INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Imputabilità oggettiva all’ente della responsabilità per l’infortunio sul lavoro – D.lgs. 231/2001

Corte di Cassazione, Sezione IV penale, Sentenza n. 2848 del 21 ottobre 2020

data: 04.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

La sezione IV penale della Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 2848 del 21 ottobre 2020, si è pronunciata riguardo all’imputazione oggettiva della responsabilità relativa all’infortunio sul lavoro di un dipendente causata dalla mancata installazione di uno meccanismo che impedisse l’apertura dello sportello si una macchina pellettatrice mentre la stessa era ancora in moto.

La Corte evidenzia che l’art. 5, D.lgs. 231/2001 individua i presupposti dell’imputabilità oggettiva della responsabilità all’ente nel fatto che i reati presupposti (nel caso di specie un reato colposo d’evento) siano commessi nell’interesse o nel vantaggio, anche non esclusivi dell’ente, da persone che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione o gestione (anche di fatto) oppure da dipendenti sottoposti alla direzione o vigilanza di uno di tali soggetti, non rispondendo l’ente qualora le persone predette abbiano agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Richiamando l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 38343/2014, gli ermellini hanno poi affermato che i due criteri di imputazione dell’interesse e del vantaggio di pongono in rapporto di alternatività, come confermato dalla congiunzione disgiuntiva “o” presente nel testo della disposizione, dovendosi tali concetti, nei reati colposi d’evento, intendersi riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico. Nei reati colposi, l’interesse e/o vantaggio si ricollegano al risparmio nelle spese che l’ente dovrebbe sostenere per l’adozione delle misure precauzionali ovvero nell’agevolazione dell’aumento di produttività che può derivare, per l’ente, dallo sveltimento dell’attività lavorativa, “favorita” dalla mancata osservanza della normativa cautelare, il cui rispetto, invece, ne avrebbe “rallentato” i tempi.

Imputabilità oggettiva all’ente della responsabilità per l’infortunio sul lavoro – D.lgs. 231/2001

Corte di Cassazione, Sezione IV penale, Sentenza n. 2848 del 21 ottobre 2020

data: 04.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

La sezione IV penale della Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 2848 del 21 ottobre 2020, si è pronunciata riguardo all’imputazione oggettiva della responsabilità relativa all’infortunio sul lavoro di un dipendente causata dalla mancata installazione di uno meccanismo che impedisse l’apertura dello sportello si una macchina pellettatrice mentre la stessa era ancora in moto.

La Corte evidenzia che l’art. 5, D.lgs. 231/2001 individua i presupposti dell’imputabilità oggettiva della responsabilità all’ente nel fatto che i reati presupposti (nel caso di specie un reato colposo d’evento) siano commessi nell’interesse o nel vantaggio, anche non esclusivi dell’ente, da persone che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione o gestione (anche di fatto) oppure da dipendenti sottoposti alla direzione o vigilanza di uno di tali soggetti, non rispondendo l’ente qualora le persone predette abbiano agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Richiamando l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 38343/2014, gli ermellini hanno poi affermato che i due criteri di imputazione dell’interesse e del vantaggio di pongono in rapporto di alternatività, come confermato dalla congiunzione disgiuntiva “o” presente nel testo della disposizione, dovendosi tali concetti, nei reati colposi d’evento, intendersi riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico. Nei reati colposi, l’interesse e/o vantaggio si ricollegano al risparmio nelle spese che l’ente dovrebbe sostenere per l’adozione delle misure precauzionali ovvero nell’agevolazione dell’aumento di produttività che può derivare, per l’ente, dallo sveltimento dell’attività lavorativa, “favorita” dalla mancata osservanza della normativa cautelare, il cui rispetto, invece, ne avrebbe “rallentato” i tempi.