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Il divieto di discriminazione investe anche la fase pre-assuntiva

Tribunale di Roma, sezione lavoro, 23 marzo 2022

data: 01.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Alcune lavoratrici hanno proposto ricorso ex art. 38 D.Lgs. 198/2006, al fine di sentir dichiarare il carattere discriminatorio della condotta attuata da una società di recente costituzione e consistita nella loro mancata selezione e successiva assunzione, in quanto in stato di gravidanza.

Il Tribunale di Roma ha dato ragione alle lavoratrici rilevando, preliminarmente, che la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha più volte chiarito che l’ambito di applicazione dei divieti di discriminazione investe anche la fase pre-assuntiva.

Per il Giudice, nel caso di specie, il carattere discriminatorio della condotta è dimostrato dal dato statistico sul rapporto tra popolazione femminile in età fertile e numero delle nascite, dato che non pare rispettato dalla Società.

Per ottemperare a tale onere probatorio e dimostrare la legittimità della propria condotta la convenuta avrebbe dovuto documentare il nominativo delle dipendenti in gravidanza assunte. Onere questo in alcun modo assolto.

Su tali presupposti, il Tribunale di Roma, ritiene discriminatoria la condotta tenuta della società e condanna la stessa al risarcimento del danno da perdita di chance, derivante dalla mancata considerazione delle domande di assunzione delle ricorrenti.

Non ritiene, invece, fondate le domande delle lavoratrici nella parte in cui chiedono che sia ordinato alla società di assumerle, esorbitando dal potere giudiziale la costituzione coattiva di un rapporto di lavoro che verrebbe a confliggere con le prerogative riconosciute al datore in base ai principi espressi dall’art. 41 Cost.

Il divieto di discriminazione investe anche la fase pre-assuntiva

Tribunale di Roma, sezione lavoro, 23 marzo 2022

data: 01.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Alcune lavoratrici hanno proposto ricorso ex art. 38 D.Lgs. 198/2006, al fine di sentir dichiarare il carattere discriminatorio della condotta attuata da una società di recente costituzione e consistita nella loro mancata selezione e successiva assunzione, in quanto in stato di gravidanza.

Il Tribunale di Roma ha dato ragione alle lavoratrici rilevando, preliminarmente, che la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha più volte chiarito che l’ambito di applicazione dei divieti di discriminazione investe anche la fase pre-assuntiva.

Per il Giudice, nel caso di specie, il carattere discriminatorio della condotta è dimostrato dal dato statistico sul rapporto tra popolazione femminile in età fertile e numero delle nascite, dato che non pare rispettato dalla Società.

Per ottemperare a tale onere probatorio e dimostrare la legittimità della propria condotta la convenuta avrebbe dovuto documentare il nominativo delle dipendenti in gravidanza assunte. Onere questo in alcun modo assolto.

Su tali presupposti, il Tribunale di Roma, ritiene discriminatoria la condotta tenuta della società e condanna la stessa al risarcimento del danno da perdita di chance, derivante dalla mancata considerazione delle domande di assunzione delle ricorrenti.

Non ritiene, invece, fondate le domande delle lavoratrici nella parte in cui chiedono che sia ordinato alla società di assumerle, esorbitando dal potere giudiziale la costituzione coattiva di un rapporto di lavoro che verrebbe a confliggere con le prerogative riconosciute al datore in base ai principi espressi dall’art. 41 Cost.