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Trasferimento ex L. 104/1992 solo se non dannoso per l’impresa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 704 del 18 gennaio 2021

data: 28.01.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Suprema Corte, con la Sentenza n. 704/2020, si è pronunciata in tema di trasferimento del lavoratore ai sensi dell’art. 33, L. 104/1992.

Il caso all’esame della Corte riguardava una dipendente che aveva richiesto di essere assegnata alla sede più vicina al domicilio del familiare destinatario dell’assistenza, ai sensi dell’art. 33 della L. n. 104/1992.

Nello specifico la decisione di merito aveva accolto la domanda della lavoratrice. La sentenza impugnata è stata avallata dagli ermellini in quanto la Corte di merito ha correttamente richiamato il principio già espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione (cfr. Cass. S.U. n. 7945/2008): il diritto soggettivo del dipendente che assista con continuità un familiare portatore di handicap di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio di quest’ultimo e a non essere trasferito senza il proprio consenso è soggetto a un bilanciamento tra gli implicati interessi costituzionalmente rilevanti, di tal che il suo esercizio non finisca per ledere in maniera significativa le esigenze economiche, organizzative e produttive del datore di lavoro, traducendosi in un danno per l’attività imprenditoriale. A tal proposito, l’onere della prova sulle circostanze ostative all’esercizio del diritto del dipendente grava sul datore di lavoro.

Nel caso di specie il relativo giudizio di merito ha portato a escludere che il datore di lavoro avesse opportunamente provato che il trasferimento della dipendente fosse lesivo delle esigenze economiche della società e gli ermellini hanno sottolineato che una nuova valutazione di tale aspetto è inammissibile in sede di giudizio per Cassazione.

Trasferimento ex L. 104/1992 solo se non dannoso per l’impresa

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 704 del 18 gennaio 2021

data: 28.01.2021
Area: Diritto del Lavoro

La Suprema Corte, con la Sentenza n. 704/2020, si è pronunciata in tema di trasferimento del lavoratore ai sensi dell’art. 33, L. 104/1992.

Il caso all’esame della Corte riguardava una dipendente che aveva richiesto di essere assegnata alla sede più vicina al domicilio del familiare destinatario dell’assistenza, ai sensi dell’art. 33 della L. n. 104/1992.

Nello specifico la decisione di merito aveva accolto la domanda della lavoratrice. La sentenza impugnata è stata avallata dagli ermellini in quanto la Corte di merito ha correttamente richiamato il principio già espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione (cfr. Cass. S.U. n. 7945/2008): il diritto soggettivo del dipendente che assista con continuità un familiare portatore di handicap di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio di quest’ultimo e a non essere trasferito senza il proprio consenso è soggetto a un bilanciamento tra gli implicati interessi costituzionalmente rilevanti, di tal che il suo esercizio non finisca per ledere in maniera significativa le esigenze economiche, organizzative e produttive del datore di lavoro, traducendosi in un danno per l’attività imprenditoriale. A tal proposito, l’onere della prova sulle circostanze ostative all’esercizio del diritto del dipendente grava sul datore di lavoro.

Nel caso di specie il relativo giudizio di merito ha portato a escludere che il datore di lavoro avesse opportunamente provato che il trasferimento della dipendente fosse lesivo delle esigenze economiche della società e gli ermellini hanno sottolineato che una nuova valutazione di tale aspetto è inammissibile in sede di giudizio per Cassazione.