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CGUE: il marchio “wave” ha carattere distintivo per le luci di acquari

data: 02.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha recentemente emesso una sentenza con la quale ha ritenuto sussistente il carattere distintivo del marchio denominativo consistente nella parola inglese “wave”, utilizzato per lampade per acquari. Tale marchio era stato registrato presso l’EUIPO ed era stato successivamente oggetto di una domanda di nullità presentata da un’azienda tedesca. Quest’ultima, in particolare, sosteneva che il marchio “wave” fosse privo di carattere distintivo e fosse un termine di uso comune, ai sensi dell’art. 7 par. 1, lettere b) e d) del Regolamento UE n. 207/2009.

Con riferimento alla contestazione inerente alla distintività del marchio, la domanda di nullità era stata accolta e il marchio era stato dichiarato privo di capacità distintiva, con decisione confermata anche dalla commissione di ricorso dell’EUIPO. In sede di ricorso alla CGUE, tuttavia, quest’ultima ha parzialmente ribaltato le decisioni precedenti, accogliendo il ricorso. In particolare, secondo la Corte è vero che il carattere distintivo di un marchio deve essere valutato in relazione ai prodotti in questione, tuttavia non è generalmente possibile affermare – come invece ha fatto l’EUIPO – che la parola “wave” sia percepita dal pubblico di riferimento come un’indicazione del fatto che le lampade per acquari producono effetti d’onda o emettono una luce corrispondente a una certa lunghezza d’onda. Contrariamente all’argomentazione dell’EUIPO, non si può quindi stabilire che la parola sia descrittiva di una caratteristica delle lampade per acquari.

Nonostante questa sentenza, il marchio “wave” non può ancora essere considerato valido, poiché la domanda di nullità si fondava non soltanto sulla lettera b) della norma sopra menzionata, ma anche sulla lettera d), che nega la registrazione di un marchio consistente in una parola di uso comune nel linguaggio corrente. Su quest’ultimo punto la commissione di ricorso EUIPO non si è ancora pronunciata e pertanto tale aspetto non è stato esaminato dalla Corte di giustizia.

CGUE: il marchio “wave” ha carattere distintivo per le luci di acquari

data: 02.10.2020
Area: Proprietà Intellettuale

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha recentemente emesso una sentenza con la quale ha ritenuto sussistente il carattere distintivo del marchio denominativo consistente nella parola inglese “wave”, utilizzato per lampade per acquari. Tale marchio era stato registrato presso l’EUIPO ed era stato successivamente oggetto di una domanda di nullità presentata da un’azienda tedesca. Quest’ultima, in particolare, sosteneva che il marchio “wave” fosse privo di carattere distintivo e fosse un termine di uso comune, ai sensi dell’art. 7 par. 1, lettere b) e d) del Regolamento UE n. 207/2009.

Con riferimento alla contestazione inerente alla distintività del marchio, la domanda di nullità era stata accolta e il marchio era stato dichiarato privo di capacità distintiva, con decisione confermata anche dalla commissione di ricorso dell’EUIPO. In sede di ricorso alla CGUE, tuttavia, quest’ultima ha parzialmente ribaltato le decisioni precedenti, accogliendo il ricorso. In particolare, secondo la Corte è vero che il carattere distintivo di un marchio deve essere valutato in relazione ai prodotti in questione, tuttavia non è generalmente possibile affermare – come invece ha fatto l’EUIPO – che la parola “wave” sia percepita dal pubblico di riferimento come un’indicazione del fatto che le lampade per acquari producono effetti d’onda o emettono una luce corrispondente a una certa lunghezza d’onda. Contrariamente all’argomentazione dell’EUIPO, non si può quindi stabilire che la parola sia descrittiva di una caratteristica delle lampade per acquari.

Nonostante questa sentenza, il marchio “wave” non può ancora essere considerato valido, poiché la domanda di nullità si fondava non soltanto sulla lettera b) della norma sopra menzionata, ma anche sulla lettera d), che nega la registrazione di un marchio consistente in una parola di uso comune nel linguaggio corrente. Su quest’ultimo punto la commissione di ricorso EUIPO non si è ancora pronunciata e pertanto tale aspetto non è stato esaminato dalla Corte di giustizia.