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La mancata valutazione dei rischi determina la nullità dei contratti a termine stipulati

Tribunale civile di Latina, sez. Lavoro, sentenza del 10 febbraio 2022

data: 22.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Il divieto di stipulare contratti di lavoro subordinato a termine per le imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori costituisce norma imperativa, la cui ratio è diretta alla più intensa protezione dei lavoratori rispetto ai quali la flessibilità d’impiego riduce la familiarità con l’ambiente e gli strumenti di lavoro.

A tale conclusione il Tribunale giunge all’esito di un giudizio in cui il lavoratore ha agito al fine di sentir accertata (i) la illegittimità della proroga intervenuta senza causa in data 31.12.2018; (ii) la illegittimità della pattuizione a termine per mancata valutazione dei rischi; (iii) il superamento del tetto di 24 mesi per la apposizione del termine previsto dal c.d. decreto dignità; (iv)la natura in frode alla legge della previsione del termine.

Il Tribunale ritiene che l’obbligo di sicurezza verso i lavoratori con minor esperienza e familiarità verso l’ambiente di lavoro rappresenta una norma inderogabile ed imperativa.

Secondo il Giudice, incombe sul datore, che intenda sottrarsi alle conseguenze della violazione del divieto, l’onere di provare di aver assolto specificamente l’adempimento, con la valutazione dei rischi in epoca antecedente alla stipula del contratto a tempo determinato.

Su tali presupposti, il Tribunale ha accolto il ricorso del lavoratore, stante anche il mancato assolvimento del predetto onere probatorio da parte della società.

La mancata valutazione dei rischi determina la nullità dei contratti a termine stipulati

Tribunale civile di Latina, sez. Lavoro, sentenza del 10 febbraio 2022

data: 22.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Il divieto di stipulare contratti di lavoro subordinato a termine per le imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori costituisce norma imperativa, la cui ratio è diretta alla più intensa protezione dei lavoratori rispetto ai quali la flessibilità d’impiego riduce la familiarità con l’ambiente e gli strumenti di lavoro.

A tale conclusione il Tribunale giunge all’esito di un giudizio in cui il lavoratore ha agito al fine di sentir accertata (i) la illegittimità della proroga intervenuta senza causa in data 31.12.2018; (ii) la illegittimità della pattuizione a termine per mancata valutazione dei rischi; (iii) il superamento del tetto di 24 mesi per la apposizione del termine previsto dal c.d. decreto dignità; (iv)la natura in frode alla legge della previsione del termine.

Il Tribunale ritiene che l’obbligo di sicurezza verso i lavoratori con minor esperienza e familiarità verso l’ambiente di lavoro rappresenta una norma inderogabile ed imperativa.

Secondo il Giudice, incombe sul datore, che intenda sottrarsi alle conseguenze della violazione del divieto, l’onere di provare di aver assolto specificamente l’adempimento, con la valutazione dei rischi in epoca antecedente alla stipula del contratto a tempo determinato.

Su tali presupposti, il Tribunale ha accolto il ricorso del lavoratore, stante anche il mancato assolvimento del predetto onere probatorio da parte della società.