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Il ricorso cautelare tempestivo è idoneo ai fini dell’impugnazione dell’atto datoriale

Corte Costituzionale, Sentenza del 14 ottobre 2020, n. 212

data: 18.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte costituzionale con la sentenza n. 212 depositata in data 14 ottobre 2020, si è espressa in materia di impugnazione degli atti datoriali da parte del datore di lavoro. In particolare, la Consulta ha deciso che il ricorso cautelare contro il trasferimento o altri atti del datore di lavoro (compreso il licenziamento) è idoneo a impedire, se proposto nel prescritto termine di 180 giorni, la decadenza prevista dall’articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, al pari del ricorso ordinario e della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla sezione lavoro del Tribunale di Catania relativamente alla fattispecie di un lavoratore che aveva tempestivamente proposto – rispetto ai 180 giorni stabiliti dalla norma censurata (articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604) – ricorso cautelare contro il trasferimento presso la sede datoriale sita in un’altra Regione. Tuttavia, il dipendente aveva omesso di promuovere il giudizio di merito nel termine di 180 giorni.

I Giudici della Consulta hanno ritenuto irragionevole escludere che la proposizione del ricorso cautelare possa impedire la decadenza dall’impugnativa del provvedimento datoriale. Pertanto, la sentenza dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme sui licenziamenti individuali) “nella parte in cui non prevede che l’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, oltre che dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione del giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, anche dal deposito del ricorso cautelare anteriore alla causa ai sensi degli articoli 669-bis, 669-ter e 700 del codice di procedura civile”.

Il ricorso cautelare tempestivo è idoneo ai fini dell’impugnazione dell’atto datoriale

Corte Costituzionale, Sentenza del 14 ottobre 2020, n. 212

data: 18.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte costituzionale con la sentenza n. 212 depositata in data 14 ottobre 2020, si è espressa in materia di impugnazione degli atti datoriali da parte del datore di lavoro. In particolare, la Consulta ha deciso che il ricorso cautelare contro il trasferimento o altri atti del datore di lavoro (compreso il licenziamento) è idoneo a impedire, se proposto nel prescritto termine di 180 giorni, la decadenza prevista dall’articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, al pari del ricorso ordinario e della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla sezione lavoro del Tribunale di Catania relativamente alla fattispecie di un lavoratore che aveva tempestivamente proposto – rispetto ai 180 giorni stabiliti dalla norma censurata (articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604) – ricorso cautelare contro il trasferimento presso la sede datoriale sita in un’altra Regione. Tuttavia, il dipendente aveva omesso di promuovere il giudizio di merito nel termine di 180 giorni.

I Giudici della Consulta hanno ritenuto irragionevole escludere che la proposizione del ricorso cautelare possa impedire la decadenza dall’impugnativa del provvedimento datoriale. Pertanto, la sentenza dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6, secondo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme sui licenziamenti individuali) “nella parte in cui non prevede che l’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, oltre che dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione del giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, anche dal deposito del ricorso cautelare anteriore alla causa ai sensi degli articoli 669-bis, 669-ter e 700 del codice di procedura civile”.