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Parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici: è invocabile sia per uno “stesso lavoro” che per “lavoro di pari valore”

Corte di Giustizia dell’Unione Europea- Sentenza del 3 giugno 2021, causa n. C-624/19

data: 11.06.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 3 giugno 2021, emessa nella causa n. C-624/19, ha chiarito che il principio di parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici, sancito dall’articolo 157 del TFUE, è direttamente applicabile – e di conseguenza invocabile dal cittadino nei procedimenti tra privati – non solo di fronte a uno “stesso lavoro”, ma anche nell’ipotesi di “lavoro di pari valore”.

Nel caso di specie, una società britannica attiva nella vendita di generi alimentari era stata citata in giudizio per violazione dell’art. 157 del TFUE, da alcune sue dipendenti, perché le stesse non avevano beneficiato di una retribuzione pari a quella percepita dai colleghi per uno stesso lavoro (svolto in stabilimenti differenti), in violazione della legge del 2010 in materia di parità di trattamento nonché dell’articolo 157 TFUE.

La società, si è difesa sostenendo che l’art. 157 del TFUE (secondo il quale «ciascuno Stato membro assicura l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore») avesse un effetto diretto solo nell’ambito di azioni fondate su uno «stesso lavoro», ma che di fronte a un «lavoro di pari valore» la norma necessitasse di essere precisata da disposizioni di diritto nazionale o del diritto dell’Unione. La Corte ha respinto la tesi della società, precisando che è l’articolo 157 del TFUE non può suffragare una tale interpretazione e che lo stesso impone l’applicazione del principio della parità di retribuzione dei lavoratori di sesso maschile e di quelli di sesso femminile nel caso in cui il lavoro sia uguale ovvero, secondo la sua costante giurisprudenza, sia di valore uguale. L’accertamento relativo alla natura di “stesso lavoro” o di “lavoro di pari valore” del lavoro svolto dai dipendenti interessati, come previsto all’articolo 157 TFUE, comporta una valutazione di fatto del giudice. A tal riguardo, la Corte ha ricordato che il giudice nazionale, che è l’unico competente a verificare e valutare i fatti, nell’accertare se il lavoro svolto dalle lavoratrici abbia o meno un valore uguale a quello svolto dai lavoratori, deve tenere conto della natura concreta delle attività svolte. L’articolo 157 TFUE secondo la Corte può essere invocato dinanzi ai giudici nazionali in una controversia basata su un lavoro di pari valore svolto da lavoratori di sesso diverso aventi lo stesso datore di lavoro e presso stabilimenti diversi di detto datore di lavoro, giacché quest’ultimo costituisce un’unica fonte.

Parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici: è invocabile sia per uno “stesso lavoro” che per “lavoro di pari valore”

Corte di Giustizia dell’Unione Europea- Sentenza del 3 giugno 2021, causa n. C-624/19

data: 11.06.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 3 giugno 2021, emessa nella causa n. C-624/19, ha chiarito che il principio di parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici, sancito dall’articolo 157 del TFUE, è direttamente applicabile – e di conseguenza invocabile dal cittadino nei procedimenti tra privati – non solo di fronte a uno “stesso lavoro”, ma anche nell’ipotesi di “lavoro di pari valore”.

Nel caso di specie, una società britannica attiva nella vendita di generi alimentari era stata citata in giudizio per violazione dell’art. 157 del TFUE, da alcune sue dipendenti, perché le stesse non avevano beneficiato di una retribuzione pari a quella percepita dai colleghi per uno stesso lavoro (svolto in stabilimenti differenti), in violazione della legge del 2010 in materia di parità di trattamento nonché dell’articolo 157 TFUE.

La società, si è difesa sostenendo che l’art. 157 del TFUE (secondo il quale «ciascuno Stato membro assicura l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore») avesse un effetto diretto solo nell’ambito di azioni fondate su uno «stesso lavoro», ma che di fronte a un «lavoro di pari valore» la norma necessitasse di essere precisata da disposizioni di diritto nazionale o del diritto dell’Unione. La Corte ha respinto la tesi della società, precisando che è l’articolo 157 del TFUE non può suffragare una tale interpretazione e che lo stesso impone l’applicazione del principio della parità di retribuzione dei lavoratori di sesso maschile e di quelli di sesso femminile nel caso in cui il lavoro sia uguale ovvero, secondo la sua costante giurisprudenza, sia di valore uguale. L’accertamento relativo alla natura di “stesso lavoro” o di “lavoro di pari valore” del lavoro svolto dai dipendenti interessati, come previsto all’articolo 157 TFUE, comporta una valutazione di fatto del giudice. A tal riguardo, la Corte ha ricordato che il giudice nazionale, che è l’unico competente a verificare e valutare i fatti, nell’accertare se il lavoro svolto dalle lavoratrici abbia o meno un valore uguale a quello svolto dai lavoratori, deve tenere conto della natura concreta delle attività svolte. L’articolo 157 TFUE secondo la Corte può essere invocato dinanzi ai giudici nazionali in una controversia basata su un lavoro di pari valore svolto da lavoratori di sesso diverso aventi lo stesso datore di lavoro e presso stabilimenti diversi di detto datore di lavoro, giacché quest’ultimo costituisce un’unica fonte.