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Lavoratore non vaccinato in ambito sanitario – conseguenze

Tribunale di Modena – Ordinanza n. 2467 del 23 luglio 2021

data: 10.09.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con l’ordinanza n. 2467 dello 23 luglio 2021, il Tribunale di Modena ha affermato che: Il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all’interno dei locali aziendali. Infatti, l’art. 2087 cod. civ., quale diretta estrinsecazione dell’art. 32 Cost., impone al datore di lavoro di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che, secondo la migliore scienza ed esperienza, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica del prestatore di lavoro. Inoltre, il Tribunale modenese ha ricordato che la Direttiva UE 2020/739 del 3 giugno 2020 ha inserito il Covid-19 nell’elenco degli agenti biologici per cui è obbligatoria la protezione anche negli ambienti di lavoro. Sulla scorta di quanto sopra, il Tribunale ha precisato che il datore è obbligato a tutelare il personale anche dal rischio Coronavirus.

Nel caso di specie, due fisioterapiste di una RSA, assunte da una cooperativa di Modena, hanno presentato ricorso contro quest’ultima, per veder riconoscere l’illegittimità della loro sospensione dal lavoro senza retribuzione a seguito del loro rifiuto di vaccinarsi. La sospensione era stata inflitta prima dell’entrata in vigore dell’art.4 del D.L. 44/2021, che prevede l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario e che non poteva essere applicato in questo caso, non avendo efficacia retroattiva.

Il Tribunale ha, quindi, applicato alla vicenda le norme di portata generale sopra richiamate, applicabili al caso ratione temporis, dichiarando legittima la sospensione decisa dal datore di lavoro. Infatti, il Giudice ha precisato che il diritto alla libertà di autodeterminazione deve essere bilanciato con altri diritti costituzionali, come quello alla salute degli altri consociati (clienti, dipendenti, collaboratori), e con il principio di libera iniziativa economica.

Tuttavia, è opportuno evidenziare che secondo il Tribunale la mancata vaccinazione delle dipendenti non può assumere rilievo disciplinare, bensì può condurre legittimamente alla sospensione senza retribuzione se comporta una valutazione oggettiva di idoneità alle mansioni, effettuata dal medico del lavoro.

Inoltre, il Tribunale non ha ravvisato violazioni della privacy delle lavoratrici che avevano fornito il consenso al trattamento del dato relativo alla mancata sottoposizione al vaccino.

Lavoratore non vaccinato in ambito sanitario – conseguenze

Tribunale di Modena – Ordinanza n. 2467 del 23 luglio 2021

data: 10.09.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con l’ordinanza n. 2467 dello 23 luglio 2021, il Tribunale di Modena ha affermato che: Il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all’interno dei locali aziendali. Infatti, l’art. 2087 cod. civ., quale diretta estrinsecazione dell’art. 32 Cost., impone al datore di lavoro di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che, secondo la migliore scienza ed esperienza, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica del prestatore di lavoro. Inoltre, il Tribunale modenese ha ricordato che la Direttiva UE 2020/739 del 3 giugno 2020 ha inserito il Covid-19 nell’elenco degli agenti biologici per cui è obbligatoria la protezione anche negli ambienti di lavoro. Sulla scorta di quanto sopra, il Tribunale ha precisato che il datore è obbligato a tutelare il personale anche dal rischio Coronavirus.

Nel caso di specie, due fisioterapiste di una RSA, assunte da una cooperativa di Modena, hanno presentato ricorso contro quest’ultima, per veder riconoscere l’illegittimità della loro sospensione dal lavoro senza retribuzione a seguito del loro rifiuto di vaccinarsi. La sospensione era stata inflitta prima dell’entrata in vigore dell’art.4 del D.L. 44/2021, che prevede l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario e che non poteva essere applicato in questo caso, non avendo efficacia retroattiva.

Il Tribunale ha, quindi, applicato alla vicenda le norme di portata generale sopra richiamate, applicabili al caso ratione temporis, dichiarando legittima la sospensione decisa dal datore di lavoro. Infatti, il Giudice ha precisato che il diritto alla libertà di autodeterminazione deve essere bilanciato con altri diritti costituzionali, come quello alla salute degli altri consociati (clienti, dipendenti, collaboratori), e con il principio di libera iniziativa economica.

Tuttavia, è opportuno evidenziare che secondo il Tribunale la mancata vaccinazione delle dipendenti non può assumere rilievo disciplinare, bensì può condurre legittimamente alla sospensione senza retribuzione se comporta una valutazione oggettiva di idoneità alle mansioni, effettuata dal medico del lavoro.

Inoltre, il Tribunale non ha ravvisato violazioni della privacy delle lavoratrici che avevano fornito il consenso al trattamento del dato relativo alla mancata sottoposizione al vaccino.