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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo in frode alla legge

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 10869 del 23 aprile 2021

data: 07.05.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con la Sentenza n. 10869 del 23 aprile 2021, la Corte di Cassazione si è espressa in merito alla legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo comminato successivamente a una procedura di licenziamento collettivo per le medesime ragioni poste alla base di quest’ultima.

Gli ermellini hanno concordato con la corte di merito nel ritenere che il licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo costituisse un negozio in frode alla legge ai sensi dell’art. 1344 c.c.

In particolare, i giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che non è consentito al datore di lavoro tornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale e ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali la cui legittimità è subordinata alla individuazione di situazioni di fatto diverse da quelle poste a base del licenziamento collettivo, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo disposto (nella specie per soppressione della posizione lavorativa) per gli stessi motivi già addotti a fondamento di un precedente licenziamento collettivo, a meno che non sia risultato nullo né inefficace, realizza uno schema fraudolento ai sensi dell’art. 1344 c.c.

Ricorda la Corte che la peculiarità del negozio in frode alla legge consiste nel fatto che gli stipulanti raggiungono, attraverso gli accordi contrattuali, il medesimo risultato vietato dalla legge: con la conseguenza che, nonostante l’abuso del mezzo e la distorsione della sua funzione ordinaria si vuole in concreto realizzare.

Infine, i giudici della Cassazione hanno precisato che la verifica di ricorrenze della frode alla legge, che si realizza ove si manifesti una divergenza fra la causa tipica dell’atto negoziale e la determinazione causale del suo autore indirizzato alla elusione di una norma imperativa, è rimessa al giudice di merito, la cui valutazione è incensurabile in cassazione ove correttamente adeguata e motivata.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo in frode alla legge

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 10869 del 23 aprile 2021

data: 07.05.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con la Sentenza n. 10869 del 23 aprile 2021, la Corte di Cassazione si è espressa in merito alla legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo comminato successivamente a una procedura di licenziamento collettivo per le medesime ragioni poste alla base di quest’ultima.

Gli ermellini hanno concordato con la corte di merito nel ritenere che il licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo costituisse un negozio in frode alla legge ai sensi dell’art. 1344 c.c.

In particolare, i giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che non è consentito al datore di lavoro tornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale e ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali la cui legittimità è subordinata alla individuazione di situazioni di fatto diverse da quelle poste a base del licenziamento collettivo, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo disposto (nella specie per soppressione della posizione lavorativa) per gli stessi motivi già addotti a fondamento di un precedente licenziamento collettivo, a meno che non sia risultato nullo né inefficace, realizza uno schema fraudolento ai sensi dell’art. 1344 c.c.

Ricorda la Corte che la peculiarità del negozio in frode alla legge consiste nel fatto che gli stipulanti raggiungono, attraverso gli accordi contrattuali, il medesimo risultato vietato dalla legge: con la conseguenza che, nonostante l’abuso del mezzo e la distorsione della sua funzione ordinaria si vuole in concreto realizzare.

Infine, i giudici della Cassazione hanno precisato che la verifica di ricorrenze della frode alla legge, che si realizza ove si manifesti una divergenza fra la causa tipica dell’atto negoziale e la determinazione causale del suo autore indirizzato alla elusione di una norma imperativa, è rimessa al giudice di merito, la cui valutazione è incensurabile in cassazione ove correttamente adeguata e motivata.