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Risoluzione consensuale con efficacia retroattiva e assenza di obblighi contributivi

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 20 luglio 2020, n. 15411

data: 30.07.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza n. 15411 del 20 luglio 2020, la Suprema Corte ha riaffermato il principio secondo il quale le somme corrisposte al lavoratore in esecuzione di una transazione novativa non possono considerarsi pagate in dipendenza del contratto di lavoro e, quindi, non sono soggette a contribuzione, salvo che l’Ente previdenziale potrà sempre dimostrare la presenza di somme imponibili contributive che, sebbene rinunciate tra le parti, non sono sottratte al versamento dei contributi.

Ciò in quanto la funzione del contratto di transazione è proprio quella di precludere alle parti stipulanti l’accertamento giudiziale (tra le parti) del rapporto di lavoro o delle sue regole, sostituendo alle regole e agli obblighi del rapporto contrattuale preesistente quelli concordati in sede conciliativa, senza tuttavia pregiudicare il diritto dell’Ente di richiedere il pagamento di contributi su eventuali somme dovute e non corrisposte sugli elementi della retribuzione eventualmente rinunciati. Pertanto, l’ente che rivendichi il credito contributivo è tenuto a provare e distinguere all’interno dell’accordo transattivo quali siano le somme di sicura natura retributiva, gravate dall’obbligo contributivo, anziché limitarsi a chiedere i contributi sulle somme invece pattuite a titolo transattivo.

Chiarita la non assoggettabilità a contribuzione delle somme che il datore corrisponde al lavoratore in esecuzione della transazione novativa – salva la prova contraria fornita dall’ente – la Suprema Corte ha posto luce su un aspetto particolare caratterizzante la fattispecie sottoposta al suo vaglio. La Corte territoriale, in applicazione del principio secondo il quale gli importi versati in esecuzione della transazione novativa non sono soggetti a contribuzione, aveva ritenuto che le somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo non fossero nemmeno in parte identificabili nell’indennità sostitutiva del preavviso, per la quale è dovuta la contribuzione. Ciò in quanto, le parti avevano concordato la risoluzione del rapporto di lavoro con efficacia non dalla data di sottoscrizione della transazione, bensì dalla data dell’originario licenziamento del dipendente (sostituendo la causa della cessazione), facendo venire meno sin da tale momento la fonte dell’obbligo di corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Sebbene la Suprema Corte abbia dichiarato inammissibile la censura mossa dall’ente creditore in merito anche per vizi nella formulazione del ricorso, la decisione non modifica l’interpretazione fornita dalla Corte territoriale. In buona sostanza, ne risulta che la retroattività dell’accordo transattivo di risoluzione del rapporto di lavoro è idonea a sottrarre alla contribuzione tutti gli importi dei quali non sia provata la natura retributiva, ivi inclusi quelli astrattamente identificabili con l’indennità sostitutiva del preavviso.

Risoluzione consensuale con efficacia retroattiva e assenza di obblighi contributivi

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 20 luglio 2020, n. 15411

data: 30.07.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza n. 15411 del 20 luglio 2020, la Suprema Corte ha riaffermato il principio secondo il quale le somme corrisposte al lavoratore in esecuzione di una transazione novativa non possono considerarsi pagate in dipendenza del contratto di lavoro e, quindi, non sono soggette a contribuzione, salvo che l’Ente previdenziale potrà sempre dimostrare la presenza di somme imponibili contributive che, sebbene rinunciate tra le parti, non sono sottratte al versamento dei contributi.

Ciò in quanto la funzione del contratto di transazione è proprio quella di precludere alle parti stipulanti l’accertamento giudiziale (tra le parti) del rapporto di lavoro o delle sue regole, sostituendo alle regole e agli obblighi del rapporto contrattuale preesistente quelli concordati in sede conciliativa, senza tuttavia pregiudicare il diritto dell’Ente di richiedere il pagamento di contributi su eventuali somme dovute e non corrisposte sugli elementi della retribuzione eventualmente rinunciati. Pertanto, l’ente che rivendichi il credito contributivo è tenuto a provare e distinguere all’interno dell’accordo transattivo quali siano le somme di sicura natura retributiva, gravate dall’obbligo contributivo, anziché limitarsi a chiedere i contributi sulle somme invece pattuite a titolo transattivo.

Chiarita la non assoggettabilità a contribuzione delle somme che il datore corrisponde al lavoratore in esecuzione della transazione novativa – salva la prova contraria fornita dall’ente – la Suprema Corte ha posto luce su un aspetto particolare caratterizzante la fattispecie sottoposta al suo vaglio. La Corte territoriale, in applicazione del principio secondo il quale gli importi versati in esecuzione della transazione novativa non sono soggetti a contribuzione, aveva ritenuto che le somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo non fossero nemmeno in parte identificabili nell’indennità sostitutiva del preavviso, per la quale è dovuta la contribuzione. Ciò in quanto, le parti avevano concordato la risoluzione del rapporto di lavoro con efficacia non dalla data di sottoscrizione della transazione, bensì dalla data dell’originario licenziamento del dipendente (sostituendo la causa della cessazione), facendo venire meno sin da tale momento la fonte dell’obbligo di corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Sebbene la Suprema Corte abbia dichiarato inammissibile la censura mossa dall’ente creditore in merito anche per vizi nella formulazione del ricorso, la decisione non modifica l’interpretazione fornita dalla Corte territoriale. In buona sostanza, ne risulta che la retroattività dell’accordo transattivo di risoluzione del rapporto di lavoro è idonea a sottrarre alla contribuzione tutti gli importi dei quali non sia provata la natura retributiva, ivi inclusi quelli astrattamente identificabili con l’indennità sostitutiva del preavviso.