al lavoratore per permettergli di prestare assistenza al disabile e in relazione causale diretta con essa, senza che il dato testuale e la ratio della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal lavoratore per detta assistenza.

Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Pertanto, è licenziabile il dipendente che abbia fruito dei permessi senza dedicarsi all’assistenza e all’accudimento del disabile o, comunque, ad attività anche indirettamente collegabili quali ad esempio incombenze amministrative, pratiche o di qualsiasi genere, purché nell’interesse del familiare assistito.