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Mobbing – demansionamento ed elementi costitutivi – onere della prova

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 6079 del 4 marzo 2021

data: 11.03.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 6079 del 4 marzo 2021 si è espressa in tema di mobbing, demansionamento e condotte datoriali illegittimi.

Nel caso all’esame della Corte, parte ricorrente sosteneva di essere stata vittima di mobbing per una serie di procedimenti disciplinari instaurati nei suoi confronti nonché per l’asserita privazione degli incarichi affidatile.

La Corte di merito aveva affermato che non era emersa alcuna strategia di attacco mirato nei confronti della dipendente, caratterizzata da intento persecutorio e, perciò, aveva rigettato la relativa domanda nel giudizio d’appello.

La Suprema Corte ha preventivamente richiamato quanto affermato dalla Corte costituzionale e recepito dalla giurisprudenza di legittimità: il mobbing rientra tra le situazioni potenzialmente dannose e non normativamente tipizzate e designa un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito o dal suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all’obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo (cfr. Corte Cost. n. 359/2003; Cass. n. 17698/2014; Cass. n. 18927/2012).

Alla luce degli orientamenti richiamati, gli ermellini hanno ribadito quanto già affermato in una recente decisione e cioè che, ai fini della configurabilità di una ipotesi di “mobbing”, non è condizione sufficiente l’accertata esistenza di una dequalificazione o di plurime condotte datoriali illegittime, essendo a tal fine necessario che il lavoratore alleghi e provi, con ulteriori e concreti elementi, che i comportamenti datoriali siano il frutto di un disegno persecutorio unificante, preordinato alla prevaricazione (Cfr. Cass. n. 10992/2020).

Mobbing – demansionamento ed elementi costitutivi – onere della prova

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 6079 del 4 marzo 2021

data: 11.03.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 6079 del 4 marzo 2021 si è espressa in tema di mobbing, demansionamento e condotte datoriali illegittimi.

Nel caso all’esame della Corte, parte ricorrente sosteneva di essere stata vittima di mobbing per una serie di procedimenti disciplinari instaurati nei suoi confronti nonché per l’asserita privazione degli incarichi affidatile.

La Corte di merito aveva affermato che non era emersa alcuna strategia di attacco mirato nei confronti della dipendente, caratterizzata da intento persecutorio e, perciò, aveva rigettato la relativa domanda nel giudizio d’appello.

La Suprema Corte ha preventivamente richiamato quanto affermato dalla Corte costituzionale e recepito dalla giurisprudenza di legittimità: il mobbing rientra tra le situazioni potenzialmente dannose e non normativamente tipizzate e designa un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito o dal suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all’obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo (cfr. Corte Cost. n. 359/2003; Cass. n. 17698/2014; Cass. n. 18927/2012).

Alla luce degli orientamenti richiamati, gli ermellini hanno ribadito quanto già affermato in una recente decisione e cioè che, ai fini della configurabilità di una ipotesi di “mobbing”, non è condizione sufficiente l’accertata esistenza di una dequalificazione o di plurime condotte datoriali illegittime, essendo a tal fine necessario che il lavoratore alleghi e provi, con ulteriori e concreti elementi, che i comportamenti datoriali siano il frutto di un disegno persecutorio unificante, preordinato alla prevaricazione (Cfr. Cass. n. 10992/2020).