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Procedibilità delle domande in sede giudiziaria e tentativo di conciliazione

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 698 del 18 gennaio 2021

data: 22.01.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza n. 698 del 18 gennaio 2021, la Suprema Corte si è pronunciata in tema di procedibilità delle domande in sede giudiziaria anche quanto non formulate in sede di tentativo di conciliazione. Sotto altro profilo gli ermellini si sono pronunciati sull’interpretazione della portata abdicativa delle dichiarazioni sottoscritte dal lavoratore dipendente in sede di tentativo di conciliazione.

Il caso posto all’esame della Corte riguardava la domanda, avanzata da una lavoratrice dipendente, di accertamento della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato a partire dall’anno precedente rispetto alla data di inizio effettivamente formalizzata dalle parti. In tale contesto, la lavoratrice aveva esperito due tentativi di conciliazione che specificavano la data di inizio e di fine del rapporto subordinato, laddove la data iniziale coincideva con la data formalizzata e non con quella precedente, dedotta nella domanda giudiziale della dipendente.

La Suprema Corte ha avallato la decisione della Corte di merito secondo la quale, con riferimento al rapporto tra istanze specificate in sede di tentativo di conciliazione e quelle avanzate in via giudiziaria, la previa indicazione dei vantati diritti non esclude – in caso di esito negativo della conciliazione – la possibilità di rivendicarne altri.

Gli ermellini hanno giudicato non censurabile la decisione di merito anche, con riferimento all’interpretazione delle dichiarazioni sottoscritte dalla dipendente in sede di tentativo di conciliazione. Nello specifico la Corte di merito ha ritenuto che l’indicazione della data di inizio e fine del rapporto di lavoro subordinato, fatta dalla lavoratrice, non rappresentasse il cosciente intento di abdicare altri diritti concernenti periodi diversi rispetto a quello regolarizzato.

Secondo la Cassazione si tratta di un’interpretazione ragionevole e lineare, che si sottrae al sindacato di legittimità perché, quella dei giudici di merito non deve essere l’unica interpretazione possibile o la migliore in astratto, ma una delle possibili interpretazioni, di talché la parte non può dolersi in sede di legittimità che sia stata privilegiata l’una anziché l’altra. Sul punto gli ermellini richiamo i propri precedenti orientamenti (cfr. Cass. n. 24539/2009 e Cass n. 27136/2017).

Procedibilità delle domande in sede giudiziaria e tentativo di conciliazione

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 698 del 18 gennaio 2021

data: 22.01.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza n. 698 del 18 gennaio 2021, la Suprema Corte si è pronunciata in tema di procedibilità delle domande in sede giudiziaria anche quanto non formulate in sede di tentativo di conciliazione. Sotto altro profilo gli ermellini si sono pronunciati sull’interpretazione della portata abdicativa delle dichiarazioni sottoscritte dal lavoratore dipendente in sede di tentativo di conciliazione.

Il caso posto all’esame della Corte riguardava la domanda, avanzata da una lavoratrice dipendente, di accertamento della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato a partire dall’anno precedente rispetto alla data di inizio effettivamente formalizzata dalle parti. In tale contesto, la lavoratrice aveva esperito due tentativi di conciliazione che specificavano la data di inizio e di fine del rapporto subordinato, laddove la data iniziale coincideva con la data formalizzata e non con quella precedente, dedotta nella domanda giudiziale della dipendente.

La Suprema Corte ha avallato la decisione della Corte di merito secondo la quale, con riferimento al rapporto tra istanze specificate in sede di tentativo di conciliazione e quelle avanzate in via giudiziaria, la previa indicazione dei vantati diritti non esclude – in caso di esito negativo della conciliazione – la possibilità di rivendicarne altri.

Gli ermellini hanno giudicato non censurabile la decisione di merito anche, con riferimento all’interpretazione delle dichiarazioni sottoscritte dalla dipendente in sede di tentativo di conciliazione. Nello specifico la Corte di merito ha ritenuto che l’indicazione della data di inizio e fine del rapporto di lavoro subordinato, fatta dalla lavoratrice, non rappresentasse il cosciente intento di abdicare altri diritti concernenti periodi diversi rispetto a quello regolarizzato.

Secondo la Cassazione si tratta di un’interpretazione ragionevole e lineare, che si sottrae al sindacato di legittimità perché, quella dei giudici di merito non deve essere l’unica interpretazione possibile o la migliore in astratto, ma una delle possibili interpretazioni, di talché la parte non può dolersi in sede di legittimità che sia stata privilegiata l’una anziché l’altra. Sul punto gli ermellini richiamo i propri precedenti orientamenti (cfr. Cass. n. 24539/2009 e Cass n. 27136/2017).