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Svolgimento di attività lavorativa durante la CIG e licenziamento per giusta causa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 3116 del 9 febbraio 2021

data: 18.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con la Sentenza n. 3116 del 9 febbraio 2021, la Suprema Corte si è pronunciata in tema di svolgimento di attività remunerata durante la sospensione dall’attività lavorativa con percepimento di integrazione salariale. La disciplina ratione temporis applicabile alla fattispecie è quella precedente all’entrata in vigore del D.lgs. n. 148/2015.

Il dipendente, che svolgeva il ruolo di Comandante di voli di linea, all’esito di un procedimento disciplinare, veniva licenziato per giusta causa dalla compagnia aerea datrice di lavoro per aver svolto attività lavorativa remunerata durante il periodo di sospensione dal lavoro nel corso del quale aveva percepito i trattamenti di sostegno al reddito erogati dall’INPS e integrati dallo speciale Fondo del trasporto aereo, avendo omesso di trasmettere qualsiasi comunicazione in merito sia al datore di lavoro che all’istituto previdenziale.

Le corti di merito hanno ritenuto nullo il licenziamento per l’insussistenza del fatto contestato e condannato il datore di lavoro alla reintegra del dipendente sulla base della circostanza che l’attività eseguita nel periodo di sospensione era da configurarsi come “periodo neutro” in quanto unicamente finalizzato al mantenimento delle licenze e abilitazioni al volo. Il dipendente aveva partecipato a processi di tirocinio teorici in aula, visite mediche, esami di inglese e disbrigo di pratiche burocratiche su richiesta di una compagnia aerea straniera, al fine di ottenere la licenza di volo araba ed essere, successivamente, assunto alle dipendenze di tale compagnia aerea estera. Tuttavia, il dipendente non conseguiva la licenza e la compagnia non dava seguito all’assunzione. Perciò, secondo i giudici di merito, il dipendente non era tenuto ad effettuare alcuna preventiva comunicazione alla società datrice di lavoro in assenza di un “cambiamento di status”.

La Corte di Cassazione, si è soffermata sulla sussistenza di obbligo di autocertificazione e preventiva comunicazione all’INPS per il personale di volo soggetto a periodici rinnovi delle abilitazioni nel caso di svolgimento di tali attività, che siano anche remunerate, durante il periodo di sospensione dal lavoro con erogazione di integrazioni a sostegno del reddito. Tale obbligo, sancito dall’art. 8 del D.L. n. 86 del 1988 è confermato dalle circolari INPS n. 130 del 2010 e n. 94 del 2011.

La ratio di tale obbligo, si legge nella Sentenza in commento, è quella di consentire all’INPS la tempestiva verifica della compatibilità tra l’integrazione salariale e la prestazione lavorativa che il lavoratore si appresta a svolgere, ma non va sottaciuta anche l’ulteriore finalità di responsabilizzazione del percipiente.

Ratio che trova conferma negli orientamenti giurisprudenziali che individuano l’ambito delle attività soggette alla comunicazione preventiva nel suo significato più ampio: l’attività lavorativa è intesa come insieme di condotte umane caratterizzate dall’utilizzo di cognizioni tecniche (anche se del genere più vario e della più diversa complessità), che siano obiettivamente idonee a produrre reddito. Vi rientrano, pertanto, tutte le attività qualificabili come lavorative nel senso sopra precisato (implicanti l’impiego di una professionalità, per quanto minima e potenzialmente redditizie), senza che assuma rilievo la forma negoziale nella quale esse siano svolte (cfr. Cass. n. 2788 del 2001, che richiama il generico riferimento della legge all’attività lavorativa, come dato sostanziale, piuttosto che al dato formale del contratto di lavoro) o la loro effettiva remunerazione, rilevandone la sola potenziale “redditività”.

La Corte ha cassato con rinvio l’impugnata decisione della Corte di merito stabilendo che l’omessa comunicazione da parte del dipendente, qualificata come illecita, impedisce di dichiarare il licenziamento per giusta causa nullo per la “insussistenza del fatto contestato”.

Svolgimento di attività lavorativa durante la CIG e licenziamento per giusta causa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 3116 del 9 febbraio 2021

data: 18.02.2021
Area: Diritto del Lavoro

Con la Sentenza n. 3116 del 9 febbraio 2021, la Suprema Corte si è pronunciata in tema di svolgimento di attività remunerata durante la sospensione dall’attività lavorativa con percepimento di integrazione salariale. La disciplina ratione temporis applicabile alla fattispecie è quella precedente all’entrata in vigore del D.lgs. n. 148/2015.

Il dipendente, che svolgeva il ruolo di Comandante di voli di linea, all’esito di un procedimento disciplinare, veniva licenziato per giusta causa dalla compagnia aerea datrice di lavoro per aver svolto attività lavorativa remunerata durante il periodo di sospensione dal lavoro nel corso del quale aveva percepito i trattamenti di sostegno al reddito erogati dall’INPS e integrati dallo speciale Fondo del trasporto aereo, avendo omesso di trasmettere qualsiasi comunicazione in merito sia al datore di lavoro che all’istituto previdenziale.

Le corti di merito hanno ritenuto nullo il licenziamento per l’insussistenza del fatto contestato e condannato il datore di lavoro alla reintegra del dipendente sulla base della circostanza che l’attività eseguita nel periodo di sospensione era da configurarsi come “periodo neutro” in quanto unicamente finalizzato al mantenimento delle licenze e abilitazioni al volo. Il dipendente aveva partecipato a processi di tirocinio teorici in aula, visite mediche, esami di inglese e disbrigo di pratiche burocratiche su richiesta di una compagnia aerea straniera, al fine di ottenere la licenza di volo araba ed essere, successivamente, assunto alle dipendenze di tale compagnia aerea estera. Tuttavia, il dipendente non conseguiva la licenza e la compagnia non dava seguito all’assunzione. Perciò, secondo i giudici di merito, il dipendente non era tenuto ad effettuare alcuna preventiva comunicazione alla società datrice di lavoro in assenza di un “cambiamento di status”.

La Corte di Cassazione, si è soffermata sulla sussistenza di obbligo di autocertificazione e preventiva comunicazione all’INPS per il personale di volo soggetto a periodici rinnovi delle abilitazioni nel caso di svolgimento di tali attività, che siano anche remunerate, durante il periodo di sospensione dal lavoro con erogazione di integrazioni a sostegno del reddito. Tale obbligo, sancito dall’art. 8 del D.L. n. 86 del 1988 è confermato dalle circolari INPS n. 130 del 2010 e n. 94 del 2011.

La ratio di tale obbligo, si legge nella Sentenza in commento, è quella di consentire all’INPS la tempestiva verifica della compatibilità tra l’integrazione salariale e la prestazione lavorativa che il lavoratore si appresta a svolgere, ma non va sottaciuta anche l’ulteriore finalità di responsabilizzazione del percipiente.

Ratio che trova conferma negli orientamenti giurisprudenziali che individuano l’ambito delle attività soggette alla comunicazione preventiva nel suo significato più ampio: l’attività lavorativa è intesa come insieme di condotte umane caratterizzate dall’utilizzo di cognizioni tecniche (anche se del genere più vario e della più diversa complessità), che siano obiettivamente idonee a produrre reddito. Vi rientrano, pertanto, tutte le attività qualificabili come lavorative nel senso sopra precisato (implicanti l’impiego di una professionalità, per quanto minima e potenzialmente redditizie), senza che assuma rilievo la forma negoziale nella quale esse siano svolte (cfr. Cass. n. 2788 del 2001, che richiama il generico riferimento della legge all’attività lavorativa, come dato sostanziale, piuttosto che al dato formale del contratto di lavoro) o la loro effettiva remunerazione, rilevandone la sola potenziale “redditività”.

La Corte ha cassato con rinvio l’impugnata decisione della Corte di merito stabilendo che l’omessa comunicazione da parte del dipendente, qualificata come illecita, impedisce di dichiarare il licenziamento per giusta causa nullo per la “insussistenza del fatto contestato”.