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Licenziamento nullo – motivo illecito determinante e motivo lecito formalmente addotto

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 1514 del 25 gennaio 2021

data: 04.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Cassazione, con la Sentenza n. 1541 del 25 gennaio 2021, si è nuovamente pronunciata in tema di licenziamento nullo perché ritorsivo.

Nel caso di specie la ricorrente lamentava che la Corte di merito aveva omesso di valutare la circostanza (non contestata nei giudizi di merito dal datore di lavoro) dell’esistenza di contrasti interni tra l’ex dipendente e il personale religioso che prestava la sua opera in favore del datore di lavoro (una Congregazione), quale elemento presuntivo dell’inesistenza del nesso causale tra la riorganizzazione della struttura produttiva e il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatole dal datore di lavoro.

La Corte, richiamando le proprie pronunce precedenti, ha affermato che, in tema di licenziamento nullo perché ritorsivo, il motivo illecito addotto ex art. 1345 c.c. deve essere determinante, cioè deve costituire l’unica effettiva ragione di recesso, ed esclusivo, nel senso che il motivo lecito formalmente addotto risulti insussistente nel riscontro giudiziale; ne consegue che la verifica dei fatti allegati dal lavoratore, ai fini dell’applicazione della tutela prevista dall’art. 18, comma 1, L. n. 300/1970, richiede il preventivo accertamento dell’insussistenza della causale posta a fondamento del licenziamento (cfr. Cass. n. 9468/2019 e Cass. n. 23583/2019).

Con la decisione in esame, gli ermellini hanno ritenuto che la Corte distrettuale si sia conformata ai principi di diritto espressi dalla Suprema Corte e, una volta accertata la sussistenza di un giustificato motivo oggettivo di recesso, abbia correttamente ritenuto superfluo indagarne il carattere ritorsivo in quanto mancante il requisito determinante dell’efficacia determinativa esclusiva.

Licenziamento nullo – motivo illecito determinante e motivo lecito formalmente addotto

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 1514 del 25 gennaio 2021

data: 04.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Cassazione, con la Sentenza n. 1541 del 25 gennaio 2021, si è nuovamente pronunciata in tema di licenziamento nullo perché ritorsivo.

Nel caso di specie la ricorrente lamentava che la Corte di merito aveva omesso di valutare la circostanza (non contestata nei giudizi di merito dal datore di lavoro) dell’esistenza di contrasti interni tra l’ex dipendente e il personale religioso che prestava la sua opera in favore del datore di lavoro (una Congregazione), quale elemento presuntivo dell’inesistenza del nesso causale tra la riorganizzazione della struttura produttiva e il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatole dal datore di lavoro.

La Corte, richiamando le proprie pronunce precedenti, ha affermato che, in tema di licenziamento nullo perché ritorsivo, il motivo illecito addotto ex art. 1345 c.c. deve essere determinante, cioè deve costituire l’unica effettiva ragione di recesso, ed esclusivo, nel senso che il motivo lecito formalmente addotto risulti insussistente nel riscontro giudiziale; ne consegue che la verifica dei fatti allegati dal lavoratore, ai fini dell’applicazione della tutela prevista dall’art. 18, comma 1, L. n. 300/1970, richiede il preventivo accertamento dell’insussistenza della causale posta a fondamento del licenziamento (cfr. Cass. n. 9468/2019 e Cass. n. 23583/2019).

Con la decisione in esame, gli ermellini hanno ritenuto che la Corte distrettuale si sia conformata ai principi di diritto espressi dalla Suprema Corte e, una volta accertata la sussistenza di un giustificato motivo oggettivo di recesso, abbia correttamente ritenuto superfluo indagarne il carattere ritorsivo in quanto mancante il requisito determinante dell’efficacia determinativa esclusiva.