INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Inidoneità alle mansioni del tirocinante disabile post-assunzione, obbligo di riassegnazione a mansioni diverse

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sentenza del 10 febbraio 2022, Causa C-485/20

data: 18.02.2022
Area: Diritto del Lavoro

Si applica anche a un tirocinante post-assunzione il principio secondo cui un lavoratore disabile che sia dichiarato inidoneo ad esercitare le funzioni essenziali del posto da lui occupato può beneficiare della riassegnazione ad un altro posto per il quale dispone delle competenze, delle capacità e delle disponibilità richieste. Tuttavia, una tale misura non deve imporre al datore di lavoro un onere sproporzionato.

Un lavoratore belga, che stava svolgendo un tirocinio di formazione, è stato licenziato per essere impossibilitato (a causa di una sopravvenuta disabilità) a svolgere le mansioni per le quali era stato assunto. Il licenziamento veniva impugnato dinnanzi al Consiglio di Stato, che ha chiesto alla Corte di giustizia chiarimenti relativi all’interpretazione della Direttiva 2000/78 a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro e, più precisamente, della nozione di «soluzioni ragionevoli per i lavoratori disabili». Con la sentenza in commento, la Corte di giustizia ha precisato che la Direttiva si applica alle condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro, sia dipendente che autonomo, e all’accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale. Pertanto, la formulazione di tale disposizione è sufficientemente ampia da ricomprendere anche la situazione di un lavoratore che effettua un tirocinio di formazione conseguente alla sua assunzione. La Corte ha, poi, ricordato che al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento dei disabili, devono essere previste «soluzioni ragionevoli» e ha ritenuto che, quando un lavoratore diviene definitivamente inidoneo a ricoprire il suo posto di lavoro a causa di una sopravvenuta disabilità, la sua assegnazione a un diverso posto di lavoro può rappresentare una misura appropriata nell’ambito delle «soluzioni ragionevoli». Infatti, una tale interpretazione deve ritenersi conforme a tale nozione, che deve essere intesa come diretta all’eliminazione delle barriere di diversa natura che ostacolano la piena ed effettiva partecipazione delle persone disabili alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori. Tuttavia, la Direttiva 2000/78 non può obbligare il datore di lavoro ad adottare provvedimenti che gli impongano un «onere sproporzionato». A tale proposito, per determinare se le misure in questione diano luogo a oneri sproporzionati, è necessario tener conto in particolare dei costi finanziari che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell’organizzazione o della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni. Peraltro, la Corte ha precisato che, in ogni caso, la possibilità di assegnare una persona disabile ad un altro posto di lavoro esiste solo in presenza di almeno un posto vacante che il lavoratore interessato è in grado di occupare.

Inidoneità alle mansioni del tirocinante disabile post-assunzione, obbligo di riassegnazione a mansioni diverse

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sentenza del 10 febbraio 2022, Causa C-485/20

data: 18.02.2022
Area: Diritto del Lavoro

Si applica anche a un tirocinante post-assunzione il principio secondo cui un lavoratore disabile che sia dichiarato inidoneo ad esercitare le funzioni essenziali del posto da lui occupato può beneficiare della riassegnazione ad un altro posto per il quale dispone delle competenze, delle capacità e delle disponibilità richieste. Tuttavia, una tale misura non deve imporre al datore di lavoro un onere sproporzionato.

Un lavoratore belga, che stava svolgendo un tirocinio di formazione, è stato licenziato per essere impossibilitato (a causa di una sopravvenuta disabilità) a svolgere le mansioni per le quali era stato assunto. Il licenziamento veniva impugnato dinnanzi al Consiglio di Stato, che ha chiesto alla Corte di giustizia chiarimenti relativi all’interpretazione della Direttiva 2000/78 a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro e, più precisamente, della nozione di «soluzioni ragionevoli per i lavoratori disabili». Con la sentenza in commento, la Corte di giustizia ha precisato che la Direttiva si applica alle condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro, sia dipendente che autonomo, e all’accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale. Pertanto, la formulazione di tale disposizione è sufficientemente ampia da ricomprendere anche la situazione di un lavoratore che effettua un tirocinio di formazione conseguente alla sua assunzione. La Corte ha, poi, ricordato che al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento dei disabili, devono essere previste «soluzioni ragionevoli» e ha ritenuto che, quando un lavoratore diviene definitivamente inidoneo a ricoprire il suo posto di lavoro a causa di una sopravvenuta disabilità, la sua assegnazione a un diverso posto di lavoro può rappresentare una misura appropriata nell’ambito delle «soluzioni ragionevoli». Infatti, una tale interpretazione deve ritenersi conforme a tale nozione, che deve essere intesa come diretta all’eliminazione delle barriere di diversa natura che ostacolano la piena ed effettiva partecipazione delle persone disabili alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori. Tuttavia, la Direttiva 2000/78 non può obbligare il datore di lavoro ad adottare provvedimenti che gli impongano un «onere sproporzionato». A tale proposito, per determinare se le misure in questione diano luogo a oneri sproporzionati, è necessario tener conto in particolare dei costi finanziari che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell’organizzazione o della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni. Peraltro, la Corte ha precisato che, in ogni caso, la possibilità di assegnare una persona disabile ad un altro posto di lavoro esiste solo in presenza di almeno un posto vacante che il lavoratore interessato è in grado di occupare.