INTRANET
Copyright 2020 - Quorum Studio Legale e Tributario Associato - Credits

Licenziamento illegittimo, indennità risarcitoria, aliunde peceptum e tetto massimo di dodici mensilità

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 07 febbraio 2022, n. 3824

data: 27.02.2022
Area: Diritto del Lavoro

In base all’art. 18, comma 4, l. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1 comma 42, l. n. 92 del 2012, la determinazione dell’indennità risarcitoria deve avvenire attraverso il calcolo dell’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, a titolo di aliunde perceptum o percipiendum, e, comunque, entro la misura massima corrispondente a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto, senza che possa attribuirsi rilievo alla collocazione temporale della o delle attività lavorative svolte dal dipendente licenziato nel corso del periodo di estromissione; se il risultato di questo calcolo è superiore o uguale all’importo corrispondente a dodici mensilità di retribuzione, l’indennità va riconosciuta in misura pari a tale tetto massimo .

Il caso trae origine da una pronuncia della Corte di Appello di Milano che confermava la sussistenza di un unico centro di imputazione datoriale tra due società e, per l’effetto, accertava l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore all’esito della procedura di licenziamento collettivo attivata dalla società formale datrice di lavoro, con conseguente condanna di entrambe le resistenti, in solido, alla reintegrazione del dipendente ed al pagamento di un’indennità risarcitoria.

Contro tale pronuncia le società ricorrevano alla Corte di Cassazione, articolando vari motivi. Tra questi, con il quinto e  ultimo motivo, le ricorrenti si dolevano della violazione e falsa applicazione dell’art. 18, comma 4, Stat. Lav., sostenendo, in particolare, che “l’aliunde perceptum o percipiendum dovesse essere detratto dal tetto massimo delle dodici mensilità”.

Il motivo non  è stato accolto in quanto, con la sentenza in commento, la Corte ha statuito che “le somme aliunde percepite o percepibili dal lavoratore nel periodo di estromissione vanno quindi sottratte, con un semplice calcolo aritmetico, dall’ammontare complessivo del danno subito per effetto del recesso e pari, secondo il disposto normativo, alle retribuzioni spettanti per l’intero periodo dal licenziamento alla reintegra; se il risultato di questo calcolo è superiore o uguale all’importo corrispondente a dodici mensilità di retribuzione, l’indennità va riconosciuta in misura pari a tale tetto massimo; in altri termini, la previsione normativa del tetto massimo delle dodici mensilità non incide sul sistema di calcolo del danno effettivamente subito dal lavoratore per effetto del licenziamento (pari alle retribuzioni perse nel periodo di estromissione, depurate di quanto aliunde percepito o percepibile), e rileva solo all’esito del conteggio eseguito, in termini di limite massimo entro cui l’indennità risarcitoria può essere riconosciuta”.

Licenziamento illegittimo, indennità risarcitoria, aliunde peceptum e tetto massimo di dodici mensilità

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 07 febbraio 2022, n. 3824

data: 27.02.2022
Area: Diritto del Lavoro

In base all’art. 18, comma 4, l. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1 comma 42, l. n. 92 del 2012, la determinazione dell’indennità risarcitoria deve avvenire attraverso il calcolo dell’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, a titolo di aliunde perceptum o percipiendum, e, comunque, entro la misura massima corrispondente a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto, senza che possa attribuirsi rilievo alla collocazione temporale della o delle attività lavorative svolte dal dipendente licenziato nel corso del periodo di estromissione; se il risultato di questo calcolo è superiore o uguale all’importo corrispondente a dodici mensilità di retribuzione, l’indennità va riconosciuta in misura pari a tale tetto massimo .

Il caso trae origine da una pronuncia della Corte di Appello di Milano che confermava la sussistenza di un unico centro di imputazione datoriale tra due società e, per l’effetto, accertava l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore all’esito della procedura di licenziamento collettivo attivata dalla società formale datrice di lavoro, con conseguente condanna di entrambe le resistenti, in solido, alla reintegrazione del dipendente ed al pagamento di un’indennità risarcitoria.

Contro tale pronuncia le società ricorrevano alla Corte di Cassazione, articolando vari motivi. Tra questi, con il quinto e  ultimo motivo, le ricorrenti si dolevano della violazione e falsa applicazione dell’art. 18, comma 4, Stat. Lav., sostenendo, in particolare, che “l’aliunde perceptum o percipiendum dovesse essere detratto dal tetto massimo delle dodici mensilità”.

Il motivo non  è stato accolto in quanto, con la sentenza in commento, la Corte ha statuito che “le somme aliunde percepite o percepibili dal lavoratore nel periodo di estromissione vanno quindi sottratte, con un semplice calcolo aritmetico, dall’ammontare complessivo del danno subito per effetto del recesso e pari, secondo il disposto normativo, alle retribuzioni spettanti per l’intero periodo dal licenziamento alla reintegra; se il risultato di questo calcolo è superiore o uguale all’importo corrispondente a dodici mensilità di retribuzione, l’indennità va riconosciuta in misura pari a tale tetto massimo; in altri termini, la previsione normativa del tetto massimo delle dodici mensilità non incide sul sistema di calcolo del danno effettivamente subito dal lavoratore per effetto del licenziamento (pari alle retribuzioni perse nel periodo di estromissione, depurate di quanto aliunde percepito o percepibile), e rileva solo all’esito del conteggio eseguito, in termini di limite massimo entro cui l’indennità risarcitoria può essere riconosciuta”.