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Tassazione incentivo all’esodo – l’importo ricalcolato è a carico del dipendente

Tribunale di Sana Maria Capua Vetere, Sezione Lavoro, Sentenza del 23 settembre 2020, n. 2533

data: 18.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte territoriale, con la decisione in commento, ha ritenuto che ove l’accordo sottoscritto da datore di lavoro e dipendente in sede sindacale, nel suo tenore letterale, indichi che la corresponsione della somma a titolo di incentivo all’esodo è al netto, l’espressione deve ritenersi riferita al netto delle ritenute fiscali vigenti all’epoca della sottoscrizione, proprio in quanto nessun’altra specificazione sia contenuta nella clausola negoziale, sicché l’obbligo del versamento della tassazione sull’importo corrisposto al ricorrente, da porsi a carico della parte datrice, si esaurisce sulla base della legge vigente al momento della stipula dell’accordo e per quanto di competenza del sostituto d’imposta.

Il Giudice del lavoro precisa che tassazione della indennità erogata a titolo di incentivo all’esodo è da intendersi come tassazione c.d. separata secondo la quale cioè gli importi percepiti (somme erogate a titolo di TFR ed equipollenti) non si sommano con gli altri redditi prodotti nell’anno, come avviene normalmente, a meno che il cumulo non risulti più conveniente per il contribuente.

In ragione di ciò, la tassazione su detto incentivo è effettuata in due fasi, una prima fase come tassazione provvisoria effettuata in tale caso dalla parte datrice con versamento in acconto, ed una definitiva che l’Agenzia delle entrate effettua entro il 3l dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui il TFR è stato percepito, a norma dell’art. 23 comma 2 lellera d) del DPR 29.9.1973, n.600, sulla base dell’aliquota media dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, come previsto dall’art. 19 comma I del TUIR (D.P.R. 22.12.1986, n.917, testo unico imposte sui redditi delle persone fisiche e ss.mm.)

Ripercorrendo il caso di specie, il Tribunale riporta che sulla base della normativa ora richiamata l’Agenzia delle Entrate ha effettuato una riliquidazione definitiva dell’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte e tenendo conto anche della tassazione sul TFR e ricalcolando, quindi, l’aliquota media del quinquennio nella misura calcolata dall’Agenzia delle entrate, come emerge dal prospetto dell’Agenzia delle Entrate notificato al dipendente.

L’azienda ha adottato l’unico sistema fiscale che poteva utilizzare all’atto dell’erogazione dell’incentivo all’esodo, cioè accollandosi la tassazione fiscale provvisoria vigente nell’anno di erogazione.

Pertanto, la decisione in commento ha stabilito che il contegno adottato dalla parte datrice non configura, quindi, alcuna violazione della buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, posto che il datore di lavoro è estraneo a tale sistema di rideterminazione dell’aliquota ed ha adempiuto al proprio obbligo scaturente dall’accordo e dalla legge.

Tassazione incentivo all’esodo – l’importo ricalcolato è a carico del dipendente

Tribunale di Sana Maria Capua Vetere, Sezione Lavoro, Sentenza del 23 settembre 2020, n. 2533

data: 18.10.2020
Area: Diritto del Lavoro

La Corte territoriale, con la decisione in commento, ha ritenuto che ove l’accordo sottoscritto da datore di lavoro e dipendente in sede sindacale, nel suo tenore letterale, indichi che la corresponsione della somma a titolo di incentivo all’esodo è al netto, l’espressione deve ritenersi riferita al netto delle ritenute fiscali vigenti all’epoca della sottoscrizione, proprio in quanto nessun’altra specificazione sia contenuta nella clausola negoziale, sicché l’obbligo del versamento della tassazione sull’importo corrisposto al ricorrente, da porsi a carico della parte datrice, si esaurisce sulla base della legge vigente al momento della stipula dell’accordo e per quanto di competenza del sostituto d’imposta.

Il Giudice del lavoro precisa che tassazione della indennità erogata a titolo di incentivo all’esodo è da intendersi come tassazione c.d. separata secondo la quale cioè gli importi percepiti (somme erogate a titolo di TFR ed equipollenti) non si sommano con gli altri redditi prodotti nell’anno, come avviene normalmente, a meno che il cumulo non risulti più conveniente per il contribuente.

In ragione di ciò, la tassazione su detto incentivo è effettuata in due fasi, una prima fase come tassazione provvisoria effettuata in tale caso dalla parte datrice con versamento in acconto, ed una definitiva che l’Agenzia delle entrate effettua entro il 3l dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui il TFR è stato percepito, a norma dell’art. 23 comma 2 lellera d) del DPR 29.9.1973, n.600, sulla base dell’aliquota media dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, come previsto dall’art. 19 comma I del TUIR (D.P.R. 22.12.1986, n.917, testo unico imposte sui redditi delle persone fisiche e ss.mm.)

Ripercorrendo il caso di specie, il Tribunale riporta che sulla base della normativa ora richiamata l’Agenzia delle Entrate ha effettuato una riliquidazione definitiva dell’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte e tenendo conto anche della tassazione sul TFR e ricalcolando, quindi, l’aliquota media del quinquennio nella misura calcolata dall’Agenzia delle entrate, come emerge dal prospetto dell’Agenzia delle Entrate notificato al dipendente.

L’azienda ha adottato l’unico sistema fiscale che poteva utilizzare all’atto dell’erogazione dell’incentivo all’esodo, cioè accollandosi la tassazione fiscale provvisoria vigente nell’anno di erogazione.

Pertanto, la decisione in commento ha stabilito che il contegno adottato dalla parte datrice non configura, quindi, alcuna violazione della buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, posto che il datore di lavoro è estraneo a tale sistema di rideterminazione dell’aliquota ed ha adempiuto al proprio obbligo scaturente dall’accordo e dalla legge.