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Accordo UPC: la Corte costituzionale federale tedesca blocca la ratifica della Germania

data: 05.04.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Il 20 marzo 2020 è stata pubblicata una sentenza fondamentale della Corte costituzionale federale tedesca, relativa al progetto europeo per la costituzione di un Tribunale Unificato dei Brevetti (Unified Patent Court – UPC). Si tratta di una sentenza attesa da tempo, avente esito determinante per il destino dell’UPC e del Brevetto europeo con effetto unitario (un nuovo progetto di brevetto che potrà avere validità in tutti gli Stati membri partecipanti). Una decisione positiva, infatti, avrebbe permesso al Tribunale Unificato dei Brevetti di essere operativo probabilmente entro la fine del 2020.

Ma qualcosa è andato storto: la decisione della Corte costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità, dunque la nullità, della legge tedesca volta alla ratifica dell’accordo per l’istituzione dell’UPC (“Accordo UPC” o, dall’inglese, “UPCA”). Dal momento che l’art. 89 (I) dell’UPCA richiede la ratifica della Germania come step fondamentale per l’entrata in vigore dell’Accordo, l’intero progetto europeo ha subito una forte battuta d’arresto.

Nello specifico, la sentenza ha fatto seguito a una denuncia costituzionale presentata il 31 marzo 2017, il giorno stesso in cui la legge tedesca di ratifica è stata adottata dal Consiglio federale tedesco (dopo essere stata unanimemente approvata dal Bundestag). La doglianza, tra l’altro, rilevava come la votazione finale all’interno del Parlamento tedesco avesse visto la presenza di soltanto 38 dei suoi membri, impedendo così il raggiungimento del quorum richiesto e violando l’art. 23 in relazione all’art. 38 della Costituzione tedesca (la cosiddetta Legge fondamentale, in tedesco Grundgesetz – GG).

La decisione della Corte costituzionale, che peraltro è stata contrastata da 3 giudici su 8, si è fondata su motivazioni formali. In particolare, la Corte ha ritenuto ammissibile la denuncia costituzionale nella misura in cui sosteneva la violazione dei diritti dei cittadini ai sensi dell’articolo 38 (I) prima frase e dell’articolo 20 (I) e (II), in combinato disposto con l’articolo 79 (III) della Legge fondamentale tedesca.

In primo luogo, la Corte ha sottolineato che, nel processo di ratifica di un trattato sovranazionale, i requisiti previsti dall’articolo 23 (I) GG devono essere rispettati non soltanto nel caso di trasferimento di sovranità all’Unione Europea, ma anche quando la sovranità viene conferita a organismi internazionali strettamente legati al progetto di integrazione europea. Infatti, l’articolo 23 (I), terza frase, prevede che “Per l’istituzione dell’Unione Europea, per le modifiche delle norme dei trattati e per le regolazioni analoghe, mediante le quali la presente Legge fondamentale viene modificata o integrata nel suo contenuto oppure mediante le quali tali modifiche e integrazioni vengono rese possibili, si applica l’articolo 79, secondo e terzo comma.” (nostra enfasi). Secondo la Corte, è questo il caso: l’Accordo UPC può essere considerato una “regolazione analoga” ai sensi dell’articolo 23 (I) GG, in quanto proteso verso una maggiore integrazione europea in materia di proprietà intellettuale. Il collegamento tra il progetto di integrazione europea e l’UPCA è confermato, tra l’altro, dal fatto che l’UPCA è aperto solo agli Stati membri dell’UE, che l’UPC sarà vincolata dal diritto dell’UE e che l’Accordo UPC è stato promosso dagli organi dell’UE (soprattutto dalla Commissione e dal Parlamento dell’UE).

Dunque, posta l’applicabilità dell’articolo 23 (I) GG, la Corte ha affermato che l’articolo 23 (I) terza frase GG, in combinato disposto con l’articolo 79 (II) GG, richiede la maggioranza qualificata dei 2/3 dei membri del Bundestag e dei 2/3 dei voti del Bundesrat per approvare misure che hanno l’effetto di modificare o integrare sostanzialmente la Costituzione tedesca, o che rendono possibili tali modifiche o integrazioni.

Nel presente caso, l’approvazione della legge tedesca di ratifica avrebbe certamente comportato una modifica sostanziale della Costituzione, in quanto avrebbe determinato un trasferimento di competenza dai tribunali nazionali a un’istituzione sovranazionale. Pertanto, secondo la Corte costituzionale, tale legge avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi, mentre così non è stato. Per questo motivo, ne è stata dichiarata la nullità.

A causa di tale decisione, la Germania non è stata in grado di completare il processo di ratifica dell’UPCA, bloccando il progetto UPC. Tale progetto aveva già vissuto un momento di crisi alla fine del febbraio 2020, quando il Regno Unito aveva annunciato che si sarebbe ritirato dalla partecipazione all’UPC a causa della Brexit. Ora, la decisione della Corte tedesca ha posto un nuovo ostacolo sulla strada verso l’UPC. Ma non si tratta di un ostacolo insormontabile. Infatti, l’unico motivo di ricorso che ha trovato accoglimento è di natura formale: la Corte tedesca non ha detto che la legge di ratifica di per sé interferisce con la Costituzione tedesca, ma soltanto che è nulla per mancanza della maggioranza richiesta.

La situazione per l’UPC avrebbe potuto essere peggiore, laddove la Corte non avesse respinto come inammissibili gli altri motivi di ricorso: l’eventuale accoglimento di tali doglianze, che riguardavano questioni sostanziali quali l’asserita non conformità della legge di ratifica al diritto UE e ai principi dello Stato di diritto, avrebbe reso necessari una revisione completa dell’UPCA e un intervento attraverso la legislazione dell’UE.

In conclusione, teoricamente la sentenza della Corte costituzionale consentirebbe di ripetere il dibattito e la votazione nel Parlamento tedesco, al fine di approvare una nuova legge di ratifica con la dovuta maggioranza.

Ciò non toglie, tuttavia, che i recenti avvenimenti causeranno un ulteriore grande ritardo nella nascita dell’UPC. Da un lato, non si può prevedere se e quando il Parlamento tedesco ricomincerà a discutere la legge di ratifica dell’UPC, considerando anche l’attuale crisi dovuta al COVID-19. Dall’altro lato, il ritiro del Regno Unito dalla partecipazione all’UPC potrebbe modificare gli equilibri politici all’interno del Parlamento tedesco, mettendo in discussione l’opportunità di raggiungere il quorum necessario e la persistente volontà delle forze politiche di partecipare all’UPC. Inoltre, la decisione del Regno Unito comporta la necessità di trovare una nuova sede per una delle sezioni della camera centrale dell’UPC (che avrebbe dovuto essere a Londra). Poiché tale decisione dev’essere presa da tutti gli Stati membri coinvolti nell’UPCA, l’accordo dovrà essere rinegoziato e, in questo processo, alcuni Stati potrebbero richiedere nuove modifiche all’UPCA. È dunque probabile che passeranno mesi o anni prima di vedere qualche rilevante progresso nel processo di ratifica dell’UPCA.

Accordo UPC: la Corte costituzionale federale tedesca blocca la ratifica della Germania

data: 05.04.2020
Area: Proprietà Intellettuale

Il 20 marzo 2020 è stata pubblicata una sentenza fondamentale della Corte costituzionale federale tedesca, relativa al progetto europeo per la costituzione di un Tribunale Unificato dei Brevetti (Unified Patent Court – UPC). Si tratta di una sentenza attesa da tempo, avente esito determinante per il destino dell’UPC e del Brevetto europeo con effetto unitario (un nuovo progetto di brevetto che potrà avere validità in tutti gli Stati membri partecipanti). Una decisione positiva, infatti, avrebbe permesso al Tribunale Unificato dei Brevetti di essere operativo probabilmente entro la fine del 2020.

Ma qualcosa è andato storto: la decisione della Corte costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità, dunque la nullità, della legge tedesca volta alla ratifica dell’accordo per l’istituzione dell’UPC (“Accordo UPC” o, dall’inglese, “UPCA”). Dal momento che l’art. 89 (I) dell’UPCA richiede la ratifica della Germania come step fondamentale per l’entrata in vigore dell’Accordo, l’intero progetto europeo ha subito una forte battuta d’arresto.

Nello specifico, la sentenza ha fatto seguito a una denuncia costituzionale presentata il 31 marzo 2017, il giorno stesso in cui la legge tedesca di ratifica è stata adottata dal Consiglio federale tedesco (dopo essere stata unanimemente approvata dal Bundestag). La doglianza, tra l’altro, rilevava come la votazione finale all’interno del Parlamento tedesco avesse visto la presenza di soltanto 38 dei suoi membri, impedendo così il raggiungimento del quorum richiesto e violando l’art. 23 in relazione all’art. 38 della Costituzione tedesca (la cosiddetta Legge fondamentale, in tedesco Grundgesetz – GG).

La decisione della Corte costituzionale, che peraltro è stata contrastata da 3 giudici su 8, si è fondata su motivazioni formali. In particolare, la Corte ha ritenuto ammissibile la denuncia costituzionale nella misura in cui sosteneva la violazione dei diritti dei cittadini ai sensi dell’articolo 38 (I) prima frase e dell’articolo 20 (I) e (II), in combinato disposto con l’articolo 79 (III) della Legge fondamentale tedesca.

In primo luogo, la Corte ha sottolineato che, nel processo di ratifica di un trattato sovranazionale, i requisiti previsti dall’articolo 23 (I) GG devono essere rispettati non soltanto nel caso di trasferimento di sovranità all’Unione Europea, ma anche quando la sovranità viene conferita a organismi internazionali strettamente legati al progetto di integrazione europea. Infatti, l’articolo 23 (I), terza frase, prevede che “Per l’istituzione dell’Unione Europea, per le modifiche delle norme dei trattati e per le regolazioni analoghe, mediante le quali la presente Legge fondamentale viene modificata o integrata nel suo contenuto oppure mediante le quali tali modifiche e integrazioni vengono rese possibili, si applica l’articolo 79, secondo e terzo comma.” (nostra enfasi). Secondo la Corte, è questo il caso: l’Accordo UPC può essere considerato una “regolazione analoga” ai sensi dell’articolo 23 (I) GG, in quanto proteso verso una maggiore integrazione europea in materia di proprietà intellettuale. Il collegamento tra il progetto di integrazione europea e l’UPCA è confermato, tra l’altro, dal fatto che l’UPCA è aperto solo agli Stati membri dell’UE, che l’UPC sarà vincolata dal diritto dell’UE e che l’Accordo UPC è stato promosso dagli organi dell’UE (soprattutto dalla Commissione e dal Parlamento dell’UE).

Dunque, posta l’applicabilità dell’articolo 23 (I) GG, la Corte ha affermato che l’articolo 23 (I) terza frase GG, in combinato disposto con l’articolo 79 (II) GG, richiede la maggioranza qualificata dei 2/3 dei membri del Bundestag e dei 2/3 dei voti del Bundesrat per approvare misure che hanno l’effetto di modificare o integrare sostanzialmente la Costituzione tedesca, o che rendono possibili tali modifiche o integrazioni.

Nel presente caso, l’approvazione della legge tedesca di ratifica avrebbe certamente comportato una modifica sostanziale della Costituzione, in quanto avrebbe determinato un trasferimento di competenza dai tribunali nazionali a un’istituzione sovranazionale. Pertanto, secondo la Corte costituzionale, tale legge avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi, mentre così non è stato. Per questo motivo, ne è stata dichiarata la nullità.

A causa di tale decisione, la Germania non è stata in grado di completare il processo di ratifica dell’UPCA, bloccando il progetto UPC. Tale progetto aveva già vissuto un momento di crisi alla fine del febbraio 2020, quando il Regno Unito aveva annunciato che si sarebbe ritirato dalla partecipazione all’UPC a causa della Brexit. Ora, la decisione della Corte tedesca ha posto un nuovo ostacolo sulla strada verso l’UPC. Ma non si tratta di un ostacolo insormontabile. Infatti, l’unico motivo di ricorso che ha trovato accoglimento è di natura formale: la Corte tedesca non ha detto che la legge di ratifica di per sé interferisce con la Costituzione tedesca, ma soltanto che è nulla per mancanza della maggioranza richiesta.

La situazione per l’UPC avrebbe potuto essere peggiore, laddove la Corte non avesse respinto come inammissibili gli altri motivi di ricorso: l’eventuale accoglimento di tali doglianze, che riguardavano questioni sostanziali quali l’asserita non conformità della legge di ratifica al diritto UE e ai principi dello Stato di diritto, avrebbe reso necessari una revisione completa dell’UPCA e un intervento attraverso la legislazione dell’UE.

In conclusione, teoricamente la sentenza della Corte costituzionale consentirebbe di ripetere il dibattito e la votazione nel Parlamento tedesco, al fine di approvare una nuova legge di ratifica con la dovuta maggioranza.

Ciò non toglie, tuttavia, che i recenti avvenimenti causeranno un ulteriore grande ritardo nella nascita dell’UPC. Da un lato, non si può prevedere se e quando il Parlamento tedesco ricomincerà a discutere la legge di ratifica dell’UPC, considerando anche l’attuale crisi dovuta al COVID-19. Dall’altro lato, il ritiro del Regno Unito dalla partecipazione all’UPC potrebbe modificare gli equilibri politici all’interno del Parlamento tedesco, mettendo in discussione l’opportunità di raggiungere il quorum necessario e la persistente volontà delle forze politiche di partecipare all’UPC. Inoltre, la decisione del Regno Unito comporta la necessità di trovare una nuova sede per una delle sezioni della camera centrale dell’UPC (che avrebbe dovuto essere a Londra). Poiché tale decisione dev’essere presa da tutti gli Stati membri coinvolti nell’UPCA, l’accordo dovrà essere rinegoziato e, in questo processo, alcuni Stati potrebbero richiedere nuove modifiche all’UPCA. È dunque probabile che passeranno mesi o anni prima di vedere qualche rilevante progresso nel processo di ratifica dell’UPCA.

Il comunicato stampa ufficiale della Corte costituzionale tedesca (in inglese) e la sentenza (in tedesco) sono disponibili rispettivamente ai seguenti indirizzi:
https://www.bundesverfassungsgericht.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/EN/2020/bvg20-020.html
https://www.bundesverfassungsgericht.de/SharedDocs/Entscheidungen/DE/2020/02/rs20200213_2bvr073917.html