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Licenziamento per superamento del comporto – socio lavoratore – onere probatorio

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 20 ottobre 2020, n. 22794

data: 30.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 22794 del 20 ottobre 2020, si è espressa riguardo all’onere della prova dei fatti giustificativi del licenziamento per superamento del periodo di comporto. Nel caso di specie il licenziamento era stato intimato a un dipendente socio di cooperativa e il vincolo associativo costituiva uno degli elementi costitutivi della legittimità del licenziamento in virtù del periodo di comporto ridotto per la categoria rispetto a quello previsto dal CCNL applicabile ai dipendenti.

Gli ermellini rilevano che il licenziamento per superamento del periodo di comporto è assimilabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo e il datore di lavoro, pur potendo limitarsi a indicazioni complessive come la determinazione del numero totale delle assenze verificatesi in un determinato periodo, ha tuttavia l’onere, nell’eventuale sede giudiziaria di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato. Tale principio era già stato espresso dai giudici di legittimità (Cfr. Cass. n. 11092/2005, Cass. n. 23920/2010, Cass. 14143/2012).

Con riferimento al vincolo associativo, la Cassazione avalla la decisione della Corte territoriale secondo cui l’onere probatorio della sussistenza di tale rapporto compete alla società e, ove tale onere non sia assolto, deve escludersi la possibilità di attribuire al lavoratore la qualità di socio-lavoratore, dovendo egli essere considerato un lavoratore subordinato puro e semplice (a riguardo la Corte richiama Cass. n. 3043/2011 e Cass. n. 21959/2018).

Secondo la Suprema Corte, poiché nel caso di specie il fatto costitutivo del potere di recesso risiede nel superamento del periodo di comporto fissato dalla normativa regolamentare, di durata inferiore al periodo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva, gravava sulla società cooperativa dimostrare la qualità di socio del lavoratore.

Infine la Cassazione, richiamando i propri precedenti, precisa che sul piano probatorio, qualora vi sia discrepanza tra il fatto costitutivo (la delibera di ammissione in qualità di socio della cooperativa da parte degli amministratori) e l’aspetto documentale e riproduttivo dello stesso (trascrizione della delibera nel libro delle deliberazioni di consiglio e nel libro dei soci), il primo assume rilievo essenziale, ma, in assenza di contestazioni circa l’esattezza di quanto riportato sul documento, la prova della qualità di socio può essere data o con i dati annotati nel relativo libro soci, o con altro fattore di prova equivalente, individuandosi l’equivalente valore probatorio nella dimostrazione del fatto costitutivo e, cioè, della delibera del Consiglio (Cfr. Cass. n. 4023/1992).

Licenziamento per superamento del comporto – socio lavoratore – onere probatorio

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 20 ottobre 2020, n. 22794

data: 30.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 22794 del 20 ottobre 2020, si è espressa riguardo all’onere della prova dei fatti giustificativi del licenziamento per superamento del periodo di comporto. Nel caso di specie il licenziamento era stato intimato a un dipendente socio di cooperativa e il vincolo associativo costituiva uno degli elementi costitutivi della legittimità del licenziamento in virtù del periodo di comporto ridotto per la categoria rispetto a quello previsto dal CCNL applicabile ai dipendenti.

Gli ermellini rilevano che il licenziamento per superamento del periodo di comporto è assimilabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo e il datore di lavoro, pur potendo limitarsi a indicazioni complessive come la determinazione del numero totale delle assenze verificatesi in un determinato periodo, ha tuttavia l’onere, nell’eventuale sede giudiziaria di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato. Tale principio era già stato espresso dai giudici di legittimità (Cfr. Cass. n. 11092/2005, Cass. n. 23920/2010, Cass. 14143/2012).

Con riferimento al vincolo associativo, la Cassazione avalla la decisione della Corte territoriale secondo cui l’onere probatorio della sussistenza di tale rapporto compete alla società e, ove tale onere non sia assolto, deve escludersi la possibilità di attribuire al lavoratore la qualità di socio-lavoratore, dovendo egli essere considerato un lavoratore subordinato puro e semplice (a riguardo la Corte richiama Cass. n. 3043/2011 e Cass. n. 21959/2018).

Secondo la Suprema Corte, poiché nel caso di specie il fatto costitutivo del potere di recesso risiede nel superamento del periodo di comporto fissato dalla normativa regolamentare, di durata inferiore al periodo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva, gravava sulla società cooperativa dimostrare la qualità di socio del lavoratore.

Infine la Cassazione, richiamando i propri precedenti, precisa che sul piano probatorio, qualora vi sia discrepanza tra il fatto costitutivo (la delibera di ammissione in qualità di socio della cooperativa da parte degli amministratori) e l’aspetto documentale e riproduttivo dello stesso (trascrizione della delibera nel libro delle deliberazioni di consiglio e nel libro dei soci), il primo assume rilievo essenziale, ma, in assenza di contestazioni circa l’esattezza di quanto riportato sul documento, la prova della qualità di socio può essere data o con i dati annotati nel relativo libro soci, o con altro fattore di prova equivalente, individuandosi l’equivalente valore probatorio nella dimostrazione del fatto costitutivo e, cioè, della delibera del Consiglio (Cfr. Cass. n. 4023/1992).