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Sostituzione della malattia con le ferie per evitare la scadenza del periodo di comporto

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 10 luglio – 14 settembre 2020, n. 19062

data: 02.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza del 10 luglio – 14 settembre 2020, n. 19062, la Corte di Cassazione è tornata sul tema della sostituzione della malattia con le ferie, dietro richiesta del lavoratore finalizzata a evitare l’esaurimento del periodo di comporto.

In passato, la giurisprudenza di legittimità aveva già affermato che il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto. Altresì, la Suprema Corte aveva ritenuto che gravi sul datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, l’onere di dimostrare di aver tenuto conto, nell’effettuare tale scelta, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare tramite la fruizione delle ferie la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto. Tale dovere del datore di lavoro è imposto, secondo l’orientamento degli ermellini, dalle clausole generali di buona fede e correttezza nell’esecuzione dei contratti (Cfr. Cass. n. 12031/1999, Cass. n. 6043/2000, Cass. n. 1774/2000, Cass. n. 29317/2008, Cass. n. 5078/2009, Cass. n. 2794/2015 e Cass. n. 3297/2016).

Con l’Ordinanza in commento, la Suprema Corte precisa ulteriormente gli obblighi del datore di lavoro che riceva la richiesta di ferie da parte del dipendente in malattia nell’approssimarsi della scadenza del periodo di comporto, al fine di posticiparla. In un’ottica di bilanciamento degli interessi contrapposti, nonché in ossequio alle clausole generali di correttezza e buona fede, è necessario, che il datore di lavoro adduca concrete ed effettive ragioni organizzative di natura ostativa alla concessione del periodo di ferie richiesto dal lavoratore. In assenza di ciò, secondo la Cassazione, il licenziamento intimato per scadenza del periodo di comporto risulta illegittimo.

Sostituzione della malattia con le ferie per evitare la scadenza del periodo di comporto

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza del 10 luglio – 14 settembre 2020, n. 19062

data: 02.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

Con l’Ordinanza del 10 luglio – 14 settembre 2020, n. 19062, la Corte di Cassazione è tornata sul tema della sostituzione della malattia con le ferie, dietro richiesta del lavoratore finalizzata a evitare l’esaurimento del periodo di comporto.

In passato, la giurisprudenza di legittimità aveva già affermato che il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto. Altresì, la Suprema Corte aveva ritenuto che gravi sul datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, l’onere di dimostrare di aver tenuto conto, nell’effettuare tale scelta, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare tramite la fruizione delle ferie la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto. Tale dovere del datore di lavoro è imposto, secondo l’orientamento degli ermellini, dalle clausole generali di buona fede e correttezza nell’esecuzione dei contratti (Cfr. Cass. n. 12031/1999, Cass. n. 6043/2000, Cass. n. 1774/2000, Cass. n. 29317/2008, Cass. n. 5078/2009, Cass. n. 2794/2015 e Cass. n. 3297/2016).

Con l’Ordinanza in commento, la Suprema Corte precisa ulteriormente gli obblighi del datore di lavoro che riceva la richiesta di ferie da parte del dipendente in malattia nell’approssimarsi della scadenza del periodo di comporto, al fine di posticiparla. In un’ottica di bilanciamento degli interessi contrapposti, nonché in ossequio alle clausole generali di correttezza e buona fede, è necessario, che il datore di lavoro adduca concrete ed effettive ragioni organizzative di natura ostativa alla concessione del periodo di ferie richiesto dal lavoratore. In assenza di ciò, secondo la Cassazione, il licenziamento intimato per scadenza del periodo di comporto risulta illegittimo.