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È consentita al giudice la sussunzione della condotta addebitata al lavoratore nella previsione contrattuale che punisca l’illecito con sanzione conservativa anche laddove tale previsione sia espressa attraverso clausole generali o elastiche

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 11/04/2022, n.11665

data: 15.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Un lavoratore (comandante delle guardie giurate) è stato licenziato per giusta causa. La sanzione espulsiva è stata irrogata a seguito di contestazione disciplinare relativa a tre episodi, ovvero: (i) avere criticato e denigrato i responsabili dell’impresa in una conversazione via chat con una collega; (ii) non aver denunciato l’aggressione con lesioni subita da una guardia giurata durante il servizio; (iii) avere omesso per cinque mesi di segnalare alla Questura i turni di servizio del personale, come imposto da precise direttive.

In primo grado il lavoratore viene reintegrato. La Corte d’Appello di Trieste, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna la società datrice al pagamento di un’indennità pari a venti mensilità. Il lavoratore ha adito la Corte di Cassazione al fine di vedersi riconoscere la tutela reintegratoria, in quanto, a suo dire, la Corte territoriale avrebbe applicato la sola tutela indennitaria ad una fattispecie in cui il fatto contestato era contemplato dalla fonte negoziale collettiva, vincolante per il datore di lavoro, tra quelli punibili con sanzione conservativa.

La Società propone ricorso incidentale al fine di ottenere una revisione circa la valutazione di rilevanza disciplinare della condotta offerta dai giudici di merito.

Nell’accogliere le ragioni del ricorrente, gli Ermellini hanno in primo luogo precisato, mediante ampia disamina, quali siano i criteri per individuare la tutela concretamente applicabile al licenziamento ai sensi di quanto disposto dall’art. 18, come novellato dalla richiamata Legge n. 92/2012.

La Corte, in proposito, ha richiamato il consolidato orientamento di legittimità affermatosi a partire dalla sentenza n. 12365/2019, secondo cui “solo ove il fatto contestato ed accertato sia espressamente contemplato da una previsione di fonte negoziale vincolante per il datore …che tipizzi la condotta del lavoratore come punibile con sanzione conservativa, il licenziamento sarà non solo illegittimo ma anche meritevole della tutela reintegratoria prevista dal comma 4 dell’art. 18 novellato...”.

Difatti, l’accesso alla tutela reale è, per effetto delle ultime modifiche, subordinato ad una valutazione di proporzionalità fra sanzione conservativa e fatto in addebito, tipizzata dalla contrattazione collettiva.

Si è ribadito, in tale contesto, che in tutti i casi in cui il CCNL rimetta al giudice la valutazione dell’esistenza di un simile rapporto di proporzione, al lavoratore spetti la sola tutela indennitaria, escludendosi “che in tale disciplina sia ravvisabile una disparità di trattamento, connessa alla tipizzazione o meno operata dalle parti collettive delle condotte di rilievo disciplinare, evidenziandosi che si tratterebbe piuttosto dell’espressione di una libera scelta del legislatore, fondata sulla valorizzazione dell’autonomia collettiva in materia“.

Rispetto a tali assunti, la Cassazione ha comunque ritenuto necessario un chiarimento: al fine di selezionare la tutela applicabile tra quelle previste dall’art. 18 commi 4 e 5 “è consentita al giudice la sussunzione della condotta addebitata al lavoratore ed in concreto accertata giudizialmente nella previsione contrattuale che punisca l’illecito con sanzione conservativa anche laddove tale previsione sia espressa attraverso clausole generali o elastiche“.

Questa operazione di interpretazione e sussunzione – si legge nella sentenza – “non trasmoda nel giudizio di proporzionalità della sanzione rispetto al fatto contestato, restando nei limiti dell’attuazione del principio di proporzionalità come già eseguito dalle parti sociali attraverso la previsione del contratto collettivo.”

Nel caso esaminato, la Corte di appello aveva ritenuto che ricondurre il caso in oggetto (di omessa denunzia di un fatto di servizio e di omessa trasmissione di alcuni documenti all’autorità locale di polizia) a dette ipotesi formulate in modo assai generico fosse difficile “”.

In questo modo – ha concluso la Cassazione – si era sottratta al doveroso compito di verificare se le condotte contestate al lavoratore potessero o meno configurare quella lieve irregolarità nell’adempimento che l’art. 101 del CCNL applicato puniva con sanzioni conservative e, se del caso, applicare la tutela prevista dal comma 4 dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

È consentita al giudice la sussunzione della condotta addebitata al lavoratore nella previsione contrattuale che punisca l’illecito con sanzione conservativa anche laddove tale previsione sia espressa attraverso clausole generali o elastiche

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 11/04/2022, n.11665

data: 15.04.2022
Area: Diritto del Lavoro

Un lavoratore (comandante delle guardie giurate) è stato licenziato per giusta causa. La sanzione espulsiva è stata irrogata a seguito di contestazione disciplinare relativa a tre episodi, ovvero: (i) avere criticato e denigrato i responsabili dell’impresa in una conversazione via chat con una collega; (ii) non aver denunciato l’aggressione con lesioni subita da una guardia giurata durante il servizio; (iii) avere omesso per cinque mesi di segnalare alla Questura i turni di servizio del personale, come imposto da precise direttive.

In primo grado il lavoratore viene reintegrato. La Corte d’Appello di Trieste, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna la società datrice al pagamento di un’indennità pari a venti mensilità. Il lavoratore ha adito la Corte di Cassazione al fine di vedersi riconoscere la tutela reintegratoria, in quanto, a suo dire, la Corte territoriale avrebbe applicato la sola tutela indennitaria ad una fattispecie in cui il fatto contestato era contemplato dalla fonte negoziale collettiva, vincolante per il datore di lavoro, tra quelli punibili con sanzione conservativa.

La Società propone ricorso incidentale al fine di ottenere una revisione circa la valutazione di rilevanza disciplinare della condotta offerta dai giudici di merito.

Nell’accogliere le ragioni del ricorrente, gli Ermellini hanno in primo luogo precisato, mediante ampia disamina, quali siano i criteri per individuare la tutela concretamente applicabile al licenziamento ai sensi di quanto disposto dall’art. 18, come novellato dalla richiamata Legge n. 92/2012.

La Corte, in proposito, ha richiamato il consolidato orientamento di legittimità affermatosi a partire dalla sentenza n. 12365/2019, secondo cui “solo ove il fatto contestato ed accertato sia espressamente contemplato da una previsione di fonte negoziale vincolante per il datore …che tipizzi la condotta del lavoratore come punibile con sanzione conservativa, il licenziamento sarà non solo illegittimo ma anche meritevole della tutela reintegratoria prevista dal comma 4 dell’art. 18 novellato...”.

Difatti, l’accesso alla tutela reale è, per effetto delle ultime modifiche, subordinato ad una valutazione di proporzionalità fra sanzione conservativa e fatto in addebito, tipizzata dalla contrattazione collettiva.

Si è ribadito, in tale contesto, che in tutti i casi in cui il CCNL rimetta al giudice la valutazione dell’esistenza di un simile rapporto di proporzione, al lavoratore spetti la sola tutela indennitaria, escludendosi “che in tale disciplina sia ravvisabile una disparità di trattamento, connessa alla tipizzazione o meno operata dalle parti collettive delle condotte di rilievo disciplinare, evidenziandosi che si tratterebbe piuttosto dell’espressione di una libera scelta del legislatore, fondata sulla valorizzazione dell’autonomia collettiva in materia“.

Rispetto a tali assunti, la Cassazione ha comunque ritenuto necessario un chiarimento: al fine di selezionare la tutela applicabile tra quelle previste dall’art. 18 commi 4 e 5 “è consentita al giudice la sussunzione della condotta addebitata al lavoratore ed in concreto accertata giudizialmente nella previsione contrattuale che punisca l’illecito con sanzione conservativa anche laddove tale previsione sia espressa attraverso clausole generali o elastiche“.

Questa operazione di interpretazione e sussunzione – si legge nella sentenza – “non trasmoda nel giudizio di proporzionalità della sanzione rispetto al fatto contestato, restando nei limiti dell’attuazione del principio di proporzionalità come già eseguito dalle parti sociali attraverso la previsione del contratto collettivo.”

Nel caso esaminato, la Corte di appello aveva ritenuto che ricondurre il caso in oggetto (di omessa denunzia di un fatto di servizio e di omessa trasmissione di alcuni documenti all’autorità locale di polizia) a dette ipotesi formulate in modo assai generico fosse difficile “”.

In questo modo – ha concluso la Cassazione – si era sottratta al doveroso compito di verificare se le condotte contestate al lavoratore potessero o meno configurare quella lieve irregolarità nell’adempimento che l’art. 101 del CCNL applicato puniva con sanzioni conservative e, se del caso, applicare la tutela prevista dal comma 4 dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.